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Ceccanti, un costituzionalista per il sì

ceccanti cantùL’11 giugno Stefano Ceccanti, senatore del Pd e docente di i Diritto costituzionale alla Sapienza di Roma, partendo da alcuni spunti offerti dal suo libro La transizione è finita [G. Capitelli editore 2016, pagg. 120, 11 euro], ha illustrato alcuni punti a favore del sì al referendum costituzionale per cui i cittadini italiani saranno chiamati al voto nell’ottobre del 2016. Con lui Chiara Braga e Mauro Guerra, deputati del Pd. I due moderatori, Stefano Ballabio e Ivana di Carlo, hanno annunciato che l’incontro ha aperto la campagna di raccolta firme del Comitato per il sì a Cantù, che si propone di raccogliere un numero davvero considerevole di consensi in provincia: 11500 firme.
Ceccanti è partito dal titolo del libro per discutere la fase di transizione politica e partitica che sta vivendo il paese, ha proposto tre fasi del Comitato costituente del 1947/1948: in principio l’arrivo in aula del testo preparatorio della Costituzione nel marzo 1947, in seguito la sfiducia al governo nell’ottobre 1947 dopo le elezioni di Roma, a cui è seguita l’alleanza tra la sinistra di Togliatti e la destra di Nitti, infine l’alleanza di Togliatti stesso con la Dc e l’abrogazione della legge che rendeva nominale l’elezione dei senatori provenienti dai comitati regionali. Concluso l’excursus storico sui primi passi della Costituzione, il relatore ha descritto come tra il 1983 e il 2001 il processo sia stato quello opposto, terminando con l’articolo 117 che ha di fatto riportato il Parlamento alla sua forma originaria, senza parlamentari regionali.
Questi presupposti fanno da fondamento alla tesi proposta nel libro: se non si riportano in Parlamento i ripresentanti regionali e non si fa diventare appannaggio della Camera la fiducia al governo, la situazione tripartitica dell’Italia porterà a un collasso istituzionale statale.

Conclusa questa introduzione è stato dato il via al dibattito.
Il primo intervento è stato quello di un esponente del Comitato per il sì comasco, che ha avanzato un’obiezione riguardo al rischio che il sistema, una volta riformato, porti a un’eccessiva supremazia della maggioranza. Ceccanti ha ribattuto che la critica acquisterebbe significato solo se esistesse nell’orizzonte politico italiano un’effettiva maggioranza. In ogni caso, anche se ciò avvenisse, esistono strutture come la Corte costituzionale e la magistratura che hanno il compito di monitorare le iniziative della maggioranza. Mauro Guerra ha ripreso il tema della transizione, domandando se quella istituzionale possa rapportarsi a quella partitica.

La risposta è stata che la vittoria del sì porterebbe alla soluzione di questioni relative alla Camera come unica fiduciaria del governo, le cui mozioni dovrebbero essere frutto della maggioranza. Con la nomina a parlamentari di parte dei consiglieri regionali si avrebbe un maggiore pluralismo interno al singolo partito, ma al momento dell’approvazione di proposte istituzionali si avrebbe maggiore possibilità di coesione ideologica. Nel momento in cui in Parlamento vanno come rappresentanti consiglieri regionali, il rapporto centro-regione si stringe, portando il dibattito non direttamente a palazzo Montecitorio, ma nella sede del Consiglio regionale stesso. Il fatto di togliere il titolo fiduciario al Senato, inoltre, ridurrebbe la lunghezza dei processi di approvazione.

A un intervento successivo sul pluralismo interno che porta al rischio di troppe correnti di pensiero contrastanti, Ceccanti ha risposto che la Costituente del 1947 aveva il vantaggio di fondarsi sull’asse di divergenza est/ovest. La situazione odierna è invece analoga a quella del 1953 in cui, a seguito della formazione del Movimento Sociale (ex repubblicani), nessun partito aveva la certezza di avere in mano la vittoria elettorale, dato che il neonato movimento andava ad insidiare il dualismo Dc-Pc.

Rispondendo a un successivo intervento riguardante le conseguenze sociali dell’eventuale riforma, il relatore ha spiegato come l’applicazione della teoria legislativa debba essere affiancata a una conoscenza pratica della dinamiche politiche del Paese oggetto del provvedimento.

Rispondendo alle domande successive, Ceccanti ha di nuovo sottolineato l’importanza dello snellimento delle procedure, e l’attenzione verso l’amministrazione delle singole regioni e della loro funzione rispetto al territorio nazionale.

In conclusione, Ceccanti ha invitato a riflettere sulla positività di votare su una scheda e non su due, sull’importanza della relazione tra Stato e regioni e sull’idea di avere uno stato che pensi al cittadino. [Pietro Caresana, Martina Toppi per ecoinformazioni]

 

Già on line sul canale di ecoinformazioni altri video dell’iniziativa

[Foto Filippo Di Gregorio]

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Questa voce è stata pubblicata il 13 giugno 2016 da in Politica con tag , .

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