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I Nuovi mondi della Parada par tücc

parada2016Il rischio di tentare di descrivere l’esperienza della Parada par tücc [Parata per tutti] il mattino dopo è quello di non riuscire a trovare le parole, per effetto combinato di una stanchezza soddisfatta e della concreta impossibilità di distillare in parole le ore di colori, musica, arte itinerante e meraviglia che partecipanti (diverse centinaia) e spettatori hanno condiviso il pomeriggio di sabato 11 giugno, tra via Milano alta, dove il corteo ha preso il via intorno alle 17, e i giardini al lago, che hanno ospitato una festa conclusiva animata da musica, giocoleria, cibo e bevande ed effetti speciali “infuocati”.

Quella di quest’anno è stata l’ottava edizione della Parada, mossa grazie a un nutrito e attivissimo comitato organizzativo e promotore, presieduto da Mauro Macorin, e agli individui, gruppi, associazioni e scuole che hanno preso parte alla manifestazione, fosse per la prima volta o per tradizione consolidata. Per chi scrive, invece, si tratta della quinta Parada, e della prima vissuta dall’interno, avendo preso parte al laboratorio fotografico ufficiale: scelta spontanea dopo quattro anni di cortei paradeschi liberamente immortalati, decisione felicissima per l’apertura di una prospettiva interna su un evento che coinvolge e che travolge per definizione, se di definizioni si può parlare. Baciati dalla fortuna e dal sole  – l’ultima pioggia è caduta poco prima della partenza – i “paradisti” e il loro sempre più numeroso seguito hanno diffuso per Como quell’animazione e quell’allegria di cui tanto spesso si sente la mancanza in città. Quello che a passanti e spettatori appare come un evento spettacolare, oramai tradizionale (per chi lo conosce), ma pur sempre “un’eccezione programmata” (o percepita come tale), è in effetti frutto di un grande e lodevole impegno da parte degli organizzatori. Un impegno che si estende per tutto l’anno, e che è ampiamente ricompensato da una continua crescita, in termini di numeri e di consapevolezza, del “microcosmo” della Parada (ogni anno un po’ meno micro del precedente, per l’appunto), anticipato e promosso dalla compartecipazione ad altre iniziative a Como e dintorni, oltre che una serie di eventi “satelliti” (il prossimo è previsto per sabato 16 luglio).

Le parole sopra virgolettate fanno intenzionalmente riferimento al tema portante della VIII Parada par tücc: i Nuovi mondi, intesi in tutte le loro possibili declinazioni. Come sempre, costumi, scenografie e allestimenti hanno reso creativamente e magnificamente la complessità e la multiformità di questo concetto, che spazia dall’astronomia al viaggio (fisico e/o metaforico) e dal folklore alla sperimentazione.

Da quando la Parada ha adottato un tema diverso per ogni edizione (dal 2011 in poi: Tempo al tempo,  Il dolce, Flora e fauna, I quattro elementi…più uno, C’era una Volta e, appunto, Nuovi mondi), quello di quest’anno appare il più rivelatore della sua stessa essenza: un continuo, entusiastico percorso che si estende nel tempo e nello spazio e che non lascia nessuno indifferente, che non ha paura di tentare strade sempre nuove e di rimettersi – artisticamente parlando –  in discussione, sempre nel rispetto di alcuni basici principi: libertà (ognuno può partecipare, a laboratori e manifestazione finale, la direzione artistica – qui intesa in senso lato –  è sempre più vasta e fantasiosa, le distinzioni di età, genere, origine e credo sono messe da parte a favore della condivisione e della reciproca conoscenza), gratuità (nessun costo è richiesto per la partecipazione ai laboratori e al corteo, che non si appoggiano ad alcuno sponsor privato), ecologia (il materiale utilizzato è al cento per cento ecologico, compresi gli strepitosi marchingegni ideati e realizzati dalla Ciclofficina par Tücc, la pulizia degli spazi pubblici è assicurata dall’efficienza del servizio d’ordine e dall’impegno dei partecipanti stessi). Poche, semplici regole di riferimento, la cui stessa osservanza dà spazio all’intraprendenza, alla fantasia e all’emozione, ogni anno di più.

Descrivere il fenomeno e il “sentimento Parada” è difficile, spiegarne analiticamente il successo – pure immancabile – è pressoché impossibile. Certo, si possono fare considerazioni sulle inesauribili risorse creative dello staff, sull’effetto “tam-tam” che ogni anno permette alla sfilata di allungarsi ed addensarsi – o sui ritmi scanditi dai gruppi musicali, perché no, o ancora sulla resilienza della manifestazione a quisquilie come le frequenti piogge che annunciano l’arrivo dell’estate comasca (o qualcosa che ci assomiglia), sui sorrisi e le risate autentiche, contagiose, sul senso di condivisione e rispetto trasversale, sull’aprirsi “a tutti” senza perdere del tutto di vista la dimensione locale (da cui il suo nome in dialetto), sull’impatto visivo di cui milioni di fotografie e video pure splendidi non sanno dare completamente atto. La formula – se ce n’è una – comprende questi e altri fattori, e la Parada, in senso lato e presa in ogni sua edizione, costituisce un universo a sé, che va vissuto molto più che studiato.

Piuttosto, è legittimo chiedersi il significato di tale realtà, sempre più consolidata e apprezzata, rispetto alla Como di tutti i giorni. Per chi vi partecipa, la Parada rappresenta certamente un momento clou, una giusta ricompensa delle energie e del tempo che a essa sono stati dedicati. Per gli affezionati che affiancano e seguono “il serpentone”, come viene affettuosamente chiamato il corteo in gergo paradesco, l’appuntamento è forse (forse) meno intensamente atteso, ma ugualmente carico di aspettative che quasi mai rimangono insoddisfatte. Per i “neofiti” interni ed esterni, può trattarsi di un nuovo, diverso sguardo su una città che si presenta normalmente molto (troppo?) più tranquilla e prevedibile. Chi, appena arrivato a Como, si imbatte in centinaia di persone mascherate che ballano, suonano, pedalano, cantano, scattano e si esibiscono, potrebbe perfino pensare che l’essenza locale sia proprio questa qui.

Hanno proprio tutti i torti? Dopotutto, senza arrivare a bloccare il traffico ogni giorno dell’anno, o a girare mascherati per il centro in tempi non carnevaleschi, la Parada, insieme alle attività a essa associate, potrebbe essere intesa come esempio e come monito: combinare l’ordine e la convivenza civile con la libera espressione artistica, individuale e collettiva – a Como? Sì, è possibile. Forse, oseremmo dire, perfino raccomandabile. [Alida Franchi, ecoinformazioni] [Foto Alida Franchi]

Guarda la galleria condivisa di foto, curata da Alida Franchi, della Parada.

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Questa voce è stata pubblicata il 12 giugno 2016 da in Società con tag , .

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