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Bufera a Como/ A chi servono le paratie?

longatti

Riprendiamo dalla rete, dove ha già animato interessanti discussioni il punto di vista di Marco Longatti. Un’analisi accurata che rifugge dai luoghi comuni dominati, utile a chi vuole approfondire cause e responsabilità delle vicende politiche relative al mostro delle paratie che prima promosso dalla stampa ufficiale è stato poi scoperto tardivamente inventandosi la favola del pensionato che se ne sarebbe accorto per primo e oggi attribuito a Lucini molto la della sua responsabilità di non aver saputo fermarlo, rimanendo vittima della trappola di completarlo.

E va bene, partiamo dalle “cartoline”, visto che il direttore della Provincia non molla la presa ed oggi arriva ad associare all’iniziativa (per poi negarlo due righe dopo) addirittura l’accelerazione delle indagini sui tecnici comunali e, perché no, pure quelle su Bruni. L’operazione cartoline è in effetti un piccolo capolavoro di ipocrisia che aiuta forse a svelarne altre, dietro a cui non credo ci si possa più nascondere.

Si è trattato chiaramente di un atto di sfiducia preventiva verso Mario Lucini, che suona subdolo quanto un #lucinistaisereno in formato analogico, inviato come un siluro programmato con perfetto tempismo per accompagnare il botto provocato dagli arresti di questi giorni. Questo sarà il simpatico corredo che, a fianco degli atti giudiziari, accompagnerà il Sindaco al decisivo tavolo del prossimo 16 giugno, giusto per far pesare al meglio la posizione comasca davanti agli “enti superiori”.

Promuovere poi un appello al capo del governo sostenendo che non si tratti di un’iniziativa politica (come ha sempre tenuto a sottolineare lo stesso direttore del giornale) è un po’ come pretendere di fare il writer senza sporcare i muri, non so se mi spiego.

I comaschi hanno entusiasticamente firmato e ora attendono risposte dall’alto, ma resta un pugno di domande che mi pesa qui, giusto sullo stomaco.

A chi servono le paratie?

Si continua a leggere e lo si è ripetuto sulla stampa (quella di carta) anche in questi giorni tra una cartolina e una raccomandata: le paratie sono sempre state un’opera inutile, l’acqua del lago non esce più ed era pure romantica, solo degli idioti possono averla pensata e voluta.

E’ vero che ogni Grande Opera, anche questa decisamente un po’ sfigata, interessa innanzitutto a chi la fa; bisogna poi inventarsi qualche vantaggio per convincere chi la deve ricevere; in questo caso qualcuno, pur di mettere le mani sui fondi per la Valtellina, si è inventato il miraggio di un nuovo lungolago. Ma questa è solo un lato della questione: bisogna guardare sotto la superficie, alla diga che serve non tanto ad evitare esondazioni, quanto al contenimento e alla regolazione del lago. Alcune città hanno una sfiga, devono ospitare un termovalorizzatore, per dire; a noi capita d’essere affacciati nel punto più basso su quello che di fatto è utilizzato come un bacino artificiale che serve buona parte della pianura padana. I conti sulle paratie non si valutano in milioni di euro, ma in milioni di metri cubi d’acqua. Qualcuno li aveva ben fatti e pubblicati, proprio sulla Provincia (http://tinyurl.com/zwhsww4; trovate invece qui l’intervento di Lucini a riguardo) ma erano evidentemente altri tempi.

Ora sembra che se ne siano tutti allegramente dimenticati, derubricando l’opera a “follia, idiozia, incomprensibile spreco etc.”. Se lo ricorda probabilmente invece bene Maroni, che non perde occasione per proporre Infrastrutture Lombarde come esecutore dell’opera al posto del Comune (vi ricordate? il braccio tecnico della Regione che già aveva “commissariato” il cantiere ai tempi del muro, per poi finire decapitato dalle inchieste giudiziarie; quello che aveva organizzato il concorso-bufala inutilmente vinto da Cino Zucchi; quello, e poi mi fermo, che ha dato subito un incarico a Fulvio Caradonna [resti sempre nei vostri pensieri] quando è stato costretto a dimettersi proprio per il pasticciaccio del muro…).

Ed infatti la Regione è il committente, il Comune è solo l’esecutore. Ha approvato tutti i passaggi (qui il riassunto di Emanuele Caso sull’argomento), compreso la famigerata terza variante, possibile che possa permettersi di fare la voce grossa? E quando le inchieste se ne occuperanno? Saranno cambiate le condizioni climatiche (che peraltro richiedono ancora più attenzione e flessibilità nell’uso dei bacini idrici), ma le opere “antiesondazione” non sembrano affatto essere considerate inutili se  recentemente il Consorzio dell’Adda le ha considerate “indispensabili” ed anche dal Ministero ci fanno sapere che non lasceranno i cittadini comaschi in balia delle esondazioni…

Lucini ha speso il suo mandato in un tentativo di mediazione tra gli interessi cittadini e quelli della Regione che finanzia l’opera, in due modi: tentando di rivedere al ribasso la quota di mantenimento dell’acqua del lago, diminuendo così l’impatto delle opere idrauliche sul profilo del lungolago, tentativo miseramente fallito poichè la Regione ha imposto di alzare ulteriormente la quota di qualche centimetro (!), il che la dovrebbe dire lunga sui reali interessi. D’altra parte ha preteso e a lungo contrattato l’inserimento delle opere di superficie (pavimentazioni, alberature, strutture accessorie) che erano state stralciate al momento dell’appalto originario. Che cosa gli risponde, ovviamente giustamente, l’Anticorruzione? Che quelle opere che contribuiscono notevolmente all’aumento dei costi non possono essere ricomprese nell’appalto, perché esulano dall’oggetto dell’appalto, che sono strettamente quelli relativi alla difesa dalle esondazioni!

