Arci ecoinformazioni via Lissi 6 22100 Como, tel. 327.4395884, ecoinformazionicomo@gmail.com

Essere nel lago con Christo e Jeanne Claude

Ieri, martedì 28 giugno 2016, dopo molti tentennamenti, siamo riusciti a vedere The floating piers, l’opera di Christo e Jeanne Claude collocata sul lago d’Iseo per collegare Sulzano a Montisola e questa alla più piccola isolina di San Paolo.

Dal punto di vista logistico, la visita non è stata semplicissima ma – per fortuna – assai meno tormentosa di come le allarmanti notizie di stampa potevano far prevedere. Certo, bisogna metterci un po’ di impegno nel preparare la trasferta, ma le possibilità alternative ai principali accessi non mancano. Questa la nostra: in auto, evitando le autostrade e seguendo invece la direttrice che costeggia il lago d’Endine, siamo arrivati al lago d’Iseo da nord, e abbiamo poi raggiunto i parcheggi (autorizzati – costo per l’intera giornata 15 euro – con ricevuta) di Sale Marasino; più oltre non si poteva andare; da lì a piedi ci siamo recati all’imbarcadero con l’obiettivo di salire sul battellino di linea (non prenotabile e quindi di libero accesso) che collega Sale a Carzano, all’estremo nord di Montisola. Il primo battello disponibile ci è sfuggito, ma sul secondo – venti minuti più tardi – siamo saliti senza problemi, anzi, in posizione privilegiata, sulla prua a goderci il panorama. In definitiva, poco prima di mezzogiorno sbarcavamo a Montisola, senza levatacce, senza code estenuanti, senza attacchi di nervoso. (Mi sentirei di consigliarlo, se non fosse ormai un po’ tardi; comunque, nella giornata di ieri, abbiamo incrociato almeno un paio di gruppetti di amiche comasche, nessuna particolarmente stressata, anche se qualche coda più di noi, tra treni, auto e battelli, se l’erano fatta).

Floating-01

Dal punto di vista organizzativo, sottolineando che bisogna tenere nel debito conto il giorno infrasettimanale, mi sentirei di promuovere l’esperienza. Tutte le persone coinvolte (parcheggianti, naviganti, rifocillanti, informanti, vigilanti …) ci sono parse attente e cordiali, comprese nel loro ruolo.

Dal punto di vista artistico (finalmente!), il discorso va molto articolato, ma fin da subito va detto che l’opera-installazione mi è parsa riuscita e quindi merita sicuramente il viaggio.

Floating-02

Floating-03

Avvicinandoci, come abbiamo fatto noi, lungo la strada sulla riva che da Carzano conduce a Peschiera Maraglio, la “passerella” appare prima come una sottile lama luminosa di colore giallo intenso, poi come una superficie brulicante di gente, un po’ inquietante. Ma quando, dopo aver percorso un altro po’ di lungolago (il passaggio più faticoso, stante la quantità di gente e la ristrettezza della strada), arriviamo all’imbocco di una delle passerelle che punta verso l’isola di San Paolo, la percezione cambia radicalmente. Dall’“interno” (l’espressione ha un senso profondo, anche se l’installazione è del tutto aperta) l’opera prende il sopravvento, il percorso diventa il fulcro dell’esperienza, la gente (sempre tantissima) sembra rarefarsi. Camminare sulla passerella (pier in inglese è propriamente “pontile”, “banchina”, “imbarcadero”) diventa un atto con un impatto molto forte; l’ondeggiamento della superficie (floating significa tanto “galleggiare” quanto “ondeggiare”, e questo moto è quasi sempre molto leggero, ma a volte più intenso, quando si sentono le onde provocata da battelli e motoscafi) e la sua morbidezza (sotto il tessuto giallo intenso c’è una resina espansa che è comunque soffice) fanno sì che i passi diventino spontaneamente più consapevoli. Non è tanto l’idea di “camminare sulle acque” (su cui tanto si è favoleggiato, dato il nome del progettista) ma quella di “essere nel lago”, immersi in uno spazio incognito, per quanto definibile. La passerelle, larghe ben 18 metri, in modo da evitare qualsiasi sensazione di precarietà, quasi si trasformano in acqua in una dissolvenza incrociata, nonostante che i rispettivi colori siano quasi complementari e quindi inconfondibili.

Floating-05

Floating-04

 

Quindi l’opera, o installazione che dir si voglia, mi è apparsa molto introversa, assai poco “gridata” come invece sembrava di capire dal suo impatto nella comunicazione mediatica.

Quando poi, compiuto il tratto fino all’isoletta di San Paolo, “circumnavigata” la villa, e di nuovo percorso il collegamento fino alla terraferma poco distante da Sensole, ci incamminiamo sulla strada che dalla riva sale a mezzacosta, la percezione dell’opera muta ancora. Il percorso che era sembrato lineare si spezza e alcuni cambi di direzione quasi impercettibili diventano secchi: tra l’isola e l’isoletta si disegna quasi una punta di freccia che punta lontano, fuori da tutti quei bersagli che erano sembrati ovvi. Non posso fare a meno di pensare che sono “tante opere” in una, e che il lavoro di ideazione è stato davvero approfondito e attento al contesto.

Floating-08

Floating-07

Mi rendo conto di questi diversi aspetti mentre rifletto sul fatto che l’opera – a dispetto dei milioni di scatti di cui è stata oggetto – è assai poco fotogenica; quasi impossibile trarne (almeno per un dilettante come me o come la maggior parte delle persone che conosco) un’immagine diversa da quelle ovvie e quasi obbligate; quasi impossibile fissare uno sguardo in grado di restituirne la complessità.

Floating-06

Ma anche questo è elemento di grande interesse: messe al centro di un’attenzione quasi morbosa, le passerelle di Christo e di Jeanne Claude galleggiano indifferenti e forse pian piano ondeggiano in direzione ignota.

La gente “normale”, che a decine di migliaia attraversa il lago galleggiando, ha le mie stesse percezioni e i miei stessi pensieri? Sarei disposto a giurare che il 99,99% di loro piuttosto che andare a vedere un’opera d’arte contemporanea si sparerebbe un colpo. Eppure è qui… Sono altresì convinto che quasi nessuno si considera parte di un’“opera”. Eppure è qui… Basta a spiegare tutto questo il consumismo culturale imperante, la dittatura della promozione, il desiderio di partecipare a un “evento”? Non so.

Le feste popolari sono fenomeni difficilmente inquadrabili. E questa è indubbiamente una festa: ho visto troppe persone “contente” di esserci, dopo aver dovuto far fronte a levatacce, code, caldo e – persino – un po’ di chilometri a piedi, per avere dei dubbi.

Si “portano via” qualcosa da questa giornata, oltre agli immancabili selfies?

La domanda è probabilmente mal posta, poiché l’arte e la cultura non seguono mai i percorsi più diretti.

Un’ultima riflessione, l’unica in controtendenza rispetto a una sensazione di soddisfazione complessiva dopo la mia visita: tra gli sponsor principali dell’operazione è quel Beretta della fabbrica di armi, responsabile di molti disastri in giro per il mondo. Premesso che il suo ruolo (e quello degli altri sponsor) resta quasi del tutto invisibile alla maggior parte del pubblico, è difficile sottrarsi alla domanda: e la responsabilità etica dell’arte? Ma la risposta non è facile.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

Un commento su “Essere nel lago con Christo e Jeanne Claude

  1. sinigagl
    3 luglio 2016

    Totalmente d’accordo con Fabio Cani, tranne sull’ultimo punto: per quanto mi risulta Christo non accetta finanziamenti, sponsor e nemmeno volontari.
    Questo è quello che viene dichiarato ufficialmente.
    “È Christo a sostenere totalmente i costi relativi alla realizzazione di The Floating Piers, a partire dalla richiesta dei permessi, compresi poi la costruzione, l’installazione e lo smontaggio del progetto. Tutto sarà pagato con i proventi della vendita dei suoi studi preparatori e da altre opere degli anni 1950 e 1960. Non accetta nessun finanziamento o sponsorizzazione di nessun genere, come pure non accetta che i visitatori paghino il biglietto per accedere al progetto. Non sono ammesse collaborazioni a titolo gratuito (volontari). Non accetta denaro per materiale quali manifesti, cartoline, libri, filmati o prodotti analoghi. Assolutamente nulla. Christo è fermamente convinto che scendere a patti di tal genere potrebbe alterare o compromettere la sua arte. Rifiutare contributi in denaro gli consente di lavorare in totale libertà.
    I collezionisti d’arte interessati ad acquistare le opere d’arte originali eseguite in preparazione dei suoi progetti, possono scriverci una mail. Christo e Jeanne-Claude sono da sempre i mercanti d’arte di sé stessi. Tutto il denaro necessario per realizzare The Floating Piers proviene dalla vendita delle opere d’arte originali create da Christo dalla fine degli anni 1950 a oggi.”
    http://www.thefloatingpiers.com/domande-ricorrenti-it/

I commenti sono chiusi.

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 29 giugno 2016 da in arte.

Arci ecoinformazioni

Circolo Arci ecoinformazioni via Lissi 6 22100 Como, tel. 327.4395884, ecoinformazionicomo@ gmail.com, www.ecoinformazioni.it. Registrazione Tribunale di Como n. 15/95 del 19.07.95. Direzione: Fabio Cani, Jlenia Luraschi, Andrea Rosso, Gianpaolo Rosso (responsabile). Proprietà della testata Associazione ecoinformazioni - Arci. Consiglio direttivo: Fabio Cani (presidente), Gianpaolo Rosso (vicepresidente), Jlenia Luraschi (tesoriera), Michele Donegana, Marisa Bacchin.

Inserisci il tuo indirizzo e-mail per iscriverti a questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi per e-mail.

Segui assieme ad altri 3.074 follower

Contatti ricevuti

  • 750,256 hits

ecofacebook

ecotwitter

Ecoattivi

Sostengono ecoinformazioni

Benzoni gioielli Benzonibijoux

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: