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Comune/ Elezioni: prima il progetto

sinistra-italiana-logo-02-tondoSinistra italiana non partecipa al tiro al piccione dei candidati/e  sindaco e conferma la scelta di partire, nel lavoro per le amministrative a Como, dal progetto avviato dal laboratorio La prossima Como. Leggi nel seguito il comunicato di Marco Lorenzini per il Comitato promotore di Sinistra italiana a Como.

«Prossime amministrative. La città della conoscenza, la città produttiva e del lavoro, la città della solidarietà, la città della cultura, la città della bellezza e della qualità della vita, la città delle donne e degli uomini, la città futura, la città possibile. Noi di Sinistra Italiana crediamo che il progetto avviato dal laboratorio La prossima Como, sia la strada giusta in questa direzione.
Le elezioni comunali di primavera si avvicinano e l’unico dato finora emerso è il toto nomi dei probabili candidati sindaci e il conseguente tiro al piccione che ne consegue. Questo fatto, determinato dal sistema elettorale attuale, appassiona i media locali e alimenta gli scontri dentro i partiti che, dietro un nome, immaginano una cordata di persone ed equilibri di potere. Purtroppo ciò contribuisce ad alimentare la delega passiva dei cittadini, come dimostrato dalla progressiva diminuzione dei partecipanti al voto negli ultimi 20 anni, e relega il programma ad una azione di mera compilazione di buone intenzioni, spesso disattese o dimenticate. Noi crediamo che il tema centrale per la nostra città, dopo la perdita dell’identità socio-economica storica che aveva avuto per oltre un secolo, sia questo: quale Como futura? Negli ultimi venti anni le giunte che si sono alternate hanno amministrato l’ordinario, senza riuscire ad immaginare una prospettiva della città, mentre noi riteniamo che amministrare voglia dire scegliere a partire da una visione della prossima Como e da priorità certe; del resto questa è anche una necessità, perché la città sta progressivamente invecchiando, sta consumando la ricchezza storica accumulata in un secolo e guarda al futuro con preoccupazione. Davvero riteniamo che una città di frontiera come Como non possa che avere una identità specifica, prima era città del tessile, ora città turistica? Basta leggere i dati che la Camera di Commercio trasmette periodicamente per avere la fotografia di un territorio che ha perso pezzi importanti del mondo produttivo e conseguentemente anche skills strategiche per il suo futuro. Certamente possiamo accontentarci della ricchezza che deriva dal turismo e dall’indotto (commercio, offerta abitativa) che viene trainato, ma la città nel frattempo si impoverisce di know how strategico, per di più non è stata in grado di legare impresa, università e tessuto economico, non ha investito in qualità della vita dei quartieri di cintura, che è un prerequisito per costruire una città policentrica e attirare investimenti nei settori avanzati della comunicazione, dello sharing, della cultura e della produzione di energia. Noi stiamo lavorando prima di tutto a costruire un progetto condiviso sulla città e successivamente individueremo un volto, una intelligenza, una persona in grado di sostenerlo. La città non è soltanto ciò che appare dalle strade vetrina del centro, che sono migliorate e sono state oggetto di ampi interventi. Ma è soprattutto quella dei quartieri di cintura dove abita la maggior parte dei cittadini e delle cittadine, dove si concentrano le grandi contraddizioni del nostro tempo: aumento della disoccupazione, dei poveri sotto la soglia di sopravvivenza, chiusura di attività commerciali, sfilacciamento del tessuto sociale; fenomeni che sono accentuati dalla carenza di interventi tesi a migliorare le condizioni di vita complessive dei cittadini.

Le linee di sviluppo metodologiche e contenutistiche del nostro progetto hanno la priorità di collegare e ricucire territorio, tessuto sociale e attività economiche; per cui è arrivato il momento di favorire il ritorno del capitale produttivo e di elaborare progetti concreti di prossimità in grado di rispondere a questi bisogni e di attivare e rendere protagonisti i soggetti reali degli interventi. Le aree svuotate di funzioni che ci sono nella città potrebbero essere una opportunità di futuro per tutta la comunità, a patto che la progettazione sia in grado di legare interessi, bisogni, solidarietà, in una ottica di inclusione sociale.

La città della conoscenza, la città produttiva e del lavoro, la città della solidarietà, la città della cultura, la città della bellezza e della qualità della vita, la città delle donne e degli uomini, la città futura, la città possibile. Crediamo che il progetto avviato dal laboratorio La prossima Como, sia la strada giusta in questa direzione». [Marco Lorenzini, per il Comitato promotore comasco di Sinistra Italiana]

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Questa voce è stata pubblicata il 16 gennaio 2017 da in Politica con tag , , .

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