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18 giugno/ La pace imprudente a la Feltrinelli di Como alle 21

lapaceimprudentecopertinaHo letto d’un fiato La pace imprudente di Emilio Russo [ExCogita Editore, Milano 2015, euro 16,50], l’ho letto con curiosa avidità, per le tante esperienze condivise con l’autore in anni oramai lontani, perché Emilio è stato uno dei miei maestri, una di quelle persone che incontri nel percorso della tua vita e che ti insegnano qualcosa di importante che rimane nel tempo, l’ho letto con la curiosità di capire la chiave principale, la sua cifra di fondo. Leggere un libro quando si conosce l’autore permette di vedere ancora meglio le sfumature e la tessitura complessa del testo, perché La pace imprudente è un romanzo complesso e denso, con più livelli di lettura che si intrecciano continuamente nell’incalzare dei brevi capitoli, scanditi dalla cronologia e dalla topologia dei luoghi in cui si svolge la vicenda narrata: il lago di Como, il confine con il Ticino e Roma. Infatti il protagonista del romanzo, Lorenzo Vaccani, si muove tra Nesso sulla sponda orientale del ramo di Como da cui proviene e la città eterna, la città dei Papi ed in particolare del Papa comasco Innocenzo XI della potente famiglia Odescalchi.

Lo sfondo delle vicende raccontate è un affresco storico e sociale, con pennellate rapide ma incisive sull’Italia nel ‘600, su Roma in particolare, con le sue straordinarie testimonianze storiche, architetture e basiliche, arricchito da numerosi spunti di riflessione teologica, filosofica e politica, con momenti di delicato scandaglio dei sentimenti più profondi ed intimi che albergano nell’animo umano, quali l’amore, la sofferenza, la perdita e la morte. Il racconto attraversa anche il genere giallo con colpo di scena finale, legato all’attentato che Lorenzo subisce a Roma a causa del ruolo che andrà a ricoprire al servizio della Segreteria di Stato pontificia, nell’ambito delle complesse vicende legate alla costruzione dell’alleanza tra le monarchie cattoliche promossa da Innocenzo XI nella guerra contro i turchi. Il giovane Lorenzo, di umili origini, per uno strano caso della vita si ritrova proiettato sulla scena della grande storia, diventando funzionario presso la Segreteria di Stato pontificia di Innocenzo XI, il comasco Benedetto Odescalchi. Per questo si trova ad essere coinvolto nelle vicende legate alla guerra tra Europa cristiana e Impero ottomano, l’espansione di quest’ultimo iniziata nel XIV secolo si fermerà con l’assedio e la sconfitta dei turchi a Vienna tra l’11 e il 12 settembre 1683 (ancora un 11 settembre!), da parte dell’esercito cristiano comandato dal re polacco Jan Sobieski. La singolarità del racconto di Emilio Russo è che prende spunto dalla lettura delle Memorie dell’Arciprete di Nesso Pietro Antonio Tacchi, documento storico che unito all’ambientazione sul lago di Como e al particolare periodo in cui sono collocate le vicende narrate, il ‘600 “secolo di ferro”, non può non richiamare il grande romanzo del Manzoni. La vicenda di Lorenzo Vaccani tra le righe ci ricorda forse la lunga esperienza politica dell’autore, il suo essere stato uno dei protagonisti della politica locale per lunghi anni, oltre che ricordarci la sua formazione filosofica e storica. Il racconto infatti, seppur nell’orizzonte storico di un passato remoto, il ‘600 e la guerra tra cristiani e ottomani, offre l’occasione all’autore per spunti di riflessione profonda sul significato della politica come agire storicamente determinato e sul suo rapporto con la giustizia. L’intreccio dei registri è uno degli elementi di pregio e grande interesse del romanzo di Russo. In apertura Lorenzo, oramai vecchio, si rivolge alla figlia leggendole una frase del filosofo tedesco Leibniz: “E perché tanta gente dovrebbe essere ridotta a tanta povertà per il bene di così pochi? La società avrà dunque per scopo puntuale quello di liberare il lavoratore dalla sua miseria”. Da questo momento la figlia immagina e ricostruisce la vita del padre attraverso i frammenti delle storie che lui stesso le aveva raccontato nel corso degli anni. La fede cristiana non può essere in conflitto nel suo profondo con la ragione filosofica, si evidenzia un punto che è politico, filosofico e teologico insieme, ovvero la politica nella sua relazione con la guerra, tema decisivo se la seconda è intesa come la continuazione della prima con altri mezzi. La guerra è male, ingiustizia, morte, sofferenza, ben descritta nel racconto quando si parla