Arci ecoinformazioni via Lissi 6 22100 Como, tel. 327.4395884, ecoinformazionicomo@gmail.com

Como senza frontiere all’Hub gestito da Progetto Arca

hb-milano-arca-scfUsciamo dalla Stazione centrale, lasciandoci alle spalle il Pirellone e ci incamminiamo verso la fine di via Sammartini. Qui c’è l’hub di prima accoglienza che il Comune di Milano ha dato in appalto alla Fondazione Progetto Arca, un’onlus che ha diversi progetti di accoglienza in tutta la Lombardia.

L’hub è stato inaugurato a inizio maggio nell’ex Dopolavoro ferroviario messo a disposizione da Grandi stazioni e Fs, in sostituzione dello spazio nel sottopasso di via Tonale, sempre appartenente a Grandi stazioni. E’ costituito da due edifici: uno, al numero 120, che è lo spazio principale, l’altro al numero 118, dove c’è la mensa, sempre gestita dalla fondazione. La cucina, invece, si trova in via Padova.

Mentre aspettiamo Susy, che ci farà da guida, diamo un’occhiata all’esterno dell’hub, presidiato da una camionetta dell’esercito e da due auto della polizia locale. Questo benché non ci siano gravi problemi di ordine pubblico, eccetto qualche piccola rissa causata dalla convivenza forzata. Tuttavia non sembra esserci un gran controllo e le persone entrano ed escono liberamente.

Una signora, probabilmente siriana, ci avvicina e a gesti ci chiede dove può lavare la sua giacca. A giudicare dall’aspetto fisico e dai tratti somatici, però, la maggior parte dei migranti sembrano essere di nazionalità eritrea.

Susy si fa aspettare a lungo e decidiamo di iniziare ad entrare nella struttura. Un operatore ci comunica che non possiamo fare foto all’interno. Alle pareti del grande salone, appena tinteggiate di bianco, ci sono degli orologi che mostrano le ore dei paesi d’origine degli ospiti. Qui vengono offerti diversi servizi: un banco per la registrazione, postazioni pc con internet, un’area gioco per i bambini, un ambulatorio di ATS Milano, servizi igienici, un punto ristoro ed un piccolo guardaroba. Sulla destra c’è la stanza del dormitorio, che ospita circa settanta letti; mentre a sinistra c’è un magazzino. Di notte la stanza principale viene adibita a dormitorio con delle brandine e, talvolta, nei casi di maggior affluenza, anche la mensa.

Finalmente arriva Susy. Il suo tram è stato fermato a lungo per sventare una rapina. Appartiene ai volontari del comune di Milano, che si distinguono perché indossano una pettorina arancione, mentre gli operatori di Arca ne hanno una bianca. Ci spiega che la Fondazione Progetto Arca gestisce l’hub collaborando con altre associazioni di volontariato come Save the Children, Civico Zero, Terres des Hommes, ASVI, SOSerm, più i volontari del comune e i medici di ATS. Viene finanziata dal comune con 30 euro a testa per 70 posti accreditati, e da finanziamenti privati o donazioni dei cittadini.

Lo scopo dell’hub è gestire in modo ordinato l’accoglienza dei migranti che altrimenti sosterebbero in Stazione Centrale. La capienza massima si aggira intorno ai 300/ 400 posti. Attualmente le presenze sono calate, ma sono più stabili in quanto il flusso verso le frontiere è diminuito (anche se molti continuano a non arrendersi), sono aumentate le domande di asilo e protezione internazionale. Negli ultimi mesi lo spostamento nei centri di accoglienza è bloccato perché sono tutti saturi. In ogni caso il tempo di permanenza è molto vario: qualcuno rimane pochi giorni, qualcuno una settimana, altri mesi. Ciò sebbene la permanenza nell’hub dovrebbe essere di otto giorni.

In un primo momento vi transitavano solo siriani. In questo periodo era molto evidente la presenza di passatori. Ci sono stati anche episodi negativi, ad esempio qualcuno è stato picchiato e derubato, altri sono stati fatti sparire.

Dopodiché i siriani sono diventati sempre meno, circa una ventina al mese, e sono stati sostituiti dagli eritrei. Con gli eritrei il fenomeno dei passeur si verifica di rado, perché sono più poveri, dunque cercano altre soluzioni, come salire sul treno senza biglietto. Nelle ultime settimane sono arrivati anche dei curdi.

Ci spostiamo verso l’ambulatorio per parlare con il medico di turno, un egiziano che svolge la sua professione nei centri di accoglienza da sei anni. “Questo posto è un’opportunità”, afferma, “ma non ha una finalità. Dai da mangiare, un letto, ma poi? E’ gestito in modo emergenziale e non si dà una risposta esplicita su cosa le persone dovrebbero fare”. Una delle grandi lacune dell’hub, infatti, è la mancanza di assistenza legale (eccetto che per i minori). Chi vuole fare domanda d’asilo deve recarsi da solo alla Questura. Periodicamente UNHCR organizza dei corsi per informare i migranti sui loro diritti, ma spesso essi non mostrano interesse: la loro mente è altrove, oltre la frontiera.

