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Un confronto civile tra sì e no

locandinaSi è tenuto a Inverigo il  22 novembre, in una sala consiliare attenta e stipata da oltre 70 persone, l’incontro/dibattito sul referendum organizzato dalla lista di maggioranza Inverigo 2021, seguito all’incontro di studio del precedente giovedì a cura del professore di Diritto costituzionale Mario Ganino.

Moderata con competenza dallo stesso Ganino, attento a non far trasparire propri orientamenti personali rispetto al voto, la serata ha avuto come protagonisti il presidente del comitato provinciale dei garanti Pd Beppe Livio per il SI, e il coordinatore provinciale di Sel – Sinistra Italiana Marco Lorenzini per il NO.

Ne è scaturito un confronto civile e rispettoso ma vivace e  ricco di spunti e curiosità interessanti, anche grazie a riferimenti storici (la nascita della Costituzione nell’immediato dopoguerra analizzata da Livio, le ragioni dell’affermarsi del fascismo sviscerate da Lorenzini, i raffronti tra i modelli di elezione della “seconda camera” in Austria, Germania, Svizzera, Stati Uniti).

Ganino ha impostato l’incontro introducendo via via alcuni temi e dando spazio agli ospiti per risposte ragionate ed articolate, che hanno mostrato passione e una approfondita conoscenza della materia da parte di entrambi.

Interessante la prima questione posta sul tappeto e il modo in cui è stata affrontata, se ci fosse o meno una reale necessità di riformare la seconda parte della Costituzione; Livio ha risposto che sì, di tali modifiche si parlava da 30 anni, che esse erano la precondizione posta da Napolitano per la sua rielezione alla presidenza della Repubblica nel 2013, e che era necessario intervenire sulla produzione di leggi troppo numerose e poco chiare frutto, nella sua interpretazione, di una Costituzione a sua volta nata da troppi compromessi all’interno dell’Assemblea Costituente; Lorenzini ha puntato sul fatto che l’ultima delle 16 modifiche alla Carta risale non a 30 ma a 10 anni fa, e che se una revisione è opportuna non lo erano però le condizioni attuali, il contesto di crisi economica e sociale, il fatto che l’iniziativa sia stata governativa e non parlamentare, e che sia stata attuata in maniera non condivisa a colpi di minoranze divenute maggioranza, divenendo elemento di battaglia politica, e l’inevitabile impatto sulla prima parte della Carta.

Qui si è intravista una prima distinzione di fondo, tra una visione del SI che individua nella riforma della Costituzione il rimedio alla inefficienza della produzione legislativa italiana, e una del NO che sostiene invece che le cause di tale inefficienza siano politiche e non istituzionali e che come tali vadano affrontate. Su tutto l’ombra dell’endorsement preventivo (o se vogliamo, dell’auspicio) rispetto alle modifiche costituzionali nei paesi del sud Europa da parte di JP Morgan, che come ha ricordato Lorenzini si esprimeva in tal senso nel 2013.

Il conduttore ha poi introdotto altri temi (le modifiche apportate al Senato, le modifiche al processo legislativo, le nuove regole previste per referendum e leggi di iniziativa popolare). Entrambi i contendenti li hanno affrontati entrando con competenza nel merito delle questioni e tralasciando i facili slogan che costellano invece il dibattito soprattutto sui social media. Questo ha consentito di delineare abbastanza chiaramente che il dibattito è tra due visioni, se non contrapposte almeno differenti: una per il SI, basata sull’idea di garantire governabilità mediante l’alleggerimento delle Istituzioni e l’accentramento dei poteri allo Stato; una per il NO, basata sull’idea di mantenere per poi rafforzare gli spazi di partecipazione democratica e di garanzia per tutti. Una che guarda all’oggi, alla necessità di garantire certezza di governare a chi c’è; una che guarda al domani (i 10-20 anni più volte richiamati da Lorenzini), alla necessità di garantire regole certe anche in caso di “cattivi” al governo.

In quest’ottica, un po’ azzardato è parso allora il tentativo di Livio di salvare la capra della governabilità e i cavoli della partecipazione popolare, asserendo che partecipazione voglia dire possibilità di “vera scelta” per i cittadini, contrapponendola alla partecipazione delle fumose assemblee del 1968 dei propri trascorsi giovanili. Alle perplessità espresse da Lorenzini sul fatto che troppi punti della riforma sono demandati a futuri regolamenti o provvedimenti normativi ancora da adottare con tempi e modi tutti da verificare, Livio ha risposto che la Costituzione non può entrare in ogni dettaglio ma deve necessariamente rimandare a successivi provvedimenti; affermazione formalmente corretta ma poco rassicurante alla luce di quanto ricordato poco prima dallo stesso esponente Pd, che le Regioni hanno visto la luce 22 anni dopo essere state previste in Costituzione.

Senza risposta è rimasta poi la domanda sul perché nel caso delle Leggi di Iniziativa Popolare si sia entrati oggi nel dettaglio delle firme necessarie per la loro proposizione (triplicandole), e si siano invece demandati a eventuali futuri regolamenti  i tempi e modalità di discussione delle LIP (spacciati invece nella propaganda del SI per tempi certi e garanzia di discussione parlamentare).

Questa e altre (non troppe vista l’ora tarda) domande e osservazioni da parte del pubblico hanno dimostrato comunque l’interesse e il coinvolgimento anche da parte dei presenti, e la presenza anche al di fuori degli addetti ai lavori, di un dibattito che cerca di andare oltre gli slogan o le prese di posizione “a prescindere” per entrare nel merito dei temi.

Comunque sia, opinione concorde al di là di qualche battuta del pubblico, è che il 5 dicembre sorgerà il sole; in un caso l’astro illuminerà la stessa Costituzione e le stesse regole che ci hanno accompagnati sin qui, nell’altro caso illuminerà nuove regole in gran parte ancora tutte da scrivere (quando, come e da parte di chi, sono forse gli unici punti che non è stato possibile chiarire in questa serata). [Federico Brugnani per ecoinformazioni]

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Questa voce è stata pubblicata il 23 novembre 2016 da in Politica con tag .

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