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L’autunno dell’accoglienza a Como

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Non vorremmo rovinare la “festa” dello sgombero di San Giovanni, ma è forse il caso di abbandonare il trionfalismo e tenere conto che, “ripulita” la stazione, i nodi rimangono irrisolti. Essi sono in parte preesistenti all’arrivo dell’ultima ondata di profughi, in parte connessi a essa. Proviamo a indicarne alcuni anche per evitare che, concentrati sulla Bella Como, finissimo per occuparci solo di noi stessi senza assumere le necessarie responsabilità che sono della politica, del governo della città, dell’intero tessuto sociale.

1 – Quando, come nelle disposizioni impartite alle Forze dell’ordine, nessuno potrà più dormire a San Giovanni, che fine faranno i senza tetto che la abitano stabilmente da anni? Essi come è noto non sono tutti profughi non possono essere accolti al Campo governativo, si sono avvantaggiati dell’attenzione alla stazione degli ultimi mesi (anche di coloro che fino a ora avevano fatto finta di non vederli) e sarebbe il colmo venissero maltrattati oggi.

2 – Essendo evidente che il flusso di migranti continuerà, è credibile lasciare solo alla parrocchia di Rebbio, dove l’’instancabile don Giusto già prima dell’emergenza umanitaria di Como San Giovanni, durante e ancora e ancora di più oggi per supplire alle mancanze di altri, tiene aperto un libero, solidale e avanzato centro di accoglienza con mensa, alloggi, scuola di italiano, attività sportive, ricreative e culturali?

3 – Che fine faranno i migranti quotidianamente respinti alla frontiera Svizzera? L’ipotesi di una loro deportazione agli hot spot dell’Italia meridionale sarebbe una vergogna e un’offesa alla dignità solidale mostrata dalla città mentre l’eventuale rimpatrio (come già accaduto da Ventimiglia) in molti casi sarebbe un assassinio.

4- Quali investimenti il Comune di Como ha intenzione di mettere a bilancio per affrontare la realtà di una città di frontiera che deve gestire problemi determinati da leggi italiane e europee ingiuste e violente? Quanti milioni di euro aggiuntivi alle disponibilità già previste si pensa di destinare alla questione nel 2016 e del 2017? Sarebbe risibile delegare la partita epocale da affrontare a Como al sistema privato della solidarietà, capace certamente di entusiasmo e animatore della crescita sociale della città, ma inevitabilmente  meno efficiente dal punto di vista economico, agito con professionalità talora inadeguate, e forme di volontariato improprie. Questo tipo di volontariato, impegnato in funzioni strutturali per la gestione dei problemi, vira pericolosamente  e inconsapevolmente verso il lavoro nero e danneggia le possibilità di utilizzare il grande volume di risorse economiche pubbliche per determinare nuova occupazione nel nostro territorio con evidente vantaggio per la coesione sociale. [Gianpaolo Rosso, ecoinformazioni]

2 commenti su “L’autunno dell’accoglienza a Como

  1. ecoinformazioni
    22 settembre 2016

    L’ha ribloggato su comosenzafrontiere.

  2. ENZO arighi
    22 settembre 2016

    RAMMENTO CHE PACO —ORA PACO SEL QUANDO ERA DI SINISTRA E ALL’OPPOSIZIONE PROMOSSE UN REFERENDUM CITTADINO CON 22.000 FIRME RACCOLTE (1.000 SOLO IO )PER CHIEDERE ALLA PERFIDA GIUNTA DI CENTRO DESTRA DI APRIRE DORMITORI A COMO A SPESE DEL COMUNE —ORA PERCHE’ PACO SEL CONTINUA AD APPOGGIARE LA PERFIDA GIUNTA SEDICENTE DI CENTRO SINISTRA A COMO ? SE FA O NON FA LE STESSE COSE ?

I commenti sono chiusi.

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Questa voce è stata pubblicata il 22 settembre 2016 da in Economia, immigrazione, Politica con tag .

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