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Dal Corno d’Africa a Como/ Da cosa scappano? 

AFRICAN HORNIl Paese con la situazione più allarmante è l’Etiopia, dove  le persone in stato di insicurezza alimentare sono ormai più di 10 milioni.  In numerose aree del Corno d’Africa i  livelli di denutrizione sono ben al di sopra della soglia di emergenza, ma la risposta a questa situazione è ostacolata da una grave penuria di prodotti alimentari per effetto del Niño.

El Niño ha portato la siccità al Nord mettendo in ginocchio almeno 30.000 abitanti dell’auto-dichiarato Stato del Somaliland, provocando al contrario alluvioni eccezionali al Sud ovest, dove colpisce duramente 150.000 persone nelle regioni fluviali della Somalia meridionale, in quelle di pianura del centro e nel  Puntland semi-indipendente.

Secondo la Commissione europea in tutto il Corno d’Africa circa 15 milioni di persone hanno bisogno di aiuto alimentare: a fine 2015 erano almeno 10 milioni in Etiopia, 1,6 milioni in Kenya e 3,2 milioni in Somalia.

L’Etiopia in piena crisi alimentare accoglie oltre 247.000 rifugiati somali. La maggioranza di loro vive da anni nel gigantesco campo di Dolo Ado. Nel Corno d’Africa ci sono almeno 2 milioni di profughi interni e 1,7 milioni di rifugiati. Dalla fine del 2013, la guerra civile in Sud Sudan ha provocato oltre 625.000 profughi,  425.000 dei quali si sono rifugiati in Etiopia, in Uganda e in Kenya. Si tratta soprattutto di donne e bambini,  in particolare di minori non accompagnati, che hanno bisogno urgentemente di un aiuto di prima necessità.

In uno Stato fantasma come la Somalia, frammentato in Stati auto-dichiaratisi indipendenti, signori della guerra tribali, amministrato da un governo federale tenuto in piedi dall’intervento dell’Unione Africana e dal sostegno dei Paesi occidentali e dove operano le feroci bande jihadiste di Al Sheebab (gli autori della strage a Mogadiscio), anche catastrofi naturali non eccezionali possono avere un effetto devastante sulla popolazione.  I somali sono prostrati da una guerra civile infinita – diventata guerra regionale del Corno d’Africa – che prosegue dalla caduta della dittatura di Mohammed Siad Barre (un ex carabiniere italiano) nel 1991. I profughi interni ed esterni sono milioni e il Paese, ormai privo di infrastrutture, non si è ancora ripreso dalla fame che ha devastato la Somalia nel 2011. In Somalia più di 340.000 persone hanno urgente bisogno di aiuto, per non morire di fame.

Inoltre, temendo di essere attaccati dai gruppi al armati che si contendono il potere dopo il golpe del presidente Pierre Nkurunziza, nel 2015 più di 20.000 burundesi sono scappati in  Uganda, passando per il Rwanda e la Tanzania. In Uganda ci sono più di 450.000 rifugiati e, secondo il governo di Nairobi e l’ United Nations High Commissioner for Refugees (Unhcr) entro la fine del 2016 saranno 560.000.

Anche la guerra contro gli sciiti scatenata dall’Arabia Saudita nello Yemen – alla quale l’Italia contribuisce inviando rifornimenti di armi a Riyadh –   sta avendo pesanti ricadute sul Corno d’Africa: nel 2015 a Gibuti sono arrivate più di 30.000 persone dallo Yemen e più di 30.000  hanno ripassato il mare per approdare in  Somalia. Si tratta soprattutto  di somali ed eritrei che avevano tentato la strada dello Yemen per raggiungere i Paesi del Golfo e l’Europa e che si sono trovati intrappolati tra i trafficanti di carne umana e la guerra. Questo flusso di migranti di ritorno esercita una pressione insostenibile su Gibuti e Somalia che hanno capacità estremamente limitate di assorbire rifugiati e di accogliere i rimpatriati. Una massa di profughi e migranti che aspetta solo di racimolare i soldi necessari a tentare nuovamente di migrare verso l’Europa.

In Kenya, l’accordo concluso nel 2013 tra Unhcr, governo kenyano e governo federale somalo  punta a favorire il ritorno volontario assistito  degli emigrati somali da Dadaab, il più grande campo profughi del mondo che l’Unhcr ha approntato nel distretto kenyano di Gaissa. Nel 2015 l’Unhcr puntava a far tornare in Somalia almeno 10.000 dei 450.000 profughi attendati a Dabaab, ma intanto è stato identificato a Kakuma un altro sito in grado di accogliere altri 50.000 profughi.

Senza contare quel che accade all’interno degli impenetrabili confini della feroce dittatura eritrea.

[Tratto da  Corno d’Africa, la tempesta perfetta di El Niño su guerre, profughi, migranti e dittature di Umberto Mazzantini  (Green report.it)]

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Questa voce è stata pubblicata il 19 agosto 2016 da in Senza Categoria.

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