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Maroni contro la salute/ Non aderire per sopravvivere alla riforma

Proseguiamo l’analisi degli esiti tragici per la salute dei cittadini e delle cittadine della Riforma sanitaria della Lombardia delle destre con la quinta parte “Perché i pazienti cronici non devono aderire” dello studio di Manuela Serrentino del Forum salute di Sinistra italiana. 

«Regione Lombardia sta continuamente posticipando il momento in cui inviare la lettera ai pazienti cronici per invitarli a scegliere il gestore che dovrà prenderli in carico. E’ importante chiarire che non c’è nessun obbligo ad accettare la richiesta. Questo modello di sanità deve essere rimesso in discussione e l’unico modo per farlo è quello di non aderire:

Perché i pazienti sono persone e non malattie, mentre in questo progetto tutti coloro che presentano la stessa malattia cronica, vengono trattati nello stesso modo, senza tenere in considerazione l’età, il sesso, la condizione familiare ed economica.

Perché la scelta del gestore sarà l’unica libertà di scelta concessa al cittadino. Il come, il dove e il quando della cura sarà deciso solo dal gestore.

Perché non vengono rispettati i bisogni reali del paziente cronico. L’unico criterio che sarà privilegiato è quello del budget di spesa messo a disposizione e finalizzato al contenimento della spesa.

Perché tutto ciò che in termini economici verrà risparmiato sul budget di cura programmato, andrà a “premiare” il Gestore, che di fatto sarà più interessato al “premio” che alla salute del paziente.

Perché le prestazioni contemplate nel budget di cura in alcuni casi non hanno niente a che fare con la patologia cronica. Non sono state selezionate in base a criteri di appropriatezza e a protocolli diagnostici e di cura, ma sono state definite in base ai consumi medi dell’anno precedente.

Perché gli indicatori di risultato in termini di salute o di stabilizzazione della malattia sono stati definiti in maniera generica e il piano assistenziale (PAI) non è altro che un generico elenco di prestazioni e di date per cui il Gestore avrà ancora più largo margine di razionare le cure e pur di contenere la spesa. In questo modo la Regione che dovrebbe essere la prima responsabile del diritto alla salute delega questo dovere a gestori trasformando il nostro diritto a un rapporto commerciale e privatistico.

Perché viene messo in discussione il rapporto tra il paziente e il medico di base, che potrà scegliere tra il non aderire alla proposta, diventare co-gestore o associarsi in cooperative. Di fatto gli si propone un ruolo e non un’autonomia professionale e in prospettiva si mira al suo superamento.

Perché qualunque sia la decisione del medico, il paziente continuerà però ad averlo come riferimento per situazioni che non riguardano la sua patologia cronica. Si può prevedere il disorientamento del cittadino che dovrà scegliere, senza averne gli strumenti, chi sarà di volta in volta il suo interlocutore/curante.

Perché il paziente/cittadino viene trasformato in una merce cedibile e trasferibile. Tra i gestori avverrà la gara per arruolarlo per assicurarsi il suo budget della presa in carico. Potranno avvenire, come negli altri settori economici, processi di concentrazione proprietaria in base alla capacità finanziaria. Già ora tra i gestori sono presenti almeno due multinazionali europee che controllano già decine di strutture in molti paesi.

Perché senza una programmazione e con una regolamentazione blanda e di facciata la Regione di fatto trasferisce i suoi poteri alle strutture private che non hanno certo la finalità giuridica e costituzionale di curare gli ammalati e in questo modo la Giunta mercifica (nel senso che lo trasforma in merce contrattabile) il nostro diritto alla salute come se fosse essa stessa una società privata che distribuisce i propri capitali e non soldi pubblici.

Perché tutti i dati sensibili e le informazioni sanitarie che finora erano gestiti dalla Regione, verranno affidati ai privati, che potranno utilizzarli per fini commerciali e per la programmazione dell’offerta di servizi medici o assicurativi  (sanità integrativa).

Siamo ancora in tempo per fermare questo processo che porterà allo smantellamento definitivo della sanità pubblica». [Manuela Serrentino, Forum salute di Sinistra italiana]

 

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 21 gennaio 2018 da in Senza Categoria.

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