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Diritti umani/ Necessario il coordinamento tra Prefettura e Comune

bruno magattiNell’incontro con la stampa dell’11 luglio Bruno Magatti,  assessore alle Politiche sociali del Comune di Como,  ha fatto riferimento all’emergenza profughi che si sta verificando a Como in questi giorni. Sono sempre di più i migranti che cercano “riparo” all’interno e all’esterno della stazione di Como San Giovanni che, ricordiamo, precede immediatamente il capolinea di Chiasso sulla tratta ferroviaria dei treni Tilo e S11.

Dalla Svizzera, infatti, molti tentano di proseguire verso altri paesi più a nord, prima di avanzare una formale richiesta di asilo: tuttavia, se intercettati dalle autorità elvetiche, i profughi – spesso minorenni – sono semplicemente rispediti in Italia.
Come località di confine, Como mostra al momento una situazione assai problematica, con circa 700 profughi presenti sul territorio provinciale. Essi sono prevalentemente ospitati in strutture indicate dalla Prefettura preposte all’accoglienza, ma i posti disponibili sono limitati e sono frequenti i casi di fuga verso la frontiera svizzera. A fronte di tale situazione, che verosimilmente rimarrà critica ancora a lungo, Magatti sottolinea la necessità di una collaborazione continua ed efficace tra il comune di Como e la Prefettura. responsabile delle strutture di accoglienza sul territorio della provincia, per garantire l’inserimento dei nuovi arrivati e il re-inserimento dei profughi respinti alla frontiera, da indirizzare in un centro di riferimento (spesso, lo stesso che avevano abbandonato).
Con l’aumento di volume della popolazione di migranti, peraltro, sarà necessario intensificare gli sforzi. La prima e più ovvia necessità è quella di una maggiore disponibilità in termini strutturali, sempre nel rispetto dei criteri e delle procedure previsti dalla legge. Il centro di via Tibaldi, ricavato da una ex-scuola, sarà pronto nella primavera 2017; la prefettura ha riproposto l’ipotesi di una tendopoli al Bassone [che era già stata accantonata lo scorso anno, ndr]. Contemporaneamente alle strutture di accoglienza in senso stretto, comunque, è imperativo intervenire su altri tipi di servizi, come l’igiene e la sanità, ma anche l’inserimento sociale dei rifugiati attraverso l’offerta di corsi di lingua italiana e di educazione civica, chiamando le associazioni di stranieri in loco a collaborare in tal senso. Il problema di un’integrazione a breve o lungo termine è pressante anche in ragione della concentrazione di migranti nell’area cittadina, che crea la percezione di una presenza “massiccia” e difficile da gestire. Benché la responsabilità più immediata competa alla Prefettura, il comune potrà e dovrà intervenire nell’assistere coloro ai quali sia stata legalmente riconosciuta una forma di protezione, sia essa di tipo umanitario, sussidiario, o inerente allo status formale di rifugiato. [Alida Franchi, ecoinformazioni]

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Questa voce è stata pubblicata il 12 luglio 2016 da in diritti con tag .

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