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Approcci diversi nell’impegno per l’accoglienza

Villa Imbonati, a Cavallasca, ha ospitato nella serata di lunedì 7 maggio l’ultima conferenza del ciclo Vite migranti, prima della serata finale di testimonianze dirette dei protagonisti della migrazione, il 14 maggio, e della festa conclusiva a giugno. Per la serata di lunedì 7 c’è stata una tavola rotonda con varie realtà impegnate nell’accoglienza del comasco: sono intervenuti Stefano Sosio della cooperativa sociale Symploké, Ersilia Foriglio di Intesa sociale società cooperativa sociale, Davide Patuelli dell’opera don Guanella, Consuelo Caimi del centro Cri di Rodero e Georgia Borderi dalla parrocchia di Rebbio.
Dopo una prima parte di presentazione delle attività di questi enti, l’incontro è consistito in un lungo botta e risposta con il pubblico, per chiarire i vari aspetti delle operazioni di accoglienza a Como. 
A mediare, Michele Luppi.

Diversi approcci per un unico obbiettivo: garantire a chi arriva in Italia la migliore accoglienza possibile, appoggiandolo dov’è possibile a livello abitativo, legale e psicologico.
I tempi estremamente dilatati delle procedure legali italiane sono un elemento problematico segnalato da tutti i relatori, in quanto non solo innervosiscono e angosciano il soggetto che si rivolge allo Stato per chiedere asilo o fare ricorso in caso di diniego, ma accumula anche talmente tante persone in lista d’attesa da appiattirne il vissuto, riducendole a meri documenti da archiviare e perdendo di vista il loro lato umano, le loro esperienze.
Per far fronte a questa e alle altre questioni critiche,  realtà come Symploké e il centro don Guanella puntano sull’aspetto comunitario ed aggregativo. I migranti infatti sono aiutati a rapportarsi con il mondo del lavoro tramite tirocini o, nel caso dei minori non accompagnati di cui si occupa don Patuelli, laboratori d’arte e attività sportive.
Il fine di ridare uno sbocco socialmente attivo ai migranti, abbandonati dalla politica ed emarginati da una grossa fetta della cittadinanza, è comune anche ai volontari della parrocchia di Rebbio, che continuano nella loro attività di assistenza in strada. Infatti, chi non ha un Cas o uno Sprar in cui andare molto spesso si trova a cielo aperto per questioni burocratiche, per l’assurda norma di Dublino III (non si può chiedere la cittadinanza altrove che nel paese in cui sono state prese le impronte la prima volta, cioè quasi sempre l’Italia) o per mancanza di posto; come ha sottolineato Georgia Borderi, devianza e strada non sono necessariamente legate. È certo paradossale, però, che la politica tolga le panchine o i bagni chimici in nome del decoro urbano, quando è evidente che è molto più utile alla cittadinanza che i senza fissa dimora siano assistiti e aiutati a non prendere vie antisociali.

Il dibattito col pubblico ha toccato temi vari, dalla possibilità di accogliere un migrante in famiglia, tramite Refugees welcome o il progetto della Caritas comasca Aggiungi un posto a casa, alla gestione da parte del prefetto dei centri di controllo dei migranti.

È emersa forte la contraddizione che vede una sorte sostanzialmente uguale per chi ottiene accoglienza e chi no, dato che in entrambi i casi i soggetti implicati nei processi legali si trovano a dover aspettare mesi, se non anni, prima di ottenere una risposta che comunque non gli garantisce una situazione stabile, una casa o un lavoro.

Certo, non aiutano la chiusura delle frontiere, la volontà politica di ostacolare l’integrazione e il fatto che manchino le forze, da parte dell’area politica più interessata alle problematiche legate all’immigrazione, di imprimere una svolta reale alla situazione. Appare evidente, per le tempistiche, per il lato umano ma anche per una certa utopia di uguaglianza, che affidarsi ai Cas e agli Sprar alla lunga si riveli un vicolo cieco, o quantomento una via che riporta al punto di partenza.  Intanto, non solo la politica comasca, ma anche quella nazionale si fa più minacciosa che mai. Non si può che continuare a impegnarsi e sperare che prima o poi qualcosa si muova. [Pietro Caresana, ecoinformazioni]

Già on line sul canale di ecoinformazioni tutti i video dell’iniziativa.

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