Essendo un centro di transitanti, non è necessaria l’assistenza legale, né vengono offerte attività di animazione né la scuola, anche perché le persone sono tante e non c’è tempo.

Gli facciamo domande più specifiche sul suo lavoro. Ci dice che sono presenti un medico ed un pediatra costantemente. In media si visitano 120 persone al giorno. Nonostante i timori dei milanesi, non ci sono state epidemie preoccupanti; solo qualche caso di scabbia, varicella, gastroenterite. Molti dei loro problemi sono dovuti al viaggio devastante, alla mancanza di igiene e al fatto che non sono abituati al freddo e che sottovalutano le difficoltà del clima europeo.

Chiediamo di parlare con qualcuno dell’Arca e ci accompagnano da una ragazza. Lei è un’operatrice di strada, si occupa di incontrare i migranti per strada ed indirizzarli o all’hub o altrove, a seconda delle loro esigenze. Nella sua esperienza però, osserva che molti vi arrivano spontaneamente, anche perché la registrazione è solo un atto formale, in quanto non vengono richiesti documenti. Spesso si incontrano migranti eritrei che fuggono dagli hotspot e arrivano con scritto sul braccio “via Palazzi”, noto quartiere di riferimento del Corno d’Africa in zona Porta Venezia. La comunità eritrea è molto presente a Milano, e lo stesso vale per quella araba, ma non c’è stata una loro partecipazione attiva nell’aiuto dei loro connazionali. Susy ci racconta che è perché spesso i migranti non hanno il concetto di “volontariato”; ad esempio l’anno scorso un volontario maliano interprete di tigrino ha smesso di prestare servizio perché continuamente deriso dagli ospiti, in quanto non riceveva un compenso.

Della situazione dei minori ci parla un’operatrice di Save the children, che si occupa dei minori accompagnati. Quelli non accompagnati che vogliono restare in Italia sono seguiti per la maggior parte all’associazione Civico zero, che ha un centro diurno in cui fornisce loro supporto e orientamento; oppure in minima parte vengono affidati a delle famiglie. Un giorno alla settimana sono presenti anche gli assistenti sociali del Comune, che collaborano alla valutazione della situazione dei minori.

Prima di andare via veniamo fermati da Gianluca, un bizzarro signore, volontario Arca, che vive in un camper fuori dall’hub. Ci racconta di esser venuto a Como questa estate per portare generi di prima necessità in collaborazione all’associazione Firdaus. Nello stesso periodo, l’hub ha ospitato fino a 700 transitanti, tanto che si è dovuto riservare l’accesso a donne e minori. Recentemente Ats ha imposto delle limitazioni, tuttavia la filosofia del centro è comunque quella di non lasciare nessuno fuori e “di offrire un’accoglienza sempre più valida e adeguata a coloro che arrivano affaticati, spaesati e bisognosi di spazi in cui respirare, comprendere, organizzarsi e fidarsi, accettando la nostra ospitalità”. Probabilmente potrebbe essere possibile migliorare, offrire ad esempio assistenza legale costante, che per ora non è strutturata.

Questa visita è sicuramente stata utile per capire che c’è la possibilità di trovare soluzioni a sfide che a volte possono sembrare senza risposta. Como senza frontiere si impegnerà affinché possano essere prese in considerazione anche sul  territorio comasco risorse che portino ad un superamento dell’ “accoglienza fredda” di questi ultimi mesi. [Anna Francescato per ecoinformazioni]

2 commenti su “Como senza frontiere all’Hub gestito da Progetto Arca

  1. ecoinformazioni
    18 dicembre 2016

    L’ha ribloggato su comosenzafrontiere.

  2. Baobab Experience
    18 dicembre 2016

    L’ha ribloggato su Baobab Experiencee ha commentato:
    I volontari conosciuti a Como questa estate visitano l’hub di via Sammartini, vicino la Stazione Centrale di Milano, spiegando cosa lì si sia fatto per superare quella che ancora a Roma e Como è “accoglienza fredda” nonostante nella capitale si disponga di una stazione semi-vuota.

I commenti sono chiusi.

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 18 dicembre 2016 da in immigrazione con tag .

Arci ecoinformazioni

Circolo Arci ecoinformazioni via Lissi 6 22100 Como, tel. 327.4395884, ecoinformazionicomo@ gmail.com, www.ecoinformazioni.it. Registrazione Tribunale di Como n. 15/95 del 19.07.95. Direzione: Fabio Cani, Jlenia Luraschi, Andrea Rosso, Gianpaolo Rosso (responsabile). Proprietà della testata Associazione ecoinformazioni - Arci. Consiglio direttivo: Fabio Cani (presidente), Gianpaolo Rosso (vicepresidente), Jlenia Luraschi (tesoriera), Michele Donegana, Marisa Bacchin.

Inserisci il tuo indirizzo e-mail per iscriverti a questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi per e-mail.

Segui assieme ad altri 3.097 follower

Contatti ricevuti

  • 776,169 hits

ecofacebook

Ecoattivi

Sostengono ecoinformazioni

Benzoni gioielli Benzonibijoux

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: