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Partecipazione costruttiva

come_voglio_como_testatadxIn città stanno comparendo le cartoline di ComeVoglioComo, per spiegare le finalità del percorso e invitare tutti i cittadini a recarsi sulla piattaforma on line pubblicando la propria idea, ed a partecipare agli incontri di ascolto promossi dalle assemblee di zona, che si svolgeranno nei giorni 3 – 4 -10 e 11 febbraio.

Questo progetto è una tappa fondamentale di un lungo percorso che l’assessorato alla Promozione della partecipazione ha iniziato da tempo. Abbiamo scelto, consapevolmente, di percorrerlo finora in modo discreto, un po’ lontani dai riflettori della cronaca politico-amministrativa locale. Proviamo a riassumerne i passaggi principali.

Quando si parla di partecipazione, spesso si semplifica il discorso in modo eccessivo, trascurando le molteplici problematiche collegate a questo concetto che, è opportuno ricordarlo, nel nostro paese assume rilevanza costituzionale: l’articolo 3.2 dei principi fondamentali recita infatti «E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazionedi tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese».

Un importante costituzionalista che ha dedicato molti approfondimenti teorici al tema della partecipazione, Umberto Allegretti, annota: «Certamente quella della nostra Costituzione è una menzione sommaria ….. frutto però di un itinerario che ne ha rafforzato e non sfumato il principio……La partecipazione vi è prevista come effettiva, carattere che vale come vincolo a predisporre strumenti efficaci a realizzarla concretamente.  Da ciò deriva che ogni livello di governo è in grado, se lo vuole, di praticare ed introdurre nel suo ordinamento processi partecipativi».

Il Comune di Como si è dotato, all’interno del proprio statuto, di alcuni strumenti di partecipazione, per così dire “classici”: i referendum, le consulte, le deliberazioni di iniziativa popolare. Inoltre, per molti anni ha utilizzato i Consigli di Circoscrizione come punto di contatto tra i cittadini e l’Amministrazione, anche se non sempre con risultati significativi. Questi organismi sono stati aboliti per legge nel 2008, ma la loro decadenza effettiva si è realizzata nel 2012, con la conclusione del mandato amministrativo della Giunta Bruni.

L’ufficio comunale Decentramento, fin dal 2011 aveva iniziato un lavoro di approfondimento per individuare quale potesse essere uno strumento innovativo, in grado di svolgere con maggiore efficacia il ruolo di cerniera tra le realtà di quartiere e  “il palazzo”, ma i pur importanti contributi del convegno internazionale svoltosi a Villa Olmo sul tema non avevano trovato spazio nella precedente amministrazione.

La Giunta Lucini è nata con un programma elettorale ricco di richiami alla partecipazione, ma anche buona parte dell’attuale consiglio comunale ha mostrato un forte interesse per il tema: è stata votata l’istituzione di una Commissione speciale, che nei primi sei mesi del 2014 ha elaborato il regolamento per le pratiche partecipative, purtroppo approvato definitivamente dal Consiglio soltanto nel febbraio 2015.

Dopo un giro di presentazione nei quartieri, a partire dall’autunno dello  stesso anno è iniziato l’insediamento delle Assemblee di zona. Ad oggi sono attive 7 assemblee su 8, con la sola eccezione del quartiere di Como Centro. Tutti i quartieri periferici hanno quindi una loro rappresentanza.

Trattandosi di organismi formati su libera iniziativa dei cittadini, su base volontaria e senza alcuna mediazione di natura politica è parso fin da subito necessario realizzare un percorso di accompagnamento dei gruppi di coordinamento delle Assemblee, capace da un lato di avvicinarli alle regole di funzionamento – spesso poco comprensibili e accessibili per  i non esperti-  della macchina comunale, dall’altro di dotarli di una cassetta degli attrezzi per svolgere al meglio il difficile compito di interfaccia con i cittadini.

