Arci ecoinformazioni via Lissi 6 22100 Como, tel. 327.4395884, ecoinformazionicomo@gmail.com

4 colpi alla ‘ndrangheta/ Paola Cereda

images-1

Il secondo appuntamento della rassegna 4 colpi alla ‘ndrangheta, organizzata dal Circolo ambiente Ilaria Alpi di Merone, si è tenuto alle 21 di mercoledì 12 ottobre nella sala consiliare del comune di Lurago d’Erba. L’incontro segue di una settimana la proiezione del film “Anime nere” presso l’auditorium di Arosio.
 
È intervenuta la scrittrice Paola Cereda, che ha presentato a un pubblico piuttosto nutrito  – una cinquantina di persone –  il proprio romanzo “Le tre notti dell’abbondanza” (ed. Piemme, 2015). Dopo l’introduzione di Roberto Fumagalli, presidente del circolo, Ivano Gobbato ha condotto il dialogo con l’autrice, mentre Paola Luffarelli ha fornito un accompagnamento musicale cantando e suonando tre canzoni in dialetto calabrese che si ricollegavano ai temi affrontati in serata. 

Due temi portanti caratterizzano la vicenda del romanzo, che Cereda ha ambientato a metà anni Ottanta nell’immaginario paesino calabro di Fosco.
Il primo è quello di considerare le implicazioni della criminalità organizzata sull’identità femminile, e viceversa: tradizionalmente, infatti, sono le madri a trasmettere ai bambini quegli stessi valori che consentono la perpetuazione (in altri casi, l’abbandono) di schemi sociali prefissati, come appunto quelli di un piccolo paese dove la ‘ndrangheta si sostituisce allo Stato e la scala che conduce al mare è rimasta in rovina per anni, senza che nessuno intervenisse, fosse anche per chiedere: perché?
A Fosco, le donne incarnano la continuità, la permanenza, la ciclicità. Al contempo, però, assumono anche il ruolo di padrone temporanee ogniqualvolta gli uomini non possono esercitare personalmente il potere, e sono spesso usate come merce o veicolo di scambio per le attività criminali, proprio perché “meno sospettabili”. Non solo: la relazione tripolare tra criminalità, legalità e femminilità ha intrapreso negli ultimi decenni un processo di trasformazione. Se più donne sono state coinvolte in fenomeni di delinquenza (non soltanto come vittime), sono andate aumentando le testimoni e collaboratrici di giustizia, così come le donne che ancora fatichiamo a definire “sindache” e “magistrate”, declinando al femminile incarichi che avevamo sempre associato agli uomini.
Particolarmente interessante è il caso delle collaboratrici di giustizia, che scelgono di prendere le distanze da una realtà criminale di appartenenza arrivando a correre rischi estremamente alti  – isolamento, ritorsioni, intimidazioni – per operare un cambiamento in direzione della giustizia sociale. Cereda cita l’esempio di Giuseppina Pesce di Rosarno, che insieme alla ‘ndrina di appartenenza (una delle più potenti della ‘ndrangheta) ha dovuto abbandonare nome, paese, affetti per poter dare un importante contributo alla lotta al crimine. Ma anche il cosiddetto “fenomeno delle donne-sindaco” (sic) in Calabria  – una definizione contestata da Cereda, ma di fatto diffusa e non priva di una sfumatura di disprezzo – riflette la diffusione di una nuova consapevolezza che sempre più donne maturano del loro rapporto con la giustizia e la legalità, o con la mancanza di esse. Anche in comuni particolarmente critici, queste amministratrici sembrano avere una chiara e onesta percezione del proprio incarico, risolvendo le annose lacune del potere ufficiale nell’instaurare un rapporto di dialogo con i cittadini. Spesso, questo significa esporsi alle minacce per la propria incolumità e quella dei propri congiunti, sia per il ruolo che rivestono, sia perché talvolta rimane inaccettabile che una donna eserciti potere in modo diretto, democratico e continuo, per di più fuori dalle mura domestiche.
Non è certo un caso che una dei protagonisti della vicenda di Le tre notti dell’abbondanza  sia una donna o meglio una ragazza il cui nome, “Irene”, rimanda alla parola greca per “pace”.  Irene è un’adolescente con la passione per il disegno che ha l’abitudine di ammirare il cielo notturno, ispiratore di fantasticherie e di evasione da una realtà ingiusta e opprimente che coinvolge direttamente la sua famiglia e quelle dei suoi amici: Rocco, figlio di uno sparato (cioè di un traditore), e Angiolino, figlio dello ‘gnuri locale Zi’Totonno, ma deciso a non soccombere al principio dell’onore di famiglia.

La ricca simbologia dell’opera di Paola Cereda si intuisce già dalla copertina, in cui prevalgono la presenza femminile (tre donne sulla spiaggia e una molto più grande, quasi chagalliana, e il cielo azzurro attraversato da quest’ultima, molto più ampio rispetto alla dimensione terrena. Così come è simbolico il titolo: nella tradizione contadina (non soltanto calabrese), i “tre giorni dell’abbondanza” fanno riferimento al periodo che segue all’uccisione del maiale: un rimando alla continuità e al rito, ma anche al sangue, ai legami familiari tanto determinanti nel sistema ‘ndranghetista.

DSCN8079.JPG

 

Nella ricostruzione di un paese di per sé inesistente, ma non per questo inverosimile, Cereda ha fornito un significato a ognuno degli elementi, ma non è stata meno attenta alla ricostruzione storica e culturale: il romanzo nasce infatti da un lavoro di ricerca sul posto, reso possibile dall’amicizia dell’autrice con un giovane magistrato attivo a Vibo Valentia. Un ragazzo calabrese incaricato dalla stessa Cereda di controllare la veridicità dei contenuti ha detto all’autrice di riconoscersi in ogni particolare, eccetto uno, forse il più importante di tutti: la speranza dei protagonisti.
Questo ci riporta alla seconda connotazione del romanzo: il suo impatto educativo. Non a caso esso è stato presentato in diversi istituti scolastici, attivando un percorso di riflessione e confronto da cui la stessa Cereda ha avuto, per sua stessa ammissione, molto da imparare.
Alcuni ragazzi sono stati colpiti dalle stridenti contraddizioni tra i valori cardinali della ‘ndrangheta (e della società civile in cui essa esercita il proprio potere): quella tra una plateale religiosità formale e una condotta cinica e senza scrupoli legali né morali, oppure quella tra la centralità dei concetti di onore e famiglia e la disponibilità a tradire gli stessi principi per entrare nel circuito della ‘ndrina (o per ripudiare chi invece vuole uscirne). Proprio il potere, come e più del denaro, esercita fascino e soggezione, circondando i criminali di un’aura di fascino che la legge, la morale e il buonsenso non sempre riescono a intaccare, e che l’arte, più o meno intenzionalmente, finisce spesso per incoraggiare. I mezzi contano poco, rispetto ai benefici che si riescono a ottenere grazie a essi; il rito, e il legame familiare, servono proprio a mantenere un legame di lealtà e riconoscimento nei confronti dei potenti. Nelle storie di criminalità, non è sempre possibile operare distinzioni nette e banalizzazioni: “il bene” e “il male”, il “sacro” e il “profano”, interagiscono in una scala di grigi, spesso entro la singola persona. La narrativa non fornisce didascalie, ma spunti di interpretazione, suggerisce risposte, sollevando nuovi interrogativi, gli stessi che troppo a lungo sono mancati, ostacolati dall’omertà, dall’indifferenza e dalla paura. Dalle domande può nascere, o risvegliarsi, una spinta al cambiamento. Quale cambiamento? Non è dato prevederlo. Ma come i personaggi del romanzo imparano dalle proprie esperienze, i lettori possono intraprendere, partendo dalla lettura, dal confronto, e ovviamente dal loro vissuto, nuovi e spesso sorprendenti percorsi formativi.

Ricordiamo che il prossimo incontro di “4 colpi alla ‘ndrangheta” si terrà giovedì 20 0ttobre presso l’Auditorium delle scuole di Carugo. Interverrà Bruno Corda, prefetto di Como, sul tema dei beni confiscati alla criminalità organizzata nel comasco. Contestualmente, sarà presentato il progetto per il riuso sociale dell’immobile sequestrato nello stesso comune di Carugo. Il programma completo della rassegna può essere consultato qui [Testo e foto di Alida Franchi, ecoinformazioni]

Informazioni su Alida Franchi

classe 1990, di Como, non sempre "a" Como. Mi interesso di arti e politica internazionale. Scrivo, fotografo e disegno.

2 commenti su “4 colpi alla ‘ndrangheta/ Paola Cereda

  1. Roberto
    14 ottobre 2016

    Grazie a eco e ad Alida per il preciso e dettagliato racconto della serata con Paola Cereda!
    Roberto

  2. Alida Franchi
    17 ottobre 2016

    è stato un piacere, alla prossima!

I commenti sono chiusi.

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 13 ottobre 2016 da in antimafia, libri con tag , , .

Arci ecoinformazioni

Circolo Arci ecoinformazioni via Lissi 6 22100 Como, tel. 327.4395884, ecoinformazionicomo@ gmail.com, www.ecoinformazioni.it. Registrazione Tribunale di Como n. 15/95 del 19.07.95. Direzione: Fabio Cani, Jlenia Luraschi, Andrea Rosso, Gianpaolo Rosso (responsabile). Proprietà della testata Associazione ecoinformazioni - Arci. Consiglio direttivo: Fabio Cani (presidente), Gianpaolo Rosso (vicepresidente), Jlenia Luraschi (tesoriera), Michele Donegana, Marisa Bacchin.

Inserisci il tuo indirizzo e-mail per iscriverti a questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi per e-mail.

Segui assieme ad altri 3.071 follower

Contatti ricevuti

  • 736,520 hits

ecofacebook

ecotwitter

Ecoattivi

Sostengono ecoinformazioni

Benzoni gioielli Benzonibijoux

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: