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8 novembre/ Al Consiglio regionale per la vita indipendente

vitaindipendente8novembreComitato lombardo per la vita indipendente, il Comitato segratese per la vita indipendente, Comodalbasso e Milanopertutti manifesteranno a Milano martedì 8 novembre in via Fabio Filzi 22 per esprimere «preoccupazione e indignazione riguardo l’immobilismo distruttivo della nostra Regione rispetto ai diritti di cittadinanza delle persone con disabilità». La durata della manifestazione prevista dalle 10 alle 16 dipenderà dagli sviluppi dell’evento che si concluderà quando il tema avrà trovato ascolto in Regione. Di seguito il documento che esprime le ragioni della mobilitazione.

«Se ne lava le mani e siamo ancora qui. La nostra regione non mostra il necessario calore verso i diritti umani delle persone con disabilità. Migliaia di cittadini lombardi, con il pretesto della disabilità, vengono “invitati” ad accontentarsi di sopravvivere in condizioni di dipendenza totale; sia per decisioni riguardanti le strategie di vita-, sia per decisioni riguardanti i dettagli nella giornata: alzarsi, lavarsi, vestirsi, mangiare, uscire, studiare, lavorare, divertirsi, relazionarsi con l’ambiente, ecc., – nei modi e nei tempi dettati dal desiderio e/o delle necessità di studio o di lavoro.

Alcune regioni d d’Italia stanno dimostrando che l’assistenza personale autogestita porta un reale soddisfacimento del bisogno e costa meno.

La nostra Regione preferisce dare ancora troppo spazio e risorseall’assistenza eterodeterminata, spendendo di più e frustrando le aspettative dei propri cittadini.

La nuova concezione dell’assistenza si chiama Vita Indipendente ed è regolamentata in Italia dalla legge 162/98, applicata “a mosaico” a causa della competenza regionale nel farla funzionare; mentre a livello internazionale è regolamentata e promossa dalla Convezione Onu per i Diritti delle Persone con disabilità.

Dove e quando l’assistenza viene applicata, si è dimostrato che è possibile realizzare ed evolvere questo modo di intendere l’assistenza: impiegando una figura professionale – scelta, formata e remunerata dalle stesse persone con disabilità, sulla base di normali contratti di lavoro dipendente.

Questo modo di intendere l’assistenza, lo rimarchiamo – rende finalmente utili, appieno e per tutti, le attenzioni che la disabilità richiede: eliminazione delle barriere architettoniche, diritto allo studio, diritto al lavoro, diritto alla mobilità, ecc.

Proprio il Comitato di verifica della Convenzione ONU ha di recente raccomandato all’Italia, dopo aver constatato la vergognosa negligenza:

a) di porre in atto garanzie del mantenimento del diritto ad una vita autonoma e indipendente in tutte le regioni;

b) di reindirizzare le risorse dall’istituzionalizzazione a servizi radicati nella comunità e aumentare il sostegno economico per consentire alle persone con disabilità di vivere in modo indipendente su tutto il territorio nazionale ed avere pari accesso a tutti i servizi, compresa l’assistenza personale.

Dalla Conferenza nazionale sulla disabilità del mese scorso sono scaturite lelinee guida ministeriali che trattano di Vita Indipendente. In particolare “alle Regioni si richiede un rinnovato impegno per adeguare il quadro normativo e di regolamentazione della Vita Indipendente”.

Alla regione Lombardia chiediamo quindi con urgenza che:

Il consiglio regionale si impegni a prendere visione e a discutere le proposte di legge regionale su questo tema depositate fino ad ora tenendo conto delle nostre considerazioni e di quanto sollecitato dal Comitato di verifica sull’applicazione della Convenzione ONU.

Il consiglio regionale solleciti la giunta, indicando le linee guida che tengano conto delle nostre considerazioni, a mettere a punto entro il 2016 una delibera che destini dei fondi significativi alle persone con gravi disabilitò che necessitino di assistenti personali per realizzare la loro Vita Indipendente, rendendone agevole l’accesso: superando la logica della misura B1, pensata solo per alcune patologie e solo per persone riconosciute pressoché allettate e/o impossibilitate ad uscire di casa; e la logica della misura B2, riconosciuta in misura talmente ridotta da indurre chi necessita di molte ore di assistenza a non farne richiesta.

– Rammentiamo ai pubblici amministratori che hanno il dovere di resistere alle pressioni di chi vuole accaparrarsi denaro e potere a discapito della dignità e dei diritti dei cittadini che li hanno scelti per rappresentarli; e che hanno il dovere di denunciare e perseguire legalmente ogni tentativo, sia pure velato, da parte di chi insidia i fondamenti della convivenza civile». [Comitato lombardo per la vita indipendente, il Comitato segratese per la vita indipendente, Comodalbasso e Milanopertutti]

 

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 7 novembre 2016 da in diritti con tag , .

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