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Inverigo non è Sant’Ilario

Inizia un’altra estate di lavoro volontario, per i genitori degli alunni della Scuola a tempo pieno don Gnocchi, la storica scuola primaria statale di Inverigo, per completare l’imbiancatura delle aule frequentate dai loro ragazzi, da troppo tempo trascurate.

Avviati lo scorso anno, i lavori avevano riguardato aule e corridoio del piano terra, ed erano stati effettuati in sinergia col Comune che, oltre a fornire i materiali di imbiancatura, ha messo in sicurezza controsoffitti e pavimenti (interventi che i genitori chiedevano inutilmente da anni, inascoltati dalle precedenti amministrazioni troppo occupate a sponsorizzare la locale scuola “paritaria”).

Quest’anno la collaborazione genitori/ Comune prosegue e si passa al piano superiore, ma la notizia non è questa; il primo luglio, giornata inaugurale dei lavori, a scuola si sono visti sindaco, assessore ai lavori pubblici e assessora all’istruzione, ma anche questa non è una notizia, dato che già lo scorso anno i medesimi avevano garantito una presenza costante e anche un aiuto materiale nell’esecuzione dei lavori; la notizia è che questa volta i genitori sono stati affiancati dal gruppo di richiedenti asilo nigeriane da alcune settimane ospiti nella frazione di Cremnago le quali, coordinate dall’amministrazione comunale, hanno prestato la loro opera per i lavori di preparazione all’imbiancatura, scrostando pareti, spostando mobili, coprendo arredi e serramenti.

Ironia della sorte, ciò avveniva mentre in paese qualcuno si riferiva alle ragazze evocando testualmente il pericolo di novelle “bocca di rosa”. Inverigo non è Sant’Ilario, e sono passati 50 anni da quando De André ne scriveva, sicché l’invettiva oggigiorno è lanciata in rete tramite social network; il tempo passa, la tecnologia avanza, non altrettanto purtroppo può dirsi per il livello culturale delle comari di un paesino, che evidentemente ancora auspicano l’arrivo di quattro gendarmi, con i pennacchi e con le armi, a ripristinare la tranquillità del loro mondo piccolo (ma proprio piccolo).

Probabilmente ignare di tutto ciò, le ragazze hanno inconsciamente risposto a chi è sempre pronto a dare il consiglio giusto, e lo hanno fatto partecipando con semplicità a un atto di cittadinanza attiva, in un paese che non è il loro, per migliorare una scuola che non è la loro (ma che, come osserva saggiamente Gino, uno dei genitori più attivi, potrebbe magari diventare la scuola dei loro figli).

Sia come sia, una cosa è certa: se “aiutiamoli a casa loro” è il ritornello che più spesso si sente ripetere da parte di chi è “stanco di quelli che arrivano coi barconi”, oggi 1 luglio, a Inverigo sono “quelle venute coi barconi”, che hanno ritenuto di “aiutarci a casa nostra”; un mondo che, finalmente, forse comincia a girare alla rovescia. [Federico Brugnani, ecoinformazioni]

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Questa voce è stata pubblicata il 2 luglio 2017 da in immigrazione, Politica, Razzismo, Senza Categoria con tag .

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