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1 aprile: chiude l’accoglienza

Dal  primo aprile sono ancora più evidenti le colpe delle istituzioni che non hanno svolto il loro compito per assicurare ai migranti i diritti che umanità e leggi assegnano loro. L’idea sbagliata di immaginare che si possa lasciare le gestione del tema epocale del nostro tempo interamente alla buona volontà di privati e impegnarsi solo per nascondere i migranti alla vista dei turisti per evitare contraccolpi agli incassi di alberghi e ristoranti ha prodotto molti disastri, ha colpito la salute e il futuro di migliaia di persone, ha infangato la dignità civile della città.

Più ancora che gli errori commessi da Prefettura e Comune di Como nella gestione della cosiddetta emergenza migranti, nell’analisi anche solo quantitativa di ciò che è stato fatto spicca la sostanziale inattività della parte pubblica che ha si elargito molti milioni di euro (spesso impropriamente) a soggetti privati diversi, ma non ha costruito nulla. Basti pensare che in questo momento non esistono strutture del Comune di Como che fanno accoglienza e anche il cosiddetto  Campo governativo è in realtà appaltato a due soggetti privati Cri e Caritas che lo gestiscono. Ma se ci si affida al mercato e/o si conta solo sul cuore grande della città senza governare il processo accade e sta accadendo che dall’oggi al domani vengano a mancare più di 60 posti per dare rifugio a persone (persone!!!) che da domani sono in strada. Troppo facile e troppo comodo pensare che ancora una volta l'”istituzione” dell’accoglienza che risolve i problemi sia don Giusto della Valle. Anche i miracoli hanno un limite e l’idea di amministrare la cosa pubblica fiduciosi che poi ci sarà un miracolo non solo è improvvida, ma anche vistosamente irresponsabile e ingiusta. D’altra parte il fatto che pervicacemente Como, città di frontiera non dal luglio 2016, ma da millenni, non voglia prendersi cura del problema dei transitanti e abbia saputo solo nasconderli alla vista con una sinergia perfetta con la Prefettura per toglierli dalla Stazione San Giovanni e metterli in parte in strada e  in parte nel Campo governativo,   tuttora oscurato dal controllo democratico, inaccessibile ai media e privatizzato, pone dubbi anche su come le istituzioni saprebbero gestite altre emergenze della città. Se una sciagura colpisse una parte del territorio e si rendesse necessario accogliere per qualche mese 500 cittadini che non hanno più riparo cosa farebbero Comune e Prefettura? direbbero che gli spazi di proprietà comunale sono inidonei e lascerebbero dormire in strada la popolazione confidando che i ragazzi e le ragazze delle Ronde solidali si assumano anche la gestione di questo problema? Almeno in questo caso si dimostrerebbe che non si tratta di razzismo, ma semplicemente di colpevole grave e persistente inefficienza e incapacità. Ma esiste anche una Bella Como (piccola, ma attiva) che ha saputo  supplire all’inesistenza delle istituzioni e talora ha dovuto persino difendersi da esse, esistono reti e associazioni spontanee che si attivano per salvaguardare la vita dei migranti, il loro progetto di vita e la rispettabilità civile dell’intera comunità comasca. È la città che propone al Comune di utilizzare ad esempio l’ex Drop in per accogliere, è la città che ha realizzato la Mensa di Sant’Eusebio e la sua piccola struttura di accoglienza che oggi chiude, è la città delle straordinarie 8 donne di Refugees welcome che si è accorta (le istituzioni no) che quelli buttati fuori dai Cas esistono, è la città che concorda con Flavio Bogani sulla necessità di uno spazio per accogliere quei migranti che non sono aiutati dalle strutture che hanno regole di ammissione segrete e discriminatorie. È la città che si batte contro il decreto Minniti e il suo ritorno alle legislazioni differenziate per etnia di memoria fascista. È la bella Como. [Gianpaolo Rosso, ecoinformazioni]

Un commento su “1 aprile: chiude l’accoglienza

  1. Severino Mistò
    2 aprile 2017

    MIGRANTI

    Lo spasmo spacca il cuore
    lo fa senza rumore
    il sangue nella ferita
    dà il senso della vita.

    La mente un lampo fende
    si aprono le tende
    di nuovo è mattino
    e ancora un cammino.

    Chissà dove li porta
    a bussare a quale porta
    al di là del filo spinato
    dove nessuno è mai stato.

    Scappano dal deserto
    dal fronte sempre aperto
    si girano a guardare
    le rovine e vanno in mare.

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Questa voce è stata pubblicata il 1 aprile 2017 da in immigrazione con tag , .

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