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ecoinformazioni 569/ il 24 marzo appuntamento al Gloria per “Suoni liberi”

«Con chi scappa da guerra e povertà. Nessun essere umano è illegale». Si apre così, con la lettera di un migrante che è intervenuto al ricordo il 19 marzo del ragazzo maliano ucciso dalla frontiera italo-svizzera: «I vostri muri sono i nostri morti. Il 27/02/2017 sarà un giorno che non potremo mai dimenticare per una questione di dignità umana e di responsabilità come individui.

Il 27 febbraio 2017 il Mediterraneo è arrivato alle nostre porte. Una persona è morta drammaticamente sul tetto di un treno tentando di attraversare la frontiera tra Italia e Svizzera. Questa persona è stata spinta a compiere questo gesto perché non aveva il documento giusto, la pelle del colore adatto, le origini più adeguate. Queste persone non muoiono e basta: le morti sono conseguenze delle decisioni, delle leggi, dei modi di fare degli Stati che ci governano, dei rappresentanti che abbiamo votato. Vi verrebbe mai in mente di entrare in un altro Paese sul tetto di un treno? Di andare da un Paese ad un altro in un gommone di plastica con la vostra famiglia? Di dormire nascosto in inverno per strada? No. A loro neanche, e se lo fanno è perché si vedono costretti a causa dell’attitudine razzista e disumana di questo sistema, di questo Occidente. L’ennesimo morto, l’ennesimo morto in un luogo di confine. Non è stato il primo e, se non facciamo nulla, non sarà l’ultimo. Questa persona è stata spinta a morire nello stesso luogo dove viviamo oggi tutti noi. Per alcuni la vita, per altri la morte, quando il sangue dei nostri corpi ha lo stesso colore. La prossima volta che voteremo per un’ulteriore chiusura delle frontiere e per il peggioramento delle condizioni dei diritti dei migranti, tutte quelle sofferenze, tutte quelle morti, peseranno sulla coscienza».
Nel numero 569 tutte le notizie sulla frontiera assassina, le cronache dei diritti negati, la cultura e, nella sezione Como foto social club le immagini di Enzo Mangalaviti che questa settimana illustrano Camerlata: «Piazza Camerlata è una fontana. Bella e irraggiungibile. Intorno, niente piazza, solo traffico. Via Scalabrini parte da qui, inoltrandosi per qualche chilometro nel nulla urbano. Solo alcuni slarghi potrebbero rivendicare il ruolo di piazza, qualcosa di vivo, come quelli davanti
alle stazioni, ma sempre nel paesaggio triste di motoscafi spiaggiati, cadaveri industriali, rotonde intasate».

Sfoglia on line il 569.

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Questa voce è stata pubblicata il 21 marzo 2017 da in ecoinformazioni con tag .

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