Fine del miraggio: la diga è la parte finanziabile, il lungolago è un problema nostro. Allora, chi chiede di proseguire i lavori, sa di quali lavori si sta parlando? E chi invece vorrebbe interromperli, è pronto ad una battaglia feroce che contrappone la città, che ha non ha alcun vantaggio nella realizzazione delle opere, agli interessi, peraltro legittimi, degli enti che controllano il bacino idrico? E affidandosi a chi, ad un commissario governativo, o ancor peggio regionale?

Chi vuole scantonare?

Sembra paradossale, dato il fermo cantiere lungo anni, ma l’errore capitale di Lucini è stato proprio il tentativo di accelerare i tempi anche forzando le procedure. Scegliendo la continuità, proseguendo con Sacaim malgrado fossero necessarie sostanziali modifiche, evitando le gare per assegnare direttamente le progettazioni (con i professori del Poli(po)tecnico sempre disponibili), pur di arrivare il prima possibile ad un progetto di sistemazione. Il tutto condiviso con enti e associazioni, a partire dalla Regione che approva e promette di finanziare le modifiche.

Ma l’errore politico imperdonabile, a mio avviso, è il tentativo di opporsi a tutto campo alle indicazioni di Anac. Se mi appare in qualche modo comprensibile il testardo accanimento con cui Lucini ha difeso la terza variante, di cui nel bene e nel male può considerarsi responsabile, provando comunque ad adeguarla tagliando diverse opere, non riesco a spiegarmi la stessa determinazione nel sostenere la legittimità dell’appalto a Sacaim. Una continuità disastrosa con la precedente gestione, perfettamente impersonificata dall’ingegner Ferro, guardacaso proveniente da Regione Lombardia, e mai messa seriamente in discussione. Ma perché arrivare a consultare un avvocato esterno (qui la sua relazione) pur di provare a difendere non il proprio operato, ma un appalto voluto e gestito da altri, invece di accettare addirittura come salvifiche le indicazioni di Anac, sciogliere il contratto e affrontare dalla parte della ragione i contenziosi che sarebbero seguiti? Mandare a casa Sacaim e riappropriarsi dell’area: quanto avrei apprezzato questo scatto d’orgoglio, piuttosto che quello giocato tutto in difensiva che Lucini ha mostrato nell’ultimo periodo.

Comunque, se così non si può fare, se non valgono le “sorprese geologiche”, se l’appalto va rifatto da capo, se Cantone non è un gioppino, e io non credo (a chi altrimenti staremmo affidando il controllo di tutti gli appalti pubblici d’Italia, come prevede la nuova legge?), come pensano di “scantonare” quelli che sperano nei Commissari? Certo, le regole sono sempre discutibili, forse basta far sedere il responsabile dell’Anticorruzione ad un tavolo con qualche ministro e deputato (i boss che possono “davvero” decidere) e d’incanto quello che non si poteva fare, olè, si farà…

E’ questa la legalità che i comaschi, gridando giustizia, stanno chiedendo?

#savethewall or #don’tsavethewall?

Tale è la confusione che ancora esiste sulla questione, che molti, anche ben noti, di quanti hanno scritto nei giorni scorsi a sostegno della campagna del giornale, hanno associato il termine paratie di volta in volta al “muretto” caradonniano piuttosto che alle stesse cesate che proteggono il cantiere… Con la stessa superficialità, non si chiarisce affatto se la richiesta di intervento al Presidente del Consiglio sia orientata a “finire finalmente i lavori” piuttosto che ad interromperli…

E’ ovviamente la domanda cruciale. Ma che importa, non ne possiamo più, “basta che qualcuno faccia qualcosa”. Anche se quel qualcosa significasse ancora completare lavori per oltre 30 milioni (ma rifare l’appalto, e forse anche il progetto, potrebbe ulteriormente alzare i costi) a fronte dei 13 già spesi, opere di sistemazione del lungolago escluse? Allora non sarebbe più uno scandalo? Oppure, ingenuamente, ci si affida a Renzi “unica soluzione” perché impietosito rinunci ai lavori antiesondazione, zittisca la Corte dei Conti e si inventi magari un bel progetto di sistemazione con gli alberelli e le panchine (ma quelle vere di una volta, non quelle della piazza omonima…). Ma quanto valgono i comaschi, in termini di voti, che già a Cernobbio hanno altri problemi?

L’ingenuità non ce la possiamo più permettere, e la fiducia tantomeno.  [Marco Longatti per ecoinformazioni]

 

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Questa voce è stata pubblicata il 8 giugno 2016 da in Politica, Senza Categoria con tag , .

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