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Dalla nostra parte, dalla loro parte. Presidio dei migranti a Ponte Chiasso

dscn6046Uno dei luoghi comuni più tristemente diffusi su chi migra è che “non abbia più niente da perdere”. L’impressione è che le decine di giovani, quasi tutti africani (la maggior parte di etnia oromo), che hanno proposto il presidio in piazzale Anna Frank a Ponte Chiasso il pomeriggio di mercoledì 7 settembre, abbiano una determinazione sconosciuta alla maggior parte di noi. Voci, cartelli e scritte di pennarello sulle braccia mandano messaggi ben chiari: Open the border! [aprite il confine!], Freedom!  [Libertà!], We are humans, not animals! [Siamo esseri umani, non animali!], Where is human right? [dove sono i diritti umani?]. La manifestazione è pacifica, vitale, spontanea. Si contano circa un centinaio di persone tra migranti, volontari indipendenti, giornalisti e simpatizzanti.

Intanto, prosegue il traffico di macchine in direzione della dogana, distante solo pochi metri. Come se nulla fosse. Eppure, mentre per comaschi e ticinesi è del tutto normale attraversare quel confine, esso rischia di essere il limite estremo del viaggio di molti migranti, perché la Svizzera mantiene nei loro confronti la propria politica del numerus clausus (molto clausus), impedendo a tutti gli altri di superare la frontiera. Non solo: il 15 settembre si avvicina, e questo significherà che chi non accetta di entrare nel campo gestito dalla Cri presso Sant’Abbondio e messo a disposizione dalla Prefettura rischierà di essere respinto tout court non soltanto dal confine svizzero, ma anche dalla nostra città (servizio, peraltro, già “gentilmente offerto” dalla ditta Rampinini, i cui pullman hanno già convogliato fino a Taranto migranti non necessariamente consapevoli). Le recenti dichiarazioni di Angelino Alfano, ministro degli Interni, a Cernobbio per il Forum Ambrosetti di quest’anno, lasciano pochi dubbi circa la (non) disponibilità degli Stati europei a procedere ad un’equa distribuzione delle responsabilità di accoglienza, un impegno che sia pratico oltre che formale. La non-comunitaria Confederazione Elvetica si mostra, da questo punto di vista, assai poco propensa a collaborare.

A Como come a Ventimiglia, Idomeni, Calais, tuttavia, la pressione continua ad aumentare, portando ai primi, preoccupanti attriti entro la comunità allargata dei volontari, siano essi organizzati o indipendenti, italiani oppure svizzeri. Prevedibile che, in questa fase di transizione da un accampamento “informale” presso la stazione ad uno organizzato dalle istituzioni, e con delle questioni ancora irrisolte (come l’apertura di un idoneo centro per i minori non accompagnati), ci sia chi tenta di fare leva su un diffuso senso di incertezza che coinvolge tanto i migranti quanto gli stessi volontari; sarebbe comunque inesatto supporre che le tensioni in corso siano mosse essenzialmente dalla cattiva fede, e ingiusto non ricordare che sono molti coloro che stanno intervenendo a ricompattare le parti.

In situazioni di assemblea, così come nel corso del presidio, i migranti hanno più volte chiarito quale sia la loro comune priorità: superare il confine per proseguire il proprio viaggio verso altri paesi più a nord. Certamente rimane la necessità quasi altrettanto imperativa di trovare cibo, riparo, assistenza (sanitaria, linguistica, giuridica, psicologica), bisogni intrinsecamente umani che  tutte e tutti i volontari si sono prodigati a offrire negli ultimi mesi, mantenendo per il prossimo futuro l’impegno a garantire un trattamento dignitoso di persone che non perdono di vista i propri obiettivi.
Affinché ciò accada, è essenziale rimettere a fuoco le comuni priorità, perché è ovvio a tutti chi risentirebbe maggiormente e gravemente di una prolungata situazione di conflitto. Ragione non meno importante per mantenere e rafforzare l’unità è preservare la visibilità della situazione umanitaria lungo i confini, insistendo perché le autorità – non soltanto locali, e non soltanto italiane – facciano la propria parte. A parte il bisogno e la determinazione di centinaia di migranti a Como di varcare quanto prima la frontiera elvetica, infatti, non è in alcun modo accettabile che gravi violazioni dei basilari diritti umani  – respingimenti di massa, abusi di potere, rimpatri forzati in paesi a rischio sono tutti fatti recenti sui confini italiani – rimangano impunite e quindi, di fatto, tollerate. [Alida Franchi, ecoinformazioni].

Guarda altre foto di Alida Franchi della manifestazione.

 

Informazioni su Alida Franchi

classe 1990, di Como, non sempre "a" Como. Mi interesso di arti e politica internazionale. Scrivo, fotografo e disegno.

2 commenti su “Dalla nostra parte, dalla loro parte. Presidio dei migranti a Ponte Chiasso

  1. ecoinformazioni
    7 settembre 2016

    L’ha ribloggato su comosenzafrontiere.

  2. alidafranchi21gmailcom
    7 settembre 2016

    L’ha ribloggato su alidafranchi.

I commenti sono chiusi.

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Questa voce è stata pubblicata il 7 settembre 2016 da in immigrazione, Politica con tag , .

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