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Chiara Bedetti/ Un sogno diventato incubo

paratie_03Chiara Bedetti,  esponente di Amo la mia città nel Coordinamento politico della coalizione fino all’utimo incontro svolto nell’ottobre 2015  e iscritta al Pd, interviene nel dibattito sulla Bufera paratie già animato dagli interventi di Marco Longatti e Luca Michelini

Voglio iniziare da una premessa doverosa. Nessuno può contestare a Mario Lucini la scelta di aver portato avanti il progetto di terza variante. Lucini è diventato Sindaco perché ha proposto alla città una seria prospettiva di chiudere in tempi ragionevoli la vicenda del cantiere e ridare vita al lungolago. Una prospettiva che ha compattato le forze politiche della coalizione che lo ha sostenuto in campagna elettorale e che, dopo le elezioni, è stata accettata e sottoscritta da tutte le parti sociali e politiche attraverso un documento siglato dal tavolo della competitività. La parola d’ordine era “fare in fretta” e tutti noi – compresa la stampa locale, ma non gliene possiamo certo fare una colpa –  abbiamo delegato convintamente Lucini a risolvere questo problema. L’abbiamo fatto perchè gli riconoscevamo due qualità che ancora oggi, nonostante tutto, continuiamo a riconoscergli: onestà e serietà. Dopo un decennio di amministrazione della città all’insegna della furbizia, della faciloneria e dell’opportunismo (se ci fu di peggio solo la magistratura può dirlo), l’impegno disinteressato e la competenza tecnica promessi da Lucini, avvalorati dalla sua storia personale e politica, ci hanno regalato un bel sogno.

Quali errori siano stati fatti per trasformare il sogno di quattro anni fa nell’incubo di oggi non spetta a me dirlo e, comunque, non avrei a disposizione tutte le informazioni necessarie per poter entrare nel dettaglio delle singole scelte. Posso solo fare alcune considerazioni di carattere generale, a partire dalla scelta politica di puntare tutto sul lungolago. Le energie del Sindaco si sono concentrate quasi esclusivamente sul tema paratie, facendo venir meno lo sguardo complessivo e l’azione di leadership che il ruolo di Sindaco porta con sè. Un Sindaco–tecnico impegnato su una questione estremamente complessa ha determinato due conseguenze negative. Da una parte l’attenzione si è concentrata esclusivamente sugli aspetti tecnici, sottovalutando quelli giuridici, altrettanto delicati, che hanno portato alle indagini in corso. Dall’altra ha creato una distorsione nella valutazione delle altre problematiche amministrative In questa prospettiva tutto –  tranne forse il Pgt e la Ztl con piazze annesse – è diventato marginale. Il ruolo degli assessori, e dei dirigenti, è stato “pesato” con questa tara iniziale, per cui diversi temi fondamentali sono stati trascurati. Per esempio quello dell’organizzazione del personale. Un ente con circa 850 dipendenti non può prescindere da un dirigente al personale che non si limiti alla gestione burocratica delle buste paga, ma che sia capace di occuparsi di risorse umane, con tutto quel che ne concerne (motivazione, formazione, organizzazione). Oppure la comunicazione esterna, che fin dalle prime battute della nuova Giunta si è rivelata estremamente carente, ma nulla è stato mai fatto per migliorarla, anche se da più parti si sono sollecitati interventi in tal senso. Per non parlare di partecipazione, cultura, sport, politiche giovanili, politiche sociali e  delle diverse altre competenze su cui insiste l’azione amministrativa, competenze che sono state marginalizzate, con la conseguenza di non valorizzare adeguatamente i molti risultati positivi raggiunti e di ignorare del tutto le questioni irrisolte. Questioni che interessano la vita dei cittadini in modo molto più significativo delle paratie!

Se questo è, per così dire, il “peccato originale”, la colpa grave di Lucini sta, a mio avviso, nella scelta di porsi in contrapposizione ad Anac. Prima di tutto perché in uno Stato come l’Italia, in cui l’illegalità regna sovrana – se così non fosse non ci sarebbe stato bisogno di creare ad hoc un’autorità di contrasto alla corruzione – i politici che credono nella legalità dovrebbero, per principio, sostenere il lavoro dell’anticorruzione. Anche se non va nella direzione da loro auspicata. Il Comune di Como, al contrario, ha speso molto tempo e molte energie (leggasi molti soldi) per contrastare le conclusioni di Anac. Non dimentichiamo che la relazione conclusiva è del luglio 2015. A quella i tecnici comunali – in particolare i due dirigenti coinvolti, Ferro e Gilardoni (che, fatto non trascurabile, è un dirigente scelto dal Sindaco con nomina fiduciaria) – hanno opposto una serie di controdeduzioni che non hanno minimamente scalfito il giudizio di Anac, poi emesso in via definitiva all’inizio di  gennaio 2016.  Da allora la Giunta Lucini ha cercato un modo per invalidare le conclusioni dell’Autorità, rivolgendosi persino ad un amministrativista, senza muoversi nei confronti dei dirigenti il cui operato è stato contestato da Anac, fino a quando non sono stati arrestati e, solo a quel punto, sospesi.

Oggi il Comune di Como ha tre dirigenti importanti sotto indagine, di cui due agli arresti. Cosa si può pensare di fare in queste condizioni? Probabilmente neppure l’ordinaria amministrazione, figuriamoci rimettere in funzione il cantiere o predisporre una nuova gara d’appalto! E cosa pensa di fare la Giunta quando gli avvocati riusciranno a far revocare le misure cautelari dei due dirigenti arrestati? Saranno rimessi al loro posto? Non dimentichiamoci che l’indagine è in corso e le presunte responsabilità potrebbero allargarsi.

In questa situazione è possibile credere di riuscire a fare cose significative per la città con due dirigenti in meno, quando la realtà dei fatti ci dimostra che era già difficile fare l’ordinario con tutti i dirigenti al loro posto? L’ansia di conquistare consensi in vista delle elezioni non alimenterebbe personalismi già evidenti, accentuati dalle difficoltà oggettive e dalla debolezza politica di un Sindaco che non si ricandida? Insomma, ha senso barricarsi dentro il Palazzo per arrivare stremati all’appuntamento elettorale della primavera 2017? E per arrivarci con quale credibilità politica?

Credo che la discussione oggi non dovrebbe essere focalizzata sulle possibilità di sopravvivenza della Giunta Lucini in questa manciata di mesi che ci separa dalle elezioni, ma sulla sopravvivenza delle proposte che, nel 2012, avevano aggregato la coalizione di centrosinistra, portandola al governo della città. In quel programma, scritto con grande entusiasmo da un centinaio di persone, è racchiusa l’unica possibilità di costruire un percorso credibile che porti le forze politiche di centrosinistra a riproporre una candidatura forte per il 2017. Partiamo da lì, dalle molte idee e dai molti progetti che in questi quattro anni sono rimasti schiacciati dal peso delle paratie. Ripartiamo dal programma.

 

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Questa voce è stata pubblicata il 12 giugno 2016 da in Politica, Senza Categoria con tag , .

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