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8 agosto/ Contro la militarizzazione del Mediterraneo

Contro la “missione navale” in Libia, contro l’ulteriore restringimento del diritto umanitario, le Donne in nero di Como propongono un momento di informazione e protesta martedì 8 agosto alle ore 17, 30 in piazza San Fedele a Como, a cui sono chiamate tutte le persone che non vogliono essere corresponsabili della negazione dei diritti di chi fugge da guerre, violenza e povertà, né della gestione militarizzata del problema delle migrazioni, né tantomeno dei respingimenti nell’inferno dei campi di detenzione in Libia.

Nettamente contraria alla “missione navale” nelle acque libiche anche l’Arci, il cui vicepresidente nazionale, Filippo Miraglia, ha scritto:

«Un chiaro esempio di neo colonialismo per fini elettorali, che ha per obiettivo quello di ridurre, se possibile a zero, i flussi nel Mediterraneo centrale, sostenendo una delle parti che oggi si contendono il territorio (e quindi anche i porti, la guardia costiera e il mare entro le acque territoriali) in Libia. Se l’operazione riesce, il nostro governo potrà cantare vittoria e dire di aver fatto come con la Turchia: chiuso l’ultimo canale d’accesso i richiedenti asilo non arriveranno più in Italia, non si potranno più mettere in salvo. Vittoria!

La missione è presentata come un’operazione di contrasto all’immigrazione illegale e quindi ai trafficanti/scafisti. Ma sulle barche ci sono i migranti oramai da molti mesi e nessun trafficante. Ci si dimentica che qualsiasi rifugiato, prima di poter chiedere asilo, deve poter accedere alla procedura e quindi alla frontiera. Questo dice la legge, oltre che la nostra Costituzione. In pratica quindi si tratta di un’operazione di contrasto al diritto d’asilo, come lo è stato l’accordo con Erdogan. […]

E dove andrebbero a finire i migranti respinti verso la Libia, considerato che al momento non c’è alcun centro gestito da Unhcr e Oim, ma solo centri di detenzione gestiti dalle milizie che controllano il territorio? Centri dove, come è noto, vengono perpetrate le peggiori violenze e torture. […]

Questo mentre l’operazione di divisione delle organizzazioni umanitarie attraverso il Codice per le Ong diminuirà l’operatività di quelle che non hanno firmato e le allontanerà dalla zona delle acque territoriali libiche. Per farlo il nostro governo ricorre anche a un atteggiamento esplicitamente intimidatorio.»

 

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 4 agosto 2017 da in Senza Categoria.

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