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Fedeli al Pd con Circolando

fedeli manifestoUna quarantina di persone giovedì 16 giugno nella sede comasca della Cna hanno partecipato all’incontro-dibattito Conversando con… Valeria Fedeli, promosso da Circolando e dal coordinamento Pd di Como, a cui è intervenuta la vicepresidente del Senato della Repubblica, Valeria Fedeli appunto, già rappresentante sindacale Cgil e tuttora attiva sostenitrice di importanti lotte per la risoluzione di questioni sociali legate al genere e all’orientamento sessuale di cittadine e cittadini.

Pochi giorni dopo la strage omofoba di Orlando, negli Stati Uniti, a poche ore dall’assassinio della deputata laburista britannica Helen Joanne “Jo” Cox, a sua volta promotrice di politiche egualitarie, e con un numero di vittime di femminicidio e violenze di genere che continua a salire in Italia, Fedeli ha espresso chiaramente l’urgenza di opporre e imporre un’efficace, perentoria risposta istituzionale a omofobia e misoginia.

Poco prima dell’inizio dell’incontro, ho avuto la possibilità di chiedere a Fedeli quale sia la situazione attuale in Italia della lotta alla discriminazione, e quali progressi sono stati fatti in tale senso. L’impressione che si ha è infatti che i fenomeni di femminicidio, e i presupposti sociali in cui essi avvengono, siano ancora ben presenti e perfino radicati in Italia (ma non solo), nonostante una innegabile presa di coscienza e di responsabilità sia stata registrata negli ultimi anni.

Rispetto a questi temi, Fedeli ha espresso un giudizio positivo rispetto all’aumento della componente femminile negli organi di Stato, facendo riferimento all’attuale 30 per cento di presenza femminile nel Parlamento italiano – una quota che, pur minoritaria, rappresenta un massimo storico in Italia e una tendenza verso un cambiamento in senso apertamente parificatore, riflettuto anche ad altri livelli politici sovra- osub-nazionali. Molti provvedimenti sono stati presi per garantire eguali opportunità in ambito istituzionale, lavorativo – come l’estensione del congedo di maternità ai lavori precari -, e sociale. L’adozione unanime della Convenzione di Istanbul del Consiglio d’Europa da parte del Parlamento italiano nel giugno 2013 ha dato conferma che il femminicidio, non soltanto in Italia, ma con una frequenza allarmante nel nostro Paese, è da considerarsi fenomeno sociale specifico, radicato e trasversale; come tale, deve essere affrontato miratamente a livello nazionale e locale (oltre che europeo e internazionale). Soprattutto, esso non deve essere inteso in senso stretto, come insieme di “omicidi di donne in quanto donne”: la violenza e la discriminazione sulla base del sesso e dell’identità di genere possono assumere una varietà di forme che, se rimaste impunite, possono soltanto assecondare una percezione “in difetto” delle donne.

Evitare che questo avvenga significa intervenire sul codice penale, introducendo aggravanti per i reati di femminicidio e violenza (fisica o psicologica) nei confronti di donne, ragazze o bambine e potenziando la sicurezza di queste ultime, per quanto possibile. A questo proposito, Fedeli ha presentato, nel 2013, un disegno di legge per l’istituzione di una commissione parlamentare sul femminicidio come fenomeno sociale e criminale specifico.
È tuttavia sull’educazione che bisogna insistere di più per promuovere efficacemente e diffusamente la concreta, oltre che legale, parità di sessi e generi. Il comma 16 del ddl “La buona scuola” va a intervenire proprio su questo aspetto.

Si è quindi aperto il dibattito, moderato da Riccardo Gagliardi del coordinamento Pd di Como (presente in sala anche Chiara Braga, deputata Pd e responsabile nazionale Ambiente del partito) e condotto da Umberto Montin, giornalista de la Provincia, che ha posto alla senatrice alcune domande su temi di grande attualità, a cominciare, appunto, dalla legge sulle unioni civili, proposta dalla senatrice del Pd Monica Cirinnà e approvata lo scorso maggio. Una legge che ha scatenato aspre polemiche da parte degli ambienti conservatori, tanto da avere subito significativi emendamenti – primi fra tutti, la sospensione della cosiddetta stepchild adoption [l’adozione formale del figlio del partner] per coppie gay maschili e l’omissione dell’obbligo di fedeltà nell’ambito delle unioni civili tra persone dello stesso sesso – prima di ottenere il sì definitivo alla Camera.

