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A Como il Coordinamento nazionale per la Pace e i Diritti umani

pacecolombaIl 30 agosto, nella sala Giunta del Comune di Como, si è tenuta la conferenza stampa del Coordinamento nazionale per la Pace e i Diritti umani, a cui hanno preso parte il presidente, Andrea Ferrari, e il direttore, Flavio Lott, e i referenti di diversi coordinamenti locali (tra cui il Coordinamento comasco per la pace, rappresentato dal presidente Mario Forlano). È intervenuto anche Mario Lucini, sindaco di Como.

Seguendo i saluti e i ringraziamenti porti da Forlano agli ospiti e ai giornalisti presenti in sala, Lotti ha preso la parola per fare il punto sulla gestione dei flussi migratori in Italia, sottolineando la necessità di superare un atteggiamento da lui definito “emergenzialismo” in favore di una soluzione strutturata, coesa ed efficace sul lungo periodo. Il fenomeno migratorio che coinvolge l’Italia e in particolar modo le città di confine, tra cui Como, costituisce infatti “un evento epocale”, non solo per la portata (già ampia e in aumento) della presenza di migranti, richiedenti asilo e rifugiati, ma anche per il prolungato sviluppo della situazione, che rende fuorviante la stessa definizione di “emergenza”.

Certamente è reale la necessità di intervenire in modo tempestivo e coordinato, cosa che molti cittadini e molte associazioni comasche hanno fatto, e con ottimi risultati, riconosce Lotti. Tuttavia, proprio perché dobbiamo aspettarci una permanenza e un importante aumento dei flussi migratori verso l’Europa, diventa imperativo articolare un piano di intervento organico, strutturato e compartecipato, che faccia tesoro delle esperienze finora acquisite, ma che non costringa le realtà locali a farsi carico di una situazione complessa e delicata e che non lasci spazio a improvvisazioni spesso ben intenzionate, ma incoerenti tra loro e perfino controproducenti.

Como rappresenta in questo senso un esempio positivo, riconosce Ferrari, concordando con Lotti. Non solo le persone e le associazioni coinvolte sono state prontamente in grado di organizzarsi per elaborare e attuare soluzioni efficaci nella gestione di una presenza migratoria consistente, ma hanno ottenuto grandi risultati anche nella sensibilizzazione della cittadinanza riguardo ai temi della migrazione, dell’accoglienza e della pace, anche grazie a un impegno in tal senso che prosegue ormai da molti anni. Grazie al loro contributo, a Como un intervento di tipo solidale è finora prevalso su un controllo militarizzato e sull’isolamento dei migranti dalla comunità locale. Non si può certo dire che avvenga lo stesso ovunque, pensando alla negligenza mostrata da tanti comuni –  e perfino da tanti Stati –  rispetto alla responsabilità dell’accoglienza, in particolare dei migranti minorenni, spesso giudicati troppo finanziariamente onerosi e perciò privati della specifica assistenza prevista dalla legge. A livello nazionale, la questione migratoria è tuttora affrontata in modo frammentario: coordinare l’azione dei singoli enti locali italiani e presentare un progetto articolato all’Unione Europea per ottenere un contributo necessario alla sua attuazione sono questioni da risolvere con urgenza, alle quali il modello “Sprar” [sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati] sembra offrire una risposta efficace, benché parziale.
È intervenuto il sindaco Lucini confermando i commenti positivi sull’attività del volontariato comasco, ringraziando il Coordinamento comasco per la Pace, per l’impegno quotidiano nel promuovere i valori della pace e della solidarietà sul territorio di Como e provincia, e i loro omologhi giunti a Como per l’occasione. Lucini ha rimarcato l’efficacia operativa della rete del volontariato comasco nel fronteggiare la presenza e il transito di migranti in città, che ha peraltro prevenuto l’insorgere disordini e panico ed è stata in grado di isolare le posizioni più reazionarie ed allarmiste. Il sindaco ha ricordato che l’operato dei volontari e dell’amministrazione proseguirà nei prossimi mesi, affiancato dall’intervento statale mediato dalla prefettura locale.

Michele Marciano, presidente del circolo Legambiente di Como Angelo Vassallo, ha concordato con Lucini circa i risultati positivi ottenuti dalla rete di volontari, ricordando che è inesatto parlare di paesi “poveri” quando ci si riferisce agli Stati di origine di migranti, richiedenti asilo e rifugiati, quando gli stessi sono in effetti ricchi di risorse naturali ma svantaggiati a livello internazionale rispetto agli Stati “occidentali”, a causa delle ambizioni colonialiste e imperialiste di questi ultimi. L’intervento di accoglienza, pertanto, non assumerebbe una valenza unicamente umanitaria, ma anche politica.

