Lavavetri. Il prossimo sono io

12 febbraio 2010
Il problema del razzismo parte dal collaborazionismo dei media con le politiche governative e locali, ma solidarietà, riconoscimento dei diritti, conoscenza e uso di un linguaggio corretto possono sconfiggere le paure. Presentato giovedì 11 febbraio a Cantù il libro Lavavetri. Il prossimo sono io del giornalista Lorenzo Guadagnucci.

«Lorenzo Guadagnucci non è  un semplice giornalista perché da ogni suo articolo e libro si sente la passione che lo spinge ad agire». Ci tiene a presentarlo così Emilio Novati, presidente della cooperativa Altraeconomia, che ha introdotto la serata Lavavetri. Il prossimo sono io, presentazione del libro sull’immigrazione in Italia scritto dall’autore toscano nel 2009.
La serata, organizzata dal Centro di ascolto di Cantù, coordinata da ASPEm, dall’associazione Spazio Donne e dall’associazione Il ponte, rientra nel progetto Quale integrazione: una, nessuna, 100.000 ed ha visto la presenza di una cinquantina di persone nella sala Zampese del CRA a Cantù.
Il libro è nato dalla voglia di approfondire il tema dell’immigrazione e di come questa realtà viene affrontata dalla politica italiana.
«Alcune esperienze personali – ha raccontato Guadagnucci – mi hanno portato ad essere anche un attivista, non solamente un giornalista, fondando tra l’altro i comitati Verità e giustizia per Genova e Giornalisti contro il razzismo».
E proprio da un episodio che lo ha coinvolto in prima persona nasce la riflessione sull’emergenza immigrazione raccontata nel libro. L’ordinanza comunale contro i lavavetri del comune di Firenze nel 2007 ha segnato il punto di svolta nelle politiche del centro-sinistra, che progressivamente sono passate dal piano sociale a quello penale. A questo proposito è chiaro il commento del giornalista: «Non accetto il terreno strumentale della sicurezza legata all’immigrazione perché credo che non si debbano combattere i poveri, ma la povertà».
Nonostante sia stato dimostrato come il provvedimento avrebbe riguardato solo 35 rom rumeni, quella scelta ha avuto come conseguenza la percezione di una maggior tranquillità da parte dei cittadini fiorentini.
Da qualche anno si svolge  in Italia una campagna mediatica che collega l’aumento della criminalità alla presenza di immigrati, ma la realtà è ben diversa: il rapporto Caritas Migrantes 2009 dimostra che non c’è correlazione statistica probabile tra criminalità e immigrazione, ma il potere politico ha scelto di dare risposte securitarie a insicurezze di altro tipo come il futuro incerto e l’economia fragile, usando una scorciatoia di tipo populistico per creare il «governo della paura, in parte reale e in parte procurata».
La percezione dell’insicurezza è direttamente proporzionale all’enfasi data dai media alla cronaca nera, prendendo ultimamente come bersaglio esemplare la comunità dei rom rumeni, sopratutto in seguito all’omicidio di Giovanna Reggiani a Roma nel 2007.
Per capire sino a che punto siamo arrivati Lorenzo Guadagnucci propone di «sostituire la parola rom con la parola ebrei» scoprendo così che il governo attuale ha dichiarato “l’emergenza ebrei” a Milano, Roma e Napoli e ha scelto di censire e chiudere in ghetti controllati dalla polizia i rom residenti in queste città.
«La posta in gioco è molto alta – è la denuncia del giornalista -, è il senso stesso della nostra democrazia» perché sta saltando il principio di uguaglianza in Italia, dove gli immigrati sono ridotti a cittadini di serie b ai quali sono riservati percorsi differenziati per l’accesso ai diritti sociali fondamentali che vengono spesso negati.
Esiste però un altro modo di intervenire in materia di integrazione con i nuovi italiani con gli strumenti della solidarietà, dei diritti civili, sociali e di lavoro, agevolando i progetti di conoscenza e togliendo il velo di ipocrisia che troppo spesso ricopre questi rapporti.
Nella parte finale del libro sono raccolte le testimonianze di don Alessandro Santoro, prete che viveva nella Comunità delle Piaggie alla periferia di Firenze, e di Paola Reggiani, sorella di Giovanna, che aiutano a svelare le ipocrisie legate alla paura dell’immigrazione e mostrano delle possibili alternative.
Rispondendo alle numerose domande dei presenti, Lorenzo Guadagnucci ha poi spiegato come sia importante l’utilizzo esatto di termini il cui significato è cambiato come “sicurezza” e “decoro” perché il lessico è fondamentale per permettere al potere di creare consenso ed attuare politiche di divieto e repressione.
Nella stessa direzione l’appello di Giornalisti contro il razzismo per mettere al bando termini come nomade, negro, clandestino, extracomunitario poiché, secondo Guadagnucci, il problema del razzismo parte dal collaborazionismo dei media con le politiche governative e locali.
Nessuno di noi è esente dal fastidio nei confronti dei diversi, che può portare all’intolleranza ed alla xenofobia per questo occorre partire dall’attenzione alle relazioni personali e combattere il disinteresse e l’apatia che ci spingono a pensare solamente ai nostri problemi favorendo indirettamente il consenso per politiche intolleranti e repressive. Lorenzo Guadagnucci, Lavavetri. Il prossimo sono io, Terre di Mezzo, p. 180, 2009, 7 euro. [Tommaso Marelli, ecoinformazioni]


