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Finalmente la destra c’è

C’è da ascrivere a Liberi e Uguali e a Gori un successo che si è palesato nel dibattito surreale ma non per questo insensato che si è svolto fino al 12 gennaio sera sul tema delle alleanze per le elezioni regionali in Lombardia. Esso, visto con un minimo di distacco possibile (si spera) anche per chi avendo le proprie opinioni non per questo è del tutto acefalo, mette in evidenza la comparsa di una categoria importante come discrimine nelle scelte politiche. Da anni infatti si discute soprattutto nel centrosinistra della pretesa incapacità delle categorie destra e sinistra di descrivere le politiche oggi. Da anni si considerano affezionati a fruste parole desuete coloro che indicano prima di tutto la loro appartenenza a uno dei due sistemi che tanti nel centrosinistra ritengono invece così misti da essere spesso irriconoscibili immaginando che le classi siano del tutto scomparse dalla società reale. Bene negli ultimi giorni invece ai più diversi livelli c’è stato un fiorire di appelli all’unità della sinistra e ancora più forti alla necessità di fare fronte contro la destra. Una botta di vita per i marxisti impenitenti e per i geografi politici derelitti. Evidentemente queste categorie hanno ancora un senso, almeno nel cuore, anche del popolo dei social (in verità più che popolo piccole nicchie abitate per lo più da cinquantenni o più molto impegnati, molto convinti, molto inseriti nella società e complessivamente anche troppo agitati e spesso intolleranti al confronto). Questo è a mio parere un ottimo risultato del quale va dato merito al Pd, a Gori, a Leu e alle altre forze della sinistra come Sinistra per la Lombardia che tale dibattito rivitalizzante hanno sviluppato. Guardando però con maggiore attenzione alla sconfinata produzione letteraria sul tema dei diversi partiti Mdp, Si, Possibile, Prc, Pd e La Repubblica (come è noto da tempo questo giornale ha con successo scelto di essere programmaticamente una forza politica con propri candidati anche trasversali) e alla messe incontenibile di produzioni social degli stessi soggetti e di alcuni altri singoli e singole persone si nota che in realtà non è stato con uguale frequenza utilizzato il mito della sinistra quanto piuttosto quello avverso della destra. Infatti nella maggior parte delle argomentazioni si è indicata la necessità di fermare la destra, contrastare la destra, vincere la destra, contrapporsi alla destra, aggettivandola nei modi peggiori. Quindi si potrebbe dedurre che negli ultimi giorni l’idea che la destra in Italia esiste e che non si deve considerare l’intero quadro delle opinioni politiche come territorio uniforme si riafferma e con esso la necessità di porre limiti a una sorta di “ecumenismo per il potere” che fino a pochi giorni fa raccontava la favola della necessità di superare gli steccati, di non indugiare in antiche differenze tra padroni e operai e neppure tra ricchi e poveri o tra oppressori e oppressi e tra evasori corrotti e cittadini onesti. Forse con un po’ ottimismo mi sembra si possa dire che il dibattito degli ultimi giorni ha squarciato almeno un po’ la nebbia lattiginosa di chi non pensa a partiti (quindi rappresentanza di parte) ma a aggregati indistinti per fini e mezzi che hanno l’unico obbiettivo di gestire il denaro pubblico. Forse si è affacciata almeno nelle paure di tanti l’idea che destra voglia dire attacco alla Costituzione, rinuncia all’idea stessa di stato massacrata dalle autonomie dell’egoismo, privatizzazioni e welfare per censo, diminuzione delle tasse a chi più ha, nessuna attenzione al diritto al lavoro e scelta di annullare i diritti di chi lavora, politica internazionale aggressiva e bellicista, attacco alla scuola pubblica e ulteriori finanziamenti a quella privata, attacco ai diritti civili, familismo, lotta ai poveri invece che alla povertà, vetero o neofascismo. Un quadro che davvero fa orrore e giustamente anima il disappunto per l’incapacità di chi queste idee non condivide di trovare un’unità di azione almeno su questi grandi qualificanti temi. Purtroppo però, anche in questi ultimi giorni, non si è affermata con la stessa chiarezza una definizione condivisa della parola sinistra come difesa degli interessi e dei diritti di una parte della popolazione (la più fragile) di ancoraggio indissolubile alla Costituzione nata dalla Resistenza, rifiuto delle autonomia dell’egoismo, affermazione del primato della scuola pubblica, della sanità pubblica dei diritti civili, al lavoro, a una vita degna per tutti, apertura ai diritti dei migranti, lotta all’evasione e tanto altro. No la “sinistra unita” in questi giorni non si è definita meglio, è rimasta indistinta e come è ovvio la conseguenza è che non c’è. Infatti non è sufficiente la paura del cattivo a determinare unità tra coloro che non sanno (o sanno) quanto le formazioni da unire sono diverse nei fini da quelle che si vuole combattere. E se il tema fosse stato l’unione della sinistra perché nessuno ha invitato Sinistra per la Lombardia a fare parte di una compagine unitaria contro le destre? Perché la parola sinistra non è un talismano, serve esplicitarne il senso, altrimenti è solo un’indicazione stradale… [Gianpaolo Rosso, ecoinformazioni]

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Questa voce è stata pubblicata il 13 gennaio 2018 da in elezioni regionali, Politica con tag , , , .

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