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Il buco

Il bello della clorofilla è che consuma anidride carbonica e produce ossigeno. Per questo le città intelligenti cercano di aumentare il verde urbano. Ma solo le città intelligenti lo fanno.

A Como la distruzione della villa e del parco di Villa Feloj è passata quasi inosservata, nonostante la sottrazione di clorofilla sia stata davvero ingente. In proporzione (è la proporzione che conta) è come se a Roma avessero cementificato Villa Borghese, o a Torino il Parco del Valentino. Un buco nel cuore della città (al quale farà seguito presto un irreparabile riempimento).

Ma voi non lo sapevate che la clorofilla può essere pubblica, ma anche privata? E siccome l’area distrutta è privata, toglietevi dalla testa che se ne occupi chi amministra la città.  È vero, in questi anni qualche tentativo è stato fatto, ma, diciamo così, con delicatezza, con rassegnata e servile umiltà. Per esempio la Commissione paesaggio della precedente giunta aveva detto che sarebbe stato poco intelligente farne scempio, ma i pareri consultivi non valgono una cicca. E cosa volevate, che una qualche Sovrintendenza intendesse? Che un qualche assessore all’Urbanistica telefonasse al suo collega del Verde urbano? Non è forse la libertà di costruire condomini uno dei diritti fondamentali dell’uomo? Non scherziamo, stiamo parlando di milioni. E infatti, una volta che tutto sarà debitamente condominiato, una famiglia normale, lavorando tutta la vita, potrà comprare a malapena l’arredamento di un cesso di servizio.

Abbiamo assistito, la mattina del 5 febbraio alla demolizione della bella Villa centrale (ora si sta quasi ultimando la strage dei fastidiosi cedri secolari e di ogni altra traccia vivente). Quella mattina abbiamo visto molti cittadini fermarsi a guardare increduli il pezzo mancante. Abbiamo sentito commenti amari e  imprecazioni irripetibili, ma soprattutto una dolorosa, impotente rassegnazione. Una rassegnazione che sembra dire «dopo tutto quello che hanno fatto, ci fanno anche questo…» e che descrive perfettamente quello scollamento dei cittadini dalla politica (dalla propria città, dalla propria storia, dal vicino) di cui i talk show continuano a parlare in astratto, prendendosela in genere con le vittime, ormai indifferenti al richiamo del voto. [Andrea Rosso, ecoinformazioni]

 

 

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Questa voce è stata pubblicata il 9 febbraio 2018 da in Ambiente con tag .

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