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Connessioni controcorrente/ Una giornata di teatro civile / “Nel mio paese”: ribaltare le prospettive per fare chiarezza

DSCN0557Dalle 14.30 di mercoledì pomeriggio, la III Giornata di teatro civile, parte del progetto Connessioni Controcorrente (che vede impegnati Teatrogruppo Popolare, Arci Xanadù e Arci ecoinformazioni con il contributo di Fondazione Cariplo e il patrocinio del comune di Como e della regione Lombardia) al circolo arci Xanadù è proseguita con uno spettacolo a cui hanno assistito alcune classi di scuola secondaria di secondo grado: Nel mio paese, versione integrale del monologo di Gianpietro Liga che è parte della sceneggiatura di Sconfinati destini.

Affiancato sul palcoscenico da tre allievi del corso di teatro per ragazzi – Federico Negretti, Marco Vanzan e Persia Kamali -, Liga ha narrato in prima persona la storia del camionista Tre Colpi: una persona semplice e ignorante, “l’uomo della strada” – è il caso di dirlo – che, sul tragitto Varese-Atene che percorre da trent’anni con la sua “camionessa” Berta, si trova coinvolto in un malinteso che lo porta a vivere sulla propria pelle l’esperienza dell’immigrazione non legale e la realtà del caporalato, diffuso soprattutto – ma non solo – nelle regioni del Sud Italia.
Proprio un servizio sul caporalato trasmesso da Le Iene dieci anni fa, in tempi ancora non sospetti, aveva colpito Pino Adduci, autore e regista dello spettacolo, che ha deciso di portare sulla scena un fenomeno strutturale, ma di cui si parlava (e si parla) troppo poco, e soltanto in caso di tragedie, come per le morti dei migranti in mare. A parte lo sfruttamento lavorativo, Nel mio paese fa riferimento agli espedienti spesso molto pericolosi adottati dai migranti per arrivare fino in Europa, spesso mettendo a rischio la propria vita per abbandonare guerra ed estrema povertà.

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L’intero spettacolo si basa sul sottinteso. Il racconto di Tre Colpi non ha il tono di un uomo che ha rimesso in discussione i propri pregiudizi a seguito dell’esperienza vissuta, anzi: il protagonista e io-narrante mantiene il linguaggio e la visione del mondo di una persona semplice, un po’ottusa, ma genuina, razzista non per cattiveria, ma per abitudine, come lo sono tanti – troppi – di noi, spesso inconsapevolmente. Sta allo spettatore ricostruire la portata di una tragedia personale e collettiva, che chi non ha vissuto o testimoniato di persona può forse intuire,  più difficilmente interiorizzare.
Caporalato e via di fuga “estreme” si collocano nei vuoti lasciati dalla legge, della politica e della solidarietà, perfino dell’umanità. Negare e negarsi aiuto nel fornire un’accoglienza dignitosa a migranti e richiedenti asilo – tanti se considerati in senso assoluto, pochi quando paragonati all’intera popolazione e alle risorse europee – significa non soltanto accettare, ma addirittura favorire una situazione sempre più critica.
Certo, persiste l’atteggiamento di paura inconfessata di Tre Colpi e di tutti coloro che il personaggio rappresenta: e la paura, ricorda Adduci, è un atteggiamento umano, perciò importante, addirittura imprescindibile. Altrettanto essenziale è però fare esercizio di altri, e altrettanto umani atteggiamenti, come l’intelligenza, per capire le cause, intuire gli effetti, ed elaborare la miglior risposta possibile, per chi è accolto e anche per chi accoglie. [Alida Franchi, ecoinformazioni]

Guarda le foto di Alida Franchi dello spettacolo

Informazioni su Alida Franchi

classe 1990, di Como, non sempre "a" Como. Mi interesso di arti e politica internazionale. Scrivo, fotografo e disegno.

2 commenti su “Connessioni controcorrente/ Una giornata di teatro civile / “Nel mio paese”: ribaltare le prospettive per fare chiarezza

  1. ecoinformazioni
    27 aprile 2017

    L’ha ribloggato su Connessioni controcorrente.

  2. Alida Franchi
    27 aprile 2017

    L’ha ribloggato su alidafranchi.

I commenti sono chiusi.

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