Alla domanda rivoltale da Montin – se fosse poi davvero necessaria una legge per regolamentare (finalmente) le unioni civili nel nostro Paese, quando già nove anni fa la proposta di legge sulle coppie di fatto in senso lato aveva incontrato reazioni sfavorevoli, arenandosi con la caduta del governo Prodi -, Fedeli ha risposto che l’approvazione di tale ddl rappresenta innanzitutto un fatto di civiltà, peraltro in osservanza degli articoli 2 e 3 della Costituzione che sanciscono, rispettivamente, il riconoscimento e rispetto dei diritti dell’uomo e la garanzia, da parte dello Stato, del principio di uguaglianza tra tutti i cittadini. È bene tenere a mente che la nuova legge non comporta una limitazione dei diritti di chi già ne gode, bensì un’estensione degli stessi a coloro ai quali erano stati negati. Fedeli si rallegra dell’importante risultato raggiunto, benché ne riconosca l’incompletezza e i limiti. In Italia, infatti, una “unione civile” rimane tuttora distinta da un “matrimonio” a tutti gli effetti, e le possibilità di adozione per coppie omosessuali, e soprattutto maschili, come già detto, rimangono circoscritte [va notato che la stepchild adoption è prevista dall’ordinamento legale italiano già dal 1984, benché le coppie omosessuali, e sopratutto gay, ne rimangano molto spesso escluse]. A questo proposito, Fedeli ha fatto riferimento alle difficoltà incontrate nel raggiungimento della maggioranza necessaria all’approvazione, oltre che a diffusi atteggiamenti di disprezzo nei confronti di chi vive la propria sessualità in modo, per così dire, “non tradizionale”; un’ostilità che interessa anche gli ambienti politici e giudiziari – portando a frequenti, benché incostituzionali, “obiezioni di coscienza” nell’esercizio degli obblighi d’ufficio – e le cui conseguenze si abbattono anche sui bambini.

Non è un caso che un simile ostruzionismo abbia caratterizzato la campagna contro quella che impropriamente è stata definita come “teoria gender”, in pratica, la sensibilizzazione alla diversità nelle identità e degli orientamenti sessuali in un contesto educativo. Quella che è una necessità reale è stata spesso male interpretata da chi rifiuta di riconoscere e di incoraggiare una reale, completa parificazione tra “femmine” e “maschi”, o di ammettere identità e orientamenti sessuali “altri” rispetto all’eterosessualità. Eppure, alla radice di atteggiamenti e comportamenti discriminatori, come misoginia, omofobia e bullismo (quest’ultimo rimane un fenomeno preoccupante nelle scuole e in rete) – c’è proprio una diffusa ignoranza, che può e deve essere contrastata a livello nazionale e locale. Da qui l’unanime approvazione nel 2013 da parte del Parlamento italiano della Convenzione di Istanbul, promossa dal Consiglio d’Europa per combattere ogni forma di violenza contro le donne.

