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Guido Viale/ All’origine delle migrazioni ci sono disastri ambientali

vialeGuido Viale, sociologo e saggista, è intervenuto al Feltrinelli di Como nel tardo pomeriggio di giovedì 22 settembre per una chiacchierata con i giornalisti Andrea Quadroni de La provincia e Michele Luppi del Settimanale della diocesi di Como, che lo hanno accompagnato nella presentazione del suo libro Rifondare l’Europa attraverso profughi e migranti. Già on line sul canale di ecoinformazioni tutti video di Pietro Caresana dell’iniziativa.

 Nel giorno dello sgombero definitivo della stazione San Giovanni, che ora si presenta come il pratone vuoto che tutti, comaschi e non, conoscevano prima dell’emergenza di quest’estate, Viale ha presentato il ruolo che il flusso dei migranti ricopre e potrebbe ricoprire nel tessuto socio-economico europeo e ha presentato alcuni panorami possibili che l’Europa potrebbe trovarsi ad affrontare nel prossimo futuro. Importante secondo l’autore è la distinzione tra migrante e profugo, laddove il primo è mosso da una volontà di miglioramento della propria condizione ed è dunque considerato rifugiato economico, il secondo è invece spinto alla fuga dal proprio paese per via di guerre o persecuzioni che il suo popolo si trova ad affrontare, ed è dunque rifugiato politico.

Fino al 2008 l’Europa accoglieva un milione e mezzo di migranti l’anno, collocandoli più o meno dignitosamente all’interno dei meccanismi economici dei Paesi accoglienti. Dal 2008 in poi, però, le politiche di austerità hanno portato gli europei a guardare con diffidenza i nuovi arrivati che, non potendo essere più inseriti in contesti lavorativi che non offrivano più lavoro nemmeno agli europei stessi, hanno iniziato ad essere semplicemente parcheggiati in centri o edifici vuoti e mantenuti dagli stati che li avevano ricevuti. Questa situazione, con innumerevoli posti persi dagli europei e con il numero di migranti sempre in aumento, ha portato a una situazione di blocco economico e malcontento sociale.

Secondo Viale, la chiave per sbloccare questa situazione di stallo è offerta da un’analisi ulteriore rispetto alle cause delle migrazioni. Le crisi belliche e sociali che flagellano i Paesi di provenienza dei migranti, dice l’autore, sono spesso originate da un disastro ambientale che rompe gli equilibri e rende più difficoltosa la sopravvivenza delle popolazioni nelle zone colpite. Dunque, è l’ambiente il fattore primo che scatena tutto il processo. Controllandolo, si può far sì che le situazioni nei vari paesi si ristabiliscano, e i flussi migratori possano tornare a livelli sostenibili. Bisogna dunque rendere più sostenibile l’attività economica, passando in campo agricolo dalle coltivazioni chimiche al bio, e in campo energetico dai combustibili fossili al rinnovabile.

Inoltre, questo cambiamento porterebbe anche a una maggiore necessità di forza lavoro in ogni settore, cosa che consentirebbe ai disoccupati europei e ai migranti di ritrovare una fonte di reddito. I migranti giunti in Europa, secondo l’autore del libro, dovrebbero essere fatti sedere a un tavolo internazionale di confronto sulle situazioni dei Paesi di provenienza, in modo che l’Europa possa intervenire specificatamente affrontando le situazioni nello specifico e consentendo una ripresa interna fino all’autonomia delle popolazioni locali.

Come anche gli interventi del pubblico hanno sottolineato, però, il quadro attuale europeo, con Dublino III che blinda i migranti nei paesi di arrivo (Italia e Grecia) e le politiche di quasi tutta Europa che tendono in maniera progressiva sempre più a destra, appare impossibile trovare l’unanimità su una questione tanto delicata. Si rischia, anzi, una disgregazione della stessa Unione Europea, che porterebbe i paesi più estremisti ad adottare vere e proprie manovre di persecuzione etnico-religiosa.

Ricostruire l’Europa, dice Viale, è un processo difficile e lungo, e farlo a fianco dei migranti nell’attuale situazione sociale appare quantomeno utopistico.

Il messaggio conclusivo che lancia è però chiaro e molto inquietante: è intollerabile permettere la diffusione di sistemi razzisti che assumono sempre di più, tra hotspot che smistano senza criteri distinguibili e misure di respingimento sempre più dure, i connotati di misure naziste che non sfociano in qualcosa di molto più grave di quanto già non siano solo per l’impossibilità di tenere nascosti all’opinione pubblica il “problema” e i metodi di risoluzione dello stesso. [Pietro Caresana, ecoinformazioni]

Già on line sul canale di ecoinformazioni tutti gli altri video di Pietro Caresana dell’iniziativa.

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Questa voce è stata pubblicata il 22 settembre 2016 da in Ambiente, immigrazione con tag .

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