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Antonio San’Elia/ in mostra l’origine dei suoi progetti

Arrivano all’apice le celebrazioni per il centenario della morte di Antonio Sant’Elia: inaugurata giovedì 24 novembre la mostra alla Triennale di Milano, venerdì 25 è stata la volta di Como, con l’apertura dell’esposizione in Pinacoteca, mentre ai primi giorni di dicembre si terrà a Firenze un convengo internazionale di studi.

La mostra di Como è tutt’altro che una mostra semplicemente celebrativa: invece di limitarsi ad esporre alcuni disegni, si cerca di darne un’interpretazione, per alcuni versi innovativa.

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Infatti, come recita il titolo All’origine del progetto, lo sforzo è quello di provare a individuare il percorso che porta il giovane Sant’Elia, ancora imbevuto di elementi culturali tradizionali (o al massimo modernisti) all’elaborazione di quello che appare come un linguaggio architettonico del tutto nuovo. Per fare questo, i quattro architetti curatori dell’esposizione (Luca Ambrosini, Paolo Brambilla, Davide Adamo, Giulio Sala) hanno selezionato un nucleo di disegni attribuiti al 1913 e li hanno distribuiti in un percorso che procede dalle forme più semplici a quelle più complesse (in un certo senso: dai valori plastici scultorei a quelli architettonici); si può così individuare, secondo i curatori, l’elaborazione dell’architettura di Sant’Elia che condurrà, alla vigilia della prima guerra mondiale in cui l’architetto comasco troverà la morte, alla presentazione della Città Nuova.

La mostra, che pure non scioglie del tutto alcuni problemi metodologici di non poco conto (come stabilire la priorità delle forme semplici rispetto a quelle complesse nel percorso ideativo? come individuare il momento del passaggio dalla pura forma alla funzione architettonica?), ha l’indubbio merito di affrontare una delle figure ritenute centrali nell’evoluzione dell’architettura moderna senza eccessive sudditanze ideologiche, provando a sondare il suo “pensiero” con animo sgombro da preconcetti.

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Insieme ai disegni di Sant’Elia sono presenti nell’esposizione modelli tridimensionali elaborati con stampanti 3D e altri in legno, marmo e alluminio, con l’intento di rendere evidenti i valori spaziali dei disegni. Questi ultimi elementi tridimensionali hanno però un esito contraddittorio: più che favorire la comprensione del linguaggio architettonico delle proposte di Sant’Elia, ne enfatizzano la percezione formale (in sostanza, appaiono come sculture astratte), così che alla fine quello che sembra prevalere è l’approccio formalista, ancora di più sottolineato dai disegni di Mauro Chiesa che accompagnano, come un trait d’union, le tre sale dell’esposizione, e dall’opera di Fabrizio Musa, collocata con rilievo nella prima sala.

Il dubbio è quello che, al di là delle intenzioni, Antonio Sant’Elia sia trattato come “artista” e non come “architetto”.

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Tutti temi, comunque, che meritano un’attenta considerazione e un approfondito dibattito, che – speriamo – non mancherà nelle prossime manifestazioni santeliane. Già martedì 30 novembre si darà avvio al laboratorio Antonio Sant’Elia. Visione e regola, dedicato al Monumento ai Caduti di Como, tratto da un disegno di Sant’Elia, reinterpretato da Enrico Prampolini e poi tradotto in architettura da Attilio e Giuseppe Terragni. [Fabio Cani, ecoinformazioni]

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Questa voce è stata pubblicata il 26 novembre 2016 da in arte con tag , .

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