Come voglio Como si propone di rispondere a questa esigenza, ma anche di dare attuazione ad un indirizzo del Consiglio Comunale che, in occasione della discussione sul DUP 2016, ha impegnato la giunta ad introdurre anche a Como il “bilancio partecipativo”.

Su questo terreno, il progetto fa tesoro delle esperienze di molte città che hanno preceduto Como, e propone una formula innovativa, quella della città collaborativa. La partecipazione dei cittadini non è finalizzata principalmente ad amministrare un budget, quanto piuttosto a fare emergere progetti condivisi, in particolare piccoli progetti per la cura dei beni comuni.

Sociolab, cooperativa sociale di Firenze che vanta una notevole esperienza nella conduzione di percorsi partecipativi, ha elaborato un percorso che si basa su due convinzioni di fondo: 1) per cambiare il modo di fare le cose bisogna sperimentarle sul campo; 2) attraverso l’uso di metodi inclusivi e orizzontali di trasferimento delle competenze, è possibile rafforzare il ruolo di chi è già impegnato sul territorio, per accompagnarlo ad essere un vero e proprio facilitatore del cambiamento.

La prima fase del progetto non poteva che essere, quindi, una fase di formazione dedicata ai coordinatori delle assemblee di zona e ad un nutrito gruppo di dipendenti comunali (oltre 30), con l’obiettivo di far conoscere il modello di governance collaborativa, e al tempo stesso di trasferire esperienze, strumenti e metodi attraverso cui sperimentarlo.

Dopo un primo incontro di presentazione, le attività di formazione si sono articolate attraverso appuntamenti in cui i partecipanti hanno potuto cominciare a lavorare insieme. L’obiettivo era innanzitutto quello di superare molti di quegli elementi che solitamente costituiscono un ostacolo: la diffidenza dei cittadini verso le istituzioni, la scarsa considerazione verso problemi spesso erroneamente ritenuti secondari dalla macchina comunale, la mancata conoscenza della normativa da parte  dei cittadini, il limite delle risorse economiche a disposizione e infine il prevalere di un approccio rigidamente burocratico e settoriale che non risolve i problemi o impedisce anche il minimo tentativo di risposta.

Non si è trattato di una formazione tradizionale, basata su lezioni “frontali” e nozioni, bensì di momenti che hanno alternato l’approfondimento tematico al racconto di esperienze e alla sperimentazione pratica di alcune soluzioni metodologiche.

Durante il primo incontro ad esempio, dopo aver passato in rassegna alcuni casi di successo riguardanti comunità e territori che hanno adottato l’approccio collaborativo, i partecipanti hanno giocato con le nostre “carte della collaborazione”, partendo da un problema dato e provando a risolverlo combinando in maniera diversa soggetti, strumenti e risorse rappresentati da ciascuna carta. Attraverso il gioco i partecipanti hanno potuto così esplorare la natura diversa (istituzionale e non) delle risorse con cui è possibile dare risposta ad un problema avvertito dalla comunità.

Allo stesso modo nel secondo incontro, dopo una prima parte di approfondimento tematico sull’ascolto attivo come strumento e prerequisito di ogni approccio collaborativo, i partecipanti si sono cimentati in un “roleplaying”. Divisi anche questa volta in piccoli gruppi, hanno ricevuto una traccia che riportava un problema e i diversi approcci che alcuni ipotetici personaggi/figure avrebbero potuto avere di fronte alla sua risoluzione. Impersonando ciascuno un personaggio ad hoc, i partecipanti hanno sperimentato l’importanza di mettersi nei panni dell’altro per provare a capire il suo legittimo interesse, ed insieme all’altro, ascoltando ed essendo ascoltati, provare a collaborare per la trovare la soluzione del problema.

E così anche l’ultimo incontro di formazione ha visto i partecipanti sperimentare un’altra modalità di ascolto e coinvolgimento della cittadinanza: il world café. Divisi in piccoli gruppi, allietati da una tazza di caffé e qualche biscotto, i partecipanti si sono confrontati sulle modalità attraverso le quali avrebbero potuto, nella seconda fase che inizierà a fine Gennaio, coinvolgere la cittadinanza e stimolarla a presentare e costruire insieme proposte per la propria comunità.

Sappiamo che la macchina comunale da tempo vive una situazione di disagio organizzativo. Eppure, ogni incontro ha suscitato curiosità, entusiasmo e voglia di mettersi in gioco da parte di tutti, esono emerse buone potenzialità di cambiamento (confermate anche dagli stessi partecipanti in fase di debriefing): quello che all’inizio era un gruppo eterogeneo, poco affiatato e titubante, al termine della formazione è diventato una compagine più unita, affiatata e consapevole degli strumenti e degli approcci a sua disposizione per creare le condizioni favorevoli allo sviluppo di proposte e progetti capaci di rispondere alle esigenze della comunità, divenendo al tempo stesso punto di riferimento per tutta la cittadinanza.

Ora non resta che mettere in pratica quanto imparato, dando vita alla campagna di ascolto della cittadinanza. Per questo, oltre agli incontri nei quartieri, dal 25 gennaio è attiva la piattaforma ComeVoglioComo, realizzata da Bepart,che permette ai cittadini di costruire insieme proposte, votarle e contribuire alla loro realizzazione.

La prima fase, che proseguirà per tutto il mese di febbraio, non richiede particolari formalità, tranne l’iscrizione alla piattaforma, che servirà per informarsi, condividere, interagire, segnalare bisogni o temi importanti per la città.

Fin dai primi giorni, le proposte non sono mancate e già superano la decina. Ottimo riscontro anche per la pagina facebook che ha ottenuto 200 like in poche ore.

Chi pubblica la propria idea/ proposta sulla piattaforma potrà trovare followers e chiedere pareri e contributi. E’ importante quindi localizzarla sulla mappa della città. Se un altro cittadino ha proposto un’idea simile o complementare, c’è la possibilità di allearsi, sommando i rispettivi followers e rendendo così più forti le idee e le proposte che verranno costruite assieme!

L’informatica aiuta, ma non esaurisce certo le molte forme della cittadinanza attiva: partecipare agli Incontri di quartiere è altrettanto importante, e darà la possibilità di conoscere i Coordinatori delle  Assemblee di zona, ai quali è affidata la gestione delle riunioni, sperimentando sul campo le modalità apprese nella fase di formazione.

Sulla base dei bisogni e delle idee generali emerse dalla prima fase, il Comune redigerà un bando per la selezione delle migliori proposte in grado di rispondere a quei bisogni. La candidatura delle proposte avverrà sempre utilizzando la piattaforma ComeVoglioComo. Una proposta dovrà essere più strutturata e articolata rispetto alle idee avanzate nella fase precedente (le caratteristiche verranno indicate nel bando).

In questa fase la piattaforma avrà modalità di accesso più rigide, per garantire la massima correttezza delle operazioni: verrà chiesta un’autenticazione, inserendo il Codice Fiscale ed il numero di Carta d’Identità. Una volta scaduto il bando, una Commissione valuterà la fattibilità tecnica ed economica preliminare delle proposte. Ne saranno selezionate almeno 3 per ogni ambito territoriale di riferimento delle assemblee di zona.

Le proposte ammesse accederanno alla fase successiva, quella della votazione, che consentirà di scegliere finalmente le proposte o i servizi da, realizzare tra tutte quelle passate alla fase di votazione. Anche durante questa fase la piattaforma chiederà un’autenticazione, inserendo il Codice Fiscale ed il numero di Carta d’Identità. Le proposte più votate verranno approfondite durante una due giorni di “accelerazione” dove cittadini, referenti delle assemblee di zona, tecnici comunali, categorie economiche e associazioni si confronteranno per dare concreta realizzazione alle proposte e ai progetti vincitori. [Massimo Patrignani, ecoinformazioni]

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 30 gennaio 2017 da in Politica con tag .

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