dell’assedio e della battaglia finale nella capitale dell’Impero tra cristiani ed islamici, tuttavia è un male necessario per contenere un male maggiore, perché il bene e la perfezione non sono di questa terra e non appartengono alla storia. Chi pretende di perseguire con zelo il bene su questa terra in realtà si fa promotore di mali ancora più grandi, perché come dice Sant’Ignazio di Loyola in una frase riportata nel testo e come epigrafe, “la sapienza del discernimento riscatta la necessaria ambiguità della vita”. Per questo Innocenzo XI parla di pace prudente, perché la vittoria sui turchi non pretenda di essere qualcosa di più di un provvisorio risultato esposto alla precarietà, aspettarsi di più rischia di scatenare quelle forze demoniache e malvagie che sottendono la storia e che non saranno mai dominate del tutto su questa terra. Proprio per questo, poiché la dialettica tragica tra bene e male è insuperabile sul piano storico, la pace prudente si rovescia nel suo opposto, ovvero nella pace imprudente, da cui proviene, è una ipotesi, il senso stesso del titolo del racconto. La giustizia ed il bene devono fare i conti con la storia, non possono essere una idea astratta confinata nell’iperuranio, devono piuttosto sporcarsi le mani con le miserie del mondo, seppur con discernimento, ed è qui la chiave decisiva per Emilio Russo. L’autore, riferendosi al ticinese Angelo Bernaschina, ispettore del corpo della Gendarmeria delle guardie pontificie, incaricato delle indagini sull’attentato subito da Lorenzo, scrive: “In tanti anni di attività aveva conosciuto troppo a fondo le oscurità dell’animo umano per non dover temere che, in assenza di un freno, avrebbero prevalso gli istinti distruttivi, gli egoismi disgregatori. Era soprattutto per questo che bisognava impedire che i crimini rimanessero impuniti. Katechon, lo aveva chiamato san Paolo, una potenza che trattiene e contiene, arrestando o frenando l’assalto dell’Anticristo: lui non era che un esecutore”. Ecco dunque l’essenza della politica: contenere il male del mondo, non certo realizzare il bene, impossibile su questa terra. Si tratta di un compito necessario ed insostituibile, per quanto imperfetto e privo di ogni garanzia assoluta, da qui la dialettica di prudenza-imprudenza. Questa capacità di discernimento e comprensione della complessità del reale, senza estremismi e fanatismi, mi pare sia per Emilio Russo il cuore della sapienza politica mostrata dal papa comasco Innocenzo XI nel guidare politicamente nel “secolo di ferro” l’Europa cristiana nella guerra contro i turchi, e un altro comasco, Lorenzo Vaccani, ha dato il suo piccolo contribuito con il ruolo che la sorte o, se si preferisce, la Provvidenza gli ha attribuito. Benedetto Croce scrive ne La storia come pensiero e come azione: “La moralità è nient’altro che la lotta contro il male; ché se il male non fosse, la morale non troverebbe luogo alcuno. E il male è la continua insidia all’unità della vita, e con essa alla libertà spirituale; come il bene è il continuo ristabilimento e assicuramento dell’unità, e perciò della libertà. Bene e male e i loro contrasti, e il trionfo del bene e il rinascere dell’insidia e del pericolo, non sono effetto dell’intervento di una forza estranea alla vita, nel modo in cui appaiono nelle mitologiche figurazioni del diavolo tentatore e seduttore; ma sono nella vita stessa, e anzi sono la vita stessa, la quale per parlare un linguaggio naturalistico, vuole specificazioni e funzioni nell’unico organismo, e, per ripetere la cosa in linguaggio filosofico, perpetuamente si distingue nelle sue forme e nel circolo di esse si unifica”. Queste parole esprimono una visione della storia non dissimile da quella dell’autore, seppur in una prospettiva storica di radicale immanenza. Se ci sia qualcosa oltre la storia e la politica e la sua azione di contenimento (katechon) e su cosa sia questo oltre, naturalmente il giudizio è sospeso. Il bel racconto di Emilio Russo permette di soffermarsi e interrogarsi su temi e questioni quanto mai attuali e di riflettere profondamente sul senso della vita e della storia individuale e collettiva.  [Gianfranco Giudice per ecoinformazioni]

La pace imprudente sarà presentato alla libreria Feltrinelli di Como in via Cesare Cantù giovedì 18 giugno alle 21. L’autore dialogherà con Vincenzo Guarracino.

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Questa voce è stata pubblicata il 16 giugno 2015 da in Cultura con tag , , .

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