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I sentieri dei nidi di ragno portano a Cantù

antifasciacantuVenerdì 23 settembre alle 21, al il circolo Arci Virginio Bianchi di Cantù, si è svolto un incontro di approfondimento sulle nuove destre, organizzato dal Comitato Cantù antifascista in collaborazione con il Comitato lombardo antifascista e coordinata da Fabrizio Baggi. Parlano Anna Francescato (Como senza frontiere), Alice Rossi (Uds), Ettore Onano (Fiom) e Saverio Ferrari (Memoria antifascista). La serata si è sviluppata in un dibattito appassionato. La risposta al quarto anno di Europa nazi-fascista a Cantù concesso dal sindaco Bizzozero ha il suono di tante voci, arriva dal basso.

Siamo più di cinquanta persone, nell’intima saletta del circolo Arci canturino. Per raggiungerla, basta risalire gli intricati sensi unici canturini, incrociando le tante macchine delle forze dell’ordine che pattugliano la città, fino ad una camionetta che staziona lì vicino. Sarà la conformazione geografica, l’atmosfera, ma sembra di percorrere i sentieri dei nidi di ragno di quella che potrebbe essere una nuova resistenza, sembra di trovarsi ad un passo dallo scoprire il segreto del giovane partigiano Pif. Ma il doppio di Italo Calvino da giovane oggi avrebbe ottant’anni, e serve la stessa onestà di analisi sull’oggi.

Proprio ai partigiani canturini è stato intitolato, quest’anno, il campo solare, luogo dove in questi giorni si terrà il raduno nazi-fascista autorizzato dal sindaco. Fabrizio Baggi ricorda nell’introduzione alla serata questa ennesima provocazione, in una situazione Kafkiana che forse si dovrebbe iniziare a considerare seriamente come sintomatica.È per questo che Rifondazione Comunista Como ha aderito alla campagna di raccolta firme per la messa al bando delle associazioni nazi-fasciste, esperienza importante (già raccolte venticinquemila firme) ma che ha visto ostruzionismi inaspettati e aggressioni. Ma quando si viene etichettati come “fascisti rossi”, è il caso di rimettere l’accento sulle leggi (già esistenti) affinché siano applicate. La destra più moderata e istituzionale, e non solo lei, ha dei contatti preoccupanti con l’estrema destra. È il caso di tornare ad utilizzare le parole in maniera corretta, perché è un esercizio fondamentale.

La prima a cui Baggi lascia la parola è Anna Francescato, rappresentante di una realtà che ha preso corpo quest’estate anche a Como, e che a un mese dalla sua nascita si è subito vista chiamare in causa dal mondo, arrivato con il volto di un migrante alla stazione San Giovanni. Como Senza Frontiere è un’esperienza importante che prende i passi da altre città italiane, con il proposito di continuare l’opera delle madri di Plaza de Mayo per i nuovi morti nel Mediterraneo o dispersi nelle zone grigie degli stati. La giovane attivista racconta delle vicende recenti alla quale hanno deciso di prender parte. Dice che non volevano che questi ragazzi in stazione facessero la fine dei loro coetanei pachistani, a cui lei insieme ad altri insegna italiano nella scuola della parrocchia di Rebbio. Loro erano stati dimenticati lì otto mesi. E con i racconti delle attività del coordinamento fino ad oggi si arriva inevitabilmente a parlare di estrema destra, delle provocazioni maldestre come “Como ai comaschi”, che hanno destato ulteriori preoccupazioni a volontari e migranti. Se dalle parole di Anna si evince che nessuno è illegale, viene messo in risalto che il fascismo invece si, lo è.

La prospettiva poi diventa quella dei lavoratori, della fabbrica, con l’intervento di Ettore Onano, segretario della Fiom Como. Sull’onda della crisi, di cavalli di battaglia della destra come immigrazione e sicurezza, i discorsi tra operai diventano sempre più spesso “non sono razzista Ma…”. Città come Cantù, considera amaramente Ettore, sono passate dall’essere conosciute per i mobili a esserlo in qualità di territorio franco per l’estremismo nero. I risultati si possono ottenere soltanto se si sarà sempre antifascisti, se si faranno costanti pressioni sulle istituzioni. Riprendere e perseverare nei contatti con i più giovani è fondamentale.

Alice Rossi della Rete degli studenti dà una dimostrazione di quanto si debbano prendere sul serio gli studenti, organizzatisi dal basso negli istituti superiori. Le sue parole definiscono la scuola come “piccolo laboratorio della società civile”. E gli studenti chiaramente non vogliono risposte semplici a problemi complessi, perché il fascismo non è nient’altro che questo. La riprova si ha nel fatto che le domande poste da una loro rappresentante, in questa serata, sono quelle giuste: perché il campo di accoglienza a Como è già pieno e le destre estreme hanno concessioni di spazi abbondanti e garantiti? Perché se sei fascista hai un terreno dove riunirti e fare “scuola di politica”, mentre se sei eritreo o somalo sei respinto? Che tutele sono date ai minori non accompagnati, coetanei dei volontari che condividono del tempo con loro? Se non risponde lo stato, se ne fa carico l’antistato, la criminalità organizzata. La Rete è antifascista nel Dna, e si batte anche contro tutte le politiche di ispirazione destroide che causano la fuga in massa dal continente africano.

Le parole ispirate sono il testimone che viene passato all’oratore che chiude la serata, o in un’altra prospettiva, che ne dà definitivamente il via alla discussione. Il dibattito difatti durerà fino a qualche minuto dopo la mezzanotte. Saverio Ferrari di Memoria antifascista è la voce di autorità; sono dati, nomi, amore per la propria parte da riapprezzare per intero nei video della serata già on line sul canale di ecoinformazioni. Era qui anche l’anno scorso, nella frazione di una regione che non stenta a definire la culla della nascita, della morte e della rinascita del fascismo. I nomi che fa sono quelli delle piazze, teatri drammatici della strategia della tensione: piazza Fontana a Milano, piazza della Loggia a Brescia e piazza Maspero a Varese, dove una coincidenza fortuita salvò la folla radunatasi per il mercato. Il recupero delle stesse strategie, delle stesse movenze, degli stessi nomi del ventennio è palese. Basti come esempio la sezione di Casa Pound a Cremona, chiamata “Stoccafisso”perché,per aggirare il divieto a girare con i manganelli, gli squadristi dell’epoca picchiavano con il pesce sotto sale. Questa formazione, ora sotto i riflettori dei mass media, è la prima presa in analisi. Alcuni personaggi che ne fanno parte tentano di mascherarsi da anti borghesi per accattivare le nuove generazioni, tentando di rubare alla sinistra e piegare con sofismi politici personaggi come Che Guevara, tra le righe di un intervista a Play Boy. La stessa gente che si preoccupa di denunciare la pornografia e la depravazione dei costumi. I limiti messi in evidenza dalle parole purtroppo non sono gli stessi nel mettere in pratica il loro statuto criminale. Dal 2011 al 2015, ogni tre mesi un membro di Casa Pound è stato arrestato. Ogni cinque giorni una denuncia. Sono numeri da associazione a delinquere. Lealtà e Azione invece è un gruppo che nasce a Milano, ma si estende in tutta la penisola. Nell’inno di queste squadracce, esplicitamente neo naziste, si fa il nome del mostro Cornelu Zelea Codreanu, capo della guardia di ferro rumena, loro modello ispiratore. E fedele discendente di questo nazista brutale è l’attuale capo, che a curriculum vanta quattro accoltellamenti di compagni, una detenzione per possesso di armi da fuoco e poco carcere. Ossessione è la parola più adeguata, che detta da Saverio fotografa bene quel disturbo umano incarnato dall’estremismo nero. Il lupo, ossessione dei nazisti, come simbolo in Lealtà e azione. Scusa per dichiararsi animalisti, esattamente sullo stampo dell’essere alpinisti e attivisti contro la pedofilia, il tutto per rifarsi una verginità davanti alla società civile e attirare confuse, nuove leve. I dubbi sui finanziamenti di questa formazione trovano risposta nei dubbi identikit dei vertici dell’organizzazione; l’ipotesi fondata è quella di stretti contatti con gli ambienti dello spaccio e della malavita. Ossessione di un’altra formazione di estrema destra in zona provincia di Varese, I Dodici raggi, perno del circuito Nazi-Skin nel nord Italia, è festeggiare ogni 20 aprile il compleanno di Hitler. Contemporaneamente, un altro marchio di fabbrica è il costante tentativo di sfregiare il monumento alla prima battaglia di resistenza partigiana, a San Martino, sempre in provincia di Varese. L’ultima realtà presa in analisi è la più vecchia, Forza nuova, nata nel 1997, anno in cui i fondatori smettevano per prescrizione di essere latitanti per banda armata in Inghilterra. Sterminate le azioni criminali di questa ennesima associazione a delinquere, ma due su tutte sono eclatanti: i cinque attentati dinamitardi del 2005 a Siracusa, firmati nuclei comunisti combattenti ma che vedono in manette il candidato sindaco di Forza nuova, e l’arresto dell’intera sezione tre anni dopo a Rimini, accusata e condannata per il tentativo di far saltare in aria il centro sociale Paz. Le conclusioni del membro di Memoria Antifascista atterriscono, perché hanno fondamenta solide. 300 medaglie, inchiesta del Corriere della Sera alla mano, date dal 2004 al 2015 dallo stato italiano a ex fascisti. «Una civiltà sulla via del tramonto ha un rapporto malato con la sua memoria; ne è schiacciata, spaventata o presa dal desiderio di annullarla», dice, citando lo storico Giulio Guidorizzi.

Come accennavo, a questo punto, il dibattito è aperto e gli interventi sono copiosi. Pif nascondeva una pistola, nel luogo dove i ragni fanno il nido. Sono serate, invece, in cui sembra di intravedere in fondo alla loro tana la Costituzione, ormai dimenticata; poi la vista si offusca, e bisogna uscire allo scoperto di nuovo, in direzione di un futuro impervio. Oltre al groviglio di sensi unici di Cantù, reso ancora più complesso dal suo primo cittadino, ci saranno altre risposte. [Stefano Zanella, ecoinformazioni]

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