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L’Ordine degli Architetti di Como tra premi e film

È un periodo intenso, questo, per l’Ordine degli Architetti di Como: mercoledì 22 giugno sono stati consegnati i premi dell’edizione 2015 del Premio Maestri Comacini, mentre il giorno seguente proprio dalla sede dell’Ordine, al Novocomum, è cominciata la nuova edizione del Lake Como Film Festival.

PremioMaestriComacini-2015

Il Premio Maestri Comacini, di cui è possibile vedere nella sede dell’Ordine, l’esposizione delle opere presentate e di quelle selezionate, da più di vent’anni indica le migliori opere progettate sul territorio provinciale da professionisti iscritti agli Ordini degli Architetti o degli Ingegneri (che insieme lo organizzano). Divisa come sempre in diverse categorie (nuove costruzioni; recupero di costruzioni esistenti; spazi urbani e infrastrutture; architetture d’interni), la presente edizione fa riferimento alle opere progettate e realizzate fra gennaio 2012 e dicembre 2014. Tra le non moltissime opere presentate (28 in tutto), la giuria ha scelto per le nuove costruzioni l’edificio di via Volta 16 a Erba di Marco Ortalli e Dario cazzaniga, tra le costruzioni recuperate la casa G di Lorenzo Guzzini a Como, per gli spazi urbani il Ponte del Chilometri di Paolo Brambilla, Renato Conti e Corredo Tagliabue, tra le architetture d’interni l’appartamento VM a Cantù di Lopes Brenna Architetti; com’è ormai tradizione, inoltre, vengono premiati, oltre ai progettisti, anche i committenti e le imprese costruttrici.

La premiazione e l’inaugurazione della mostra sono state anche l’occasione per una informale verifica dello stato di salute dell’architettura comasca, ma la lunga prolusione del presidente della giuria, Nicola Di Battista, non ha mancato di suscitare perplessità, per molte affermazioni approssimative e banalizzanti, ma soprattutto per il rifiuto, quasi sdegnoso, di assunzione di responsabilità etica riguardo alla professione di architetto (in risposta alla “proposta” di Salvatore Settis di istituire un “giuramento di Vitruvio” affine al giuramento di Ippocrate dei medici); viceversa, non è difficile vedere quanto sarebbe importante una più attenta valutazione degli aspetti etici di tutti gli esercizi professionali, anche di quello progettuale.

La sera seguente, sempre nella sala al piano terra del Novocomum, gratificato come di consueto di un approfondimento interpretativo (questa volta a cura di Attilio Terragni), ha preso il via la nuova edizione del Lake Como Film Festival con tre documenti visivi dedicati ad altrettanti capi d’opera architettonici del mondo occidentale: il Salk Institute di La Jolla in California, progettato da Louis Kahn; l’Opera di Oslo, dello studio Snøhetta; il Centre Pompidou a Parigi, di Renzo Piano e Richard Rogers. I tre contributi, assai diversi tra loro nonostante che appartengano a un’unica serie (intitolata “Le cattedrali della cultura”), non hanno del tutto convinto il pubblico presente: molto rifiniti dal punto di vista formale, non hanno saputo in realtà raccontare le architetture proposte, così che l’approccio è sembrato eccessivamente estetizzante.

È uno dei problemi centrali del cinema di architettura (e di paesaggio) che sicuramente ci sarà modo di approfondire nel corso del festival.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

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Questa voce è stata pubblicata il 25 giugno 2016 da in como, Cultura con tag , .

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