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Como senza frontiere “parla” al Consiglio comunale di Como

cropped-4-como-senza-frontiere-logo.pngNonostante la formale richiesta, avanzata dalla portavoce di Como senza frontiere, la principale rete impegnata a Como per i diritti dei migranti, il presidente del Consiglio non ha ritenuto autorizzarne un intervento in aula. Per questo Celeste Grossi di Paco-Sel ha deciso di dedicare interamente il suo primo intervento, nelle dichiarazioni preliminari del Consiglio del 26 settembre, alla lettura di un testo di Como senza frontiere. Leggi nel seguito il documento.

«Negli incontri internazionali, quando si parla di futuro del mondo, si fa riferimento solo alla circolazione libera di capitali e di merci, ma senza libera circolazione delle persone non c’è futuro per l’umanità.

In questi mesi abbiamo assistito alla mobilitazione di molti/e giovani/e volontari/rie. C’è qualcosa che li accomuna ai ragazzi e alle ragazze migranti: l’energia positiva di avere un futuro, l’utopia concreta della libertà di spostamento e anche la consapevolezza che mentre per i volontari questa libertà c’è, per i migranti No.

Il nostro impegno è e sarà sempre quello di fare azione di pressione nei confronti del governo locale, nazionale ed europeo per rivedere i trattati attualmente in atto e per aprire cordoni umanitari che permettano alle persone di arrivare nei luoghi da loro prescelti come destinazione finale. Da luglio siamo stati testimoni diretti di cos’è una frontiera e di cosa avviene alle frontiere.

Tra luglio e agosto 2016, molti migranti che cercavano di entrare in Svizzera per chiedere asilo in tale paese o per raggiungere altri Stati europei, sono stati fermati alla frontiera di Chiasso e respinti i Italia: quasi 7.000 i respingimenti effettuati, tra cui almeno 600 riguardano minori non accompagnati. Le persone respinte non hanno ricevuto alcun provvedimento scritto, e dunque non hanno avuto alcuna possibilità di presentare ricorso, in violazione del diritto a un ricorso effettivo previsto dalla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo e dalla normativa europea e interna.

La frontiera è quel luogo, quindi, dove non vengono neppure rispettati i diritti universalmente riconosciuti. Molti dei migranti, e tra di essi anche minori non accompagnati, sono stati trasferiti da Chiasso all’hotspot di Taranto. Questi trasferimenti forzati non hanno avuto altra finalità che quella di alleggerire le frontiere. I migranti e le migranti sono stati fatti salire forzatamente sui pullman senza nessuna spiegazione o riferimento alla destinazione finale. Questa procedura è stata e continuerà ad essere inutile e costosa, in quanto la maggior parte delle persone, nel giro di pochi giorni è ritornata a Como.

Riteniamo che il campo di accoglienza temporaneo non sia la soluzione. Siamo consapevoli che per i migranti questa collocazione è solo un’inutile perdita di tempo rispetto al loro progetto di vita e che la preoccupazione è che, per stanchezza o per rassegnazione, smettano di essere soggetti attivi e protagonisti come lo sono stati in questo periodo, o che comincino a pensare che la loro utopia non è realizzabile. I dati a livello nazionale sono chiari: la possibilità di relocation riguarda una percentuale molto bassa di persone; le pratiche per vedere riconosciuta la domanda di asilo sono lunghe e spesso alla fine della procedura c’è un diniego, anche coloro che hanno avuto il riconoscimento, nel momento in cui ricevono la comunicazione vengono abbandonati a se stessi e spesso li troviamo, come è successo anche alla stazione S. Giovanni, negli insediamenti informali.

Siamo anche consapevoli che in questo momento il campo è un’alternativa allo sgombero dell’area della stazione. Per questo, pur non ritenendola la soluzione, abbiamo cercato e continueremo a cercare, insieme a tutti i volontari che in questo periodo hanno reso Como aperta e solidale, di rendere operative le richieste accolte dal Prefetto, cioè avere la possibilità come volontari di continuare ad interagire, nel campo, con i migranti e le migranti.

Non approveremo incondizionatamente e a scatola chiusa quanto accadrà nel campo né interromperemo il nostro impegno affinché si trovino soluzioni più giuste e dignitose. I flussi non si fermeranno con l’apertura del campo. Molti dei migranti temporaneamente fermi in Svizzera in attesa di valutazione, saranno respinti, altri ne arriveranno dagli hotspot. Non vogliamo assistere ad altre deportazioni, né alla nascita di altri campi informali senza nessun servizio. Purtroppo i primi giorni di attività del Campo ci confermano che esso è insufficiente e inadeguato, affollato e incapace di dare risposta a richieste che continuano a dover essere soddisfatte altrove o dare luogo a accampamenti ancora più precari di quello di San Giovanni.

Chiediamo fin da ora che, a livello locale, vengano prese in considerazione altre soluzioni possibili più giuste e dignitose, soprattutto per i minori non accompagnati, che venga insediato un Info point permanente alla Stazione San Giovanni e che sia riconosciuto che l’assunzione diretta di responsabilità, e non la delega, come hanno dimostrato il volontariato diffuso, organizzato o spontaneo e la cittadinanza che si è attivata, sia il solo modo per rispondere alla sfida anche umana che oggi è posta alla nostra città, garantendo coesione sociale e rispetto della dignità di ogni persona». [Como senza frontiere]

Hanno già aderito a Como senza frontiere : Anpi Monguzzo, Anpi provinciale Como, Arci Como, Arci-ecoinformazioni, Associazione artistica Teatro Orizzonti inclinati, Associazione della Parada,  Associazione Luminanda,  Casa d’Arte asd Unione Sportiva Acli, Cgil Como, Comitato Cantù antifascista, Comitato Como Possibile Margherita Hack, Cooperativa Garabombo, Coordinamento Arte migrante Como, Coordinamento comasco per la Pace, Coordinamento comasco contro l’omofobia, Donne in nero Como, Emergency Como, Il baule dei suoni, L’altra Europa Como, L’isola che c’è, Missionari comboniani di Como e Venegono, Paco-Sel, Parrocchia di Rebbio,  Prc/ Se provinciale Como, Scuola di italiano di Rebbio, Sel provinciale Como, Sprofondo, Unione degli studenti Como, il consigliere comunale Luigi Nessi e la consigliera comunale Celeste Grossi.

 

 

2 commenti su “Como senza frontiere “parla” al Consiglio comunale di Como

  1. ecoinformazioni
    26 settembre 2016

    L’ha ribloggato su comosenzafrontiere.

  2. Pingback: Consiglio comunale aperto/2: le migrazioni e le parole svogliate |

I commenti sono chiusi.

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Questa voce è stata pubblicata il 26 settembre 2016 da in Consiglio comunale, diritti, immigrazione con tag .

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