Un’approvazione anche unanime, tuttavia, non implica automaticamente una piena, completa presa di consapevolezza: ecco perché si deve intervenire a livello sociale per contrastare le discriminazioni e la violenza di genere. Sono anche, soprattutto gli uomini (e i ragazzi, e i bambini) i destinatari di un diffuso intervento educativo in tal senso. Spesso dissuasi dall’esprimere sentimentalismi “da femminuccia” durante la crescita, molti maschi maturano una visione delle proprie coetanee come persone in qualche modo inferiori, su cui è perfino “lecito” esercitare controllo e possesso. Dentro e fuori dal contesto scolastico, essi assimileranno modelli culturali e formativi che tendono ad attribuire a ciascuno dei sessi una serie di caratteristiche distintive, che nel caso maschile comprendono l’esercizio della potenza fisica (o l’uso delle armi), la quale può degenerare in comportamenti violenti che troppo spesso si riesce a scusare e tollerare, fosse anche per timore. Indifferenza, connivenza o utilizzo di codici e immagini “sessiste” da parte dei mezzi di comunicazione e intrattenimento  – in primo luogo quelli pubblici – non possono più essere consentiti, o la correlazione tra paura e accettazione passiva non potrà fare altro che perpetuarsi. Né ci si può permettere di inasprire le pene per chi usa violenza verso le donne senza garantire una corretta applicazione delle stesse. Da questo punto di vista, la senatrice riconosce il ritardo della sinistra italiana nell’offrire alle cittadine (e ai cittadini) condizioni di sicurezza, un tema che, unitamente alla diversità, continua a essere problematizzato e perfino taciuto, a scapito della fiducia dei singoli nei confronti delle istituzioni. Eppure, sarebbero proprio le questioni più difficili a dover essere attivamente messe in discussione. Il disagio associato al discorso sulla migrazione tende a censurare (in altri casi, a strumentalizzare) le riflessioni sulla percezione delle donne entro le comunità di migranti, in nome di una integrazione rispettosa delle “diversità”. Tuttavia, deve essere ben chiaro che il rispetto dei diritti umani garantito dalla nostra Costituzione deve essere esteso a tutela di tutti gli individui, e che atteggiamenti di “colpevolizzazione della vittima” in casi di violenza non devono essere ammessi, a prescindere dalla cultura e dalla cittadinanza.

L’incontro è proseguito sul tema delle riforme del lavoro. Nell’augurio che la nuova direzione di Confindustria lavori in direzione di un accordo per la situazione contrattuale, Fedeli ritiene che il negoziato sulle pensioni e sulla flessibilità in uscita sia partito bene. Tuttavia, è necessario che le aziende costruiscano e mantengano un’efficace rete di contatti per definire obiettivi condivisi e gestire efficacemente mobilità e occupabilità, aspetti su cui si avverte la mancanza di una strategia organica. Altro punto fondamentale che la politica industriale italiana si trova ad affrontare è il collocamento sul mercato internazionale: le imprese dovrebbero, secondo la senatrice ed ex-sindacalista, sapere come meglio investire per innovarsi e collocare i prodotti italiani laddove ce n’è maggior richiesta. Proprio l’internazionalizzazione del made in Italy, un concetto che Fedeli estende alla cultura e all’arte (prendendo le distanze dalle posizioni espresse anni fa dall’allora ministro Tremonti, e riconoscendo a Matteo Renzi il merito di avere affrontato apertamente la questione), oltre che al settore agroalimentare, creerebbe le condizioni adatte per un’economia di trasformazione competitiva. Si avvertono inoltre le necessità di investire in un miglioramento dell’impatto ambientale, da un lato, e di ampliare il ruolo della pubblica amministrazione, dall’altro, in senso non soltanto assistenziale, anche per colmare e prevenire i ritardi temporali che mettono l’economia italiana in una situazione svantaggiata nel mercato internazionale.

Montin ha chiesto a Fedeli se sia vero che la dimensione media o piccola delle imprese italiane rappresenti un vantaggio e se, come si diceva decenni fa, ha ancora senso dire che “piccolo è bello”. A questo proposito, Fedeli afferma che “il treno delle grandi imprese” è stato perso già negli anni settanta in Italia, mentre le imprese nazionali possono tuttora contare su una rete di interconnessioni. Un’altra strategia vincente può essere quella di puntare su un prodotto principale, rispetto che su un ribasso dei prezzi che si rivela, allo stato delle cose, una strategia poco efficace.

Sono seguite le domande del pubblico. Prima a prendere la parola è stata Tonina Santi, ex consigliera per le pari opportunità, che ha chiesto un chiarimento riguardo all’intervento punitivo e preventivo rispetto al femminicidio e alla violenza di genere (Fedeli ha ricordato che all’adozione della Convenzione di Istanbul si affianca l’azione educativa, espressa da “La buona scuola” nel suo comma 16, di cui auspica l’imminente approvazione).