Essendo impreciso parlare di “emergenza” migratoria in previsione di un costante aumento dei movimenti migratori negli anni a venire, Lotti ha sottolineato nuovamente come sia necessario fare un salto di qualità nella gestione degli arrivi che, nel caso di Como, sono rapidamente aumentati nel corso dell’estate. Questo significa creare coesione tra i comuni di frontiera più interessati e definire finalità e strategie comuni, sulla base delle quali possa essere elaborato un piano d’azione da presentare all’Unione Europea. A questo proposito, Lotti ha ricordato l’iniziativa lanciata negli anni Cinquanta da Giorgio La Pira, allora sindaco di Firenze, che propose e promosse un dialogo tra città che si fecero vere e proprie attrici e interlocutrici della politica internazionale, senza per questo sobbarcarsi gli oneri competenti a più alti livelli politici.
È infatti inaccettabile che l’Unione Europea e la comunità internazionale in toto deleghino la gestione di una popolazione migrante sempre più voluminosa e complessa a pochi Stati, primi tra tutti l’Italia e la Grecia, messi in difficoltà dal sistema regolato dagli accordi di Dublino, dalla posizione “esposta” alle migrazioni via mare, e dal sostanziale rifiuto di molti altri paesi europei verso una piena, congrua assunzione di responsabilità. Nel frattempo, gli accordi di riammissione stipulati dall’Ue con paesi terzi, spesso accompagnati da cospicui finanziamenti (i sei miliardi destinati alla Turchia, per fare un esempio) sembrano aggravare il problema piuttosto che risolverlo. In Italia, il sopracitato Sprar sembra funzionare, a patto di essere applicato su larga scala, contestualmente alla formazione di figure professionali per quanto riguarda l’accoglienza, l’integrazione e la distribuzione dei migranti.
Posto che non mancano né le idee, né le risorse, né le finanze, insomma, la necessità è quella di costruire un sistema organico laddove si aveva “improvvisato” per anni. La Marcia per la Pace Perugia e Assisi, quest’anno prevista per domenica 9 ottobre, costituirà un’occasione per gettare le basi per un programma coeso di cooperazione solidale dal basso, da attuarsi con il contributo e la partecipazione delle istituzioni di ogni livello.

Ferrari ha ribadito l’esigenza di una più equa distribuzione dei migranti (e dell’assistenza di cui essi sono destinatari) tra i diversi comuni italiani, superando la chiusura di numerose amministrazioni locali che rifiutano o riducono ai minimi termini la propria assunzione di responsabilità, delegandole ad altri centri abitati. Ha inoltre fatto chiarezza circa la dibattuta questione dei 35 euro destinati non direttamente a ogni singolo migrante  – il cosiddetto pocket money (la diaria) ammonta a soli 2,50 euro -, ma alla loro assistenza, comprensiva di vitto, alloggio (e pulizia/manutenzione dello stesso) e formazione, quando necessaria; tale cifra rimane peraltro la stessa a prescindere dal tipo di struttura preposta all’accoglienza. A questo proposito, deve essere chiaro che sono le stesse strutture alberghiere a chiedere il permesso alla prefettura nel momento in cui intendessero dare la propria disponibilità ad accogliere migranti: è dunque errato fare riferimento a imposizioni dello Stato nei confronti di strutture private.

Lucini ha negato che la città di Como sia stata “abbandonata” dallo Stato nella gestione dei flussi migratori: i rapporti con Roma, e nella fattispecie con il Ministero degli Interni, esistono e passano dalla collaborazione con la prefettura, che entra in relazione anche con le autorità elvetiche e ticinesi. Ovviamente il sindaco di Como non entra nel merito del dibattito e delle decisioni prese a livello cantonale e confederale, ma conferma che l’evolversi della situazione migratoria non esclude la comunicazione tra un lato e l’altro del confine, in particolare quando gli arrivi a Como sono aumentati in modo repentino tra luglio e agosto.

Ha preso la parola il referente del Coordinamento dei Comuni per la Pace della provincia di Torino, Edoardo Daneo, che ha invitato i propri omologhi e tutti i presenti a mantenere con il governo un dialogo volto al disarmo: molti dei migranti, richiedenti asilo e rifugiati fuggono dalle bombe che sono state prodotte e vendute da Stati europei, tra cui l’Italia, seconda soltanto alla Germania (nell’Ue) per volume del commercio di armi. Altrettanto importante è rilanciare la cooperazione territoriale allo sviluppo: spesso i migranti di una stessa nazionalità tendono a raggrupparsi negli stessi centri abitati italiani, da cui mantengono contatti con gli specifici paesi d’origine. Con questo presupposto, si può pensare a forme di cooperazione internazionale che possano prevenire, o arginare, la stessa necessità di emigrare dagli stessi Stati.

Per quanto riguarda gli arrivi, invece, Daneo mette in dubbio il senso ultimo di una distinzione vincolante tra rifugiati (o richiedenti asilo) e migranti per motivi economici, dal momento che non è moralmente accettabile imporre doppi standard nell’esercizio della solidarietà. Allo stato delle cose, sarebbe opportuno istituire dei corridoi umanitari che consentano di aggirare la situazione di squilibrio prodotta dagli accordi di Dublino e prevenire la dipendenza dei migranti (in senso lato) da passatori e trafficanti. Sul territorio italiano ed europeo, bisogna insistere per un’equa distribuzione dei migranti e delle risorse a essi destinate mentre, come già detto negli interventi precedenti, sussiste una situazione di asimmetria tra comuni attivi, come nel caso di Como, e comuni (o Stati) delegazionisti. Una strategia del tipo Sprar può rivelarsi funzionante, anche se spesso porta con sé gli oneri e gli ostacoli di una gestione condivisa. [Alida Franchi, ecoinformazioni]

 

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Questa voce è stata pubblicata il 30 agosto 2016 da in Pace con tag .

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