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L’Europa che vogliamo a Palazzo Cernezzi

Celeste Grossi, con una dichiarazione preliminare, ha portato all’attenzione del Consiglio comunale di Como del 27 marzo la necessità di un’Europa unita e solidale per affrontare, al di là della retorica, la fase difficilissima dell’Unione europea che indebolita da governi razzisti e autoritari e da politiche che puntando sull’austerità per i poveri e alle massime concessioni agli interessi dei ricchi si allontana sempre di più dall’idea fondativa che aveva determinato welfare e Pace nel continente.

«Per un’Europa unita e solidale.

In Europa sono cresciute, e continuano a crescere, diseguaglianza e povertà. Un’Europa diversa è necessaria, urgente e possibile ma per costruirla occorre agire subito.

A pochi giorni dall’attentato di Londra, per il quale esprimiamo orrore e vicinanza alle vittime e ai loro cari, a 60 anni dai Trattati di Roma, il 25 marzo, i leader europei si sono riuniti nella stessa città per sottoscrivere una Dichiarazione.
Si sono riuniti in un momento assai difficile, mentre l’Unione Europea è sull’orlo del collasso.

L’Europa che rinnega diritti umani e differenze è un’Europa che rischia di implodere e di morire. L’Europa, in passato promotrice della crescita di diritti, welfare, pace, negli ultimi anni ha dilapidato questo patrimonio di cultura e umanità, attraverso lo smantellamento dello stato sociale, provocato da politiche di austerità, e attraverso la precarizzazione del lavoro, elevata a sistema, che hanno causato l’aumento di ingiustizie, povertà, esclusione. Governi nazionali e Istituzioni europee, in violazione degli stessi diritti riconosciuti nella Carta di Nizza, hanno adottato politiche interventiste, neo-colonialiste, di respingimento dei richiedenti asilo e di migliaia di donne e uomini che fuggono da catastrofi ambientali, da guerre, da guerre civili, da dittature, sostenute anche da paesi dell’UE.

La distruzione del progetto europeo sarebbe un disastro per tutti coloro che vivono in condizioni di vulnerabilità, per le donne in particolare perché sono più povere e più emarginate.

Proprio in questo momento così rischioso, pensiamo sia urgente riprendere parola sull’Europa che vogliamo: per rivendicare il valore di un progetto europeo di unità fondato sul riconoscimento e la valorizzazione delle differenze, sul rifiuto di un’Unione appiattita su priorità dettate soltanto da economia e finanza.

L’Europa che vogliamo, e che ogni giorno contribuiamo a costruire con le nostre pratiche politiche e sociali, non ha muri, denuncia i muri innalzati da altri, sanziona i paesi membri che li innalzano ai propri confini. È un’Europa con una politica estera di pace, autorevole e intollerante nei confronti degli stati membri che mercanteggiano in armi e partecipano a conflitti armati che producono migliaia di vittime e milioni di profughi.

È un’Europa che ha come principi fondanti l’equità e la giustizia, garanzie dei diritti umani, politici, civili, sociali, economici e culturali.
È un’Europa che contrasta razzismo, xenofobia, sessismo, omofobia e ogni forma di violenza.

È un’Europa dell’accoglienza, dell’inclusione per tutte e tutti i cittadini europei, migranti e richiedenti asilo.

È un’Europa che prevede la cittadinanza di residenza e il ricongiungimento familiare, contrasta il traffico di esseri umani, riconosce i diritti di tutte e tutti, nativi e migranti, all’assistenza sanitaria, all’istruzione, alla casa, al lavoro». [Celeste Grossi, Paco-Sel, Sinistra italiana]

Un commento su “L’Europa che vogliamo a Palazzo Cernezzi

  1. ecoinformazioni
    27 marzo 2017

    L’ha ribloggato su comosenzafrontiere.

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Questa voce è stata pubblicata il 27 marzo 2017 da in Politica con tag .

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