Franco Monti ha domandato chiarimenti alla senatrice riguardo alla situazione del welfare italiano. Ciò che ancora manca a garantire un welfare “universale”, a parere di Fedeli, è un’agenzia del lavoro che operi attivamente nel collocamento (e ri-collocamento) professionale, accompagnata da un investimento delle risorse disponibili nella creazione di posti di lavoro; lacune che l’approvazione del Jobs Act, che dovrebbe essere raggiunta entro la fine dell’anno, dovrebbe contribuire a colmare.

Claudio Cattaneo, già dirigente Psi e tra i fondatori del Psiup, si chiede in che misura si debba parlare di “alterità”, piuttosto che di “uguaglianza”. Dopotutto, quest’ultima costituisce un principio cardine della società occidentale. Valeria Fedeli sottolinea però la distinzione tra “uguaglianza” e “pari opportunità”, concetto messo in pratica nell’offrire a tutti gli stessi diritti “in partenza”, perché ciascuno possa in seguito definire il proprio percorso personale e specifico. È su quest’ultimo principio che si fonda l’azione politica parificatrice e anti-discriminatoria, in senso positivo (intervenendo a eliminare una discriminazione) e negativo (l’astensione dall’imporre ulteriori misure discriminatorie). Benché “alterità” sia una parola scomoda, infatti, il rispetto dei diritti e dell’eguaglianza di e tra i singoli deve necessariamente tenere conto delle diversità individuali. Un esempio paradigmatico è il caso della maternità, troppo a lungo considerata una discriminante femminile. Tale concezione deve essere superata sia offrendo alle madri (e alle lavoratrici) migliori condizioni di inserimento e congedo, sia estendendo l’intervento di assistenza ai neo-padri con un congedo di paternità di almeno due settimane, in modo che la nascita di un figlio (o di una figlia) possa cominciare a essere intesa come responsabilità condivisa e non più come prerogativa femminile. Questi concetti sono in linea con i dubbi espressi da Rita Calì, presidente del comitato dei genitori degli alunni del liceo Paolo Giovio di Como, la quale evidenzia la necessità di garantire pari opportunità non soltanto “in partenza”, ma anche “in arrivo” – cioè sul pensionamento – tra donne e uomini. Alessandra Pusterla, segretaria del circolo Pd Como-convalle, conferma l’esigenza di un efficace intervento di welfare in ambito familiare e scolastico: è nel momento in cui i bambini non trascorrono abbastanza tempo con genitori impegnati sul lavoro che essi rischiano di sfogare le proprie insicurezze assumendo comportamenti aggressivi – spesso sessisti o razzisti, e tipicamente discriminatori –  nei confronti di alcuni coetanei e coetanee. Un intervento educativo nelle scuole può certamente contribuire, ma alle famiglie deve essere data l’opportunità di fare la propria parte nel prevenire tali atteggiamenti.

Ultimo tema affrontato (per ordine, e non certo per importanza) è stato quello della riforma costituzionale. Ricordando che non è previsto alcun emendamento dei primi 54 articoli della Costituzione, comprensivi dei principi su cui si fonda l’ordinamento repubblicano, Valeria Fedeli ha fatto riferimento agli alti costi (in termini di denaro, ma anche di tempo) che comporta l’attuale sistema bicamerale paritario, spesso controproducenti in termini di efficienza e trasparenza istituzionale: ridurre il numero di parlamentari, sostiene la senatrice, porterebbe a una riduzione delle spese e a procedure parlamentari più fluide. Molti temono inoltre che circoscrivere il ruolo del Senato a una funzione rappresentativa, delegando la fiducia al Presidente del Consiglio alla sola Camera dei deputati, produca una deriva autoritaria. Per smentire questa tesi, Fedeli ha invitato i presenti a leggere l’intero programma della riforma, sulla quale, così come sulla nuova legge elettorale, cittadine e cittadini italiani potranno esprimersi in occasione del referendum di ottobre.

Gagliardi ha concluso l’incontro ringraziando Valeria Fedeli per l’intervento ed esprimendo l’augurio che la visione d’ampio respiro della situazione italiana attuale offerta dalla senatrice possa trovare riscontro pratico nell’azione politica del Pd, a livello nazionale e locale. [Alida Franchi, ecoinformazioni]

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Questa voce è stata pubblicata il 19 giugno 2016 da in diritti, Politica con tag , , , .

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