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Now/ Costruire strade di Pace/ Valpiana e Camporini, due approcci a confronto

nowvenerdiDi politica estera, migrazioni, terrorismo e cultura della cooperazione si è discusso il 7 maggio a Now: festival del futuro sostenibile con Mao Valpiana, presidente del Movimento Nonviolento, e Vincenzo Camporini, ex capo di stato maggiore della difesa e attuale vicepresidente dell’Istituto affari internazionali. L’incontro Quale sicurezza per il nostro futuro? Come costruire strade di pace, moderato da Luciano Scalettari, ha evidenziato la diversità degli approcci, dei punti di partenza e dei presupposti, la voglia di incontrarsi e le difficoltà nel farlo.

CamporiniMolti i punti in comune fra le due parti, diametralmente opposto però lo sguardo; la cooperazione come inderogabile necessità per far fronte a quello che finora non siamo riusciti a fare in tema di migrazioni, terrorismo e politica estera, per entrambi; ma se Camporini, riconoscendo il comune obiettivo di un mondo di pace, la vede come un mezzo per raggiungere un’influenza maggiore dell’Europa nel contesto internazionale, per Valpiana è il punto da cui partire per poter arginare a monte le politiche sbagliate e aggressive che hanno dato e continuano a dare vita a molti dei fenomeni migratori, al fine di avere un’Europa che si configuri piuttosto come una potenza di pace.

Accordo sulla necessità di non alimentare il terrorismo, né materialmente con finanziamenti ed esportazione di armamenti né ideologicamente; ancora accordo su questo fronte sulla necessità di mantenere fede ai valori democratici, senza arretrare nella paura e nell’immobilità e senza trasformarsi nell’altro, ma ancora qualcosa non coincide, ed è il punto cardine, il come, il cosa fare; se da una parte si suggerisce un supporto economico e strategico ai gruppi non violenti e pacifisti in Iran, Siria e Palestina, dall’altra si vede il fenomeno del terrorismo come il sintomo di un conflitto fra potenze regionali, vera questione da affrontare e risolvere.

E se da un lato in ambito militare l’uso della forza è un mezzo per arginare i comportamenti devianti, dall’altro si richiama la polisemia del termine, l’immenso universo delle sue accezioni non violente, la forza della verità di stampo gandhiano e quella dell’amore di Martin Luther King. Si ricorda la necessità di fare educazione alla pace nelle scuole, di istituire centri studi istituzionali per la risoluzione non violenta dei conflitti e promuovere quegli organi, come i corpi civili di pace e il servizio civile, che si stanno già muovendo in questa direzione.

Dal valore al metodo, quindi, differenze endemiche ostacolano la compenetrazione e la piena collaborazione fra gli approcci; nonostante la volontà di incontrarsi sia evidente, la comunione non è forse ancora abbastanza matura e l’accordo si ferma all’obiettivo. [Marisa Bacchin, ecoinformazioni]

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Questa voce è stata pubblicata il 8 maggio 2016 da in Pace con tag , , , .

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