Nel Comasco impraticabile lo sciopero degli stranieri del 1° marzo. Ci sarà un presidio a Cantù, esempio di città poco accogliente

8 febbraio 2010
Domenica 7 febbraio 2010, il salone Noseda della Camera del Lavoro di Como è pressoché pieno per l’assemblea indetta per valutare le iniziative da prendere in occasione del prossimo 1° marzo, giornata per la quale diverse associazioni degli immigrati hanno lanciato la proposta di manifestazioni e altre forme di protesta, che i mezzi di informazione nazionale hanno sintetizzato sotto la formula dello “sciopero degli immigrati”.

La sala è gremita e numerose persone sono visibilmente straniere, per la maggior parte provenienti dal continente africano (qualche altro viene dai paesi asiatici, sembrano mancare invece gli immigrati del Maghreb, dell’Europa dell’Est e dell’America Latina); nutrita è anche la presenza di italiani.
In apertura, l’introduzione è svolta da due membri dell’associazione 3 Febbraio di Erba, che sottolineano come sia non più rimandabile la discussione sul presente e sul futuro degli immigrati, sul dilagare del razzismo, sul ruolo delle istituzioni; da questo punto di vista il 1° marzo è un’occasione, la tappa di un percorso tutto da costruire. Thierno Gaye scandisce che non c’è alcuna decisione già presa, che l’ipotesi dello “sciopero” presenta molte controindicazioni, che invece l’assemblea serve proprio a cominciare a mettere a fuoco il “che fare”.
Tocca a Daima di Milano, portavoce del comitato “Una giornata senza di noi”, chiarire come è nata la giornata del 1° marzo e che cosa si propone. In primo luogo si tratta di un’iniziativa europea, che vuole mettere in primo piano realtà, problemi ed esigenze dei “nuovi cittadini europei”; in quest’ottica l’ipotesi dello sciopero è solo una delle tante, e soprattutto è solo un elemento in un quadro che si vorrebbe costruire con le tante realtà radicate localmente, in uno sforzo di massima creatività. Lo stesso documento che si propone come base per la giornata è solo un punto di partenza per elaborare una piattaforma comune per il dopo 1° marzo, così come è uno strumento di diffusione dell’idea il simbolo proposto – un nastro giallo – da esibire in tutte le occasioni.
La discussione che segue mette a fuoco l’unanime convinzione che l’organizzazione di una giornata di attenzione sulla realtà delle persone immigrate sia comunque un dato positivo, pur nella diversità – a volte anche sensibile – di opinioni. C’è chi sottolinea che il fronte antirazzista è stato rotto anche dall’interno e chi si appella alla buona volontà comune, chi lamenta la genericità delle parole d’ordine fin qui elaborate e quindi l’esigenza di procedere rapidamente alla messa a punto di una piattaforma e chi propone di impegnarsi subito nel concreto rimandando le discussioni a dopo. Nella pacata analisi dei problemi quotidiani della maggior parte delle persone immigrate irrompe il drammatico richiamo alla realtà dei Centri di Identificazione ed Espulsione, teatri di violenze e di negazione dei diritti; d’altra parte si fa strada anche la rivendicazione del diritto di voto, viatico per una più adeguata considerazione dei diritti di tutti e – reciprocamente – la considerazione che l’insistenza sullo sciopero riduca nuovamente le persone immigrate a un mero elemento economico (che vale, o non vale, solo per la sua presenza/efficienza).
La discussione procede quindi su più binari, in forma tutt’altro che rituale e con la partecipazione di molte persone, straniere e italiane, fino alla stretta finale sull’organizzazione.
Nella zona comasca sembra ai più impraticabile l’ipotesi dello sciopero e anche quella di una vera e propria manifestazione appare prematura; si propone quindi l’organizzazione di un presidio a Cantù, identificata come la città più significativa dal punto di vista delle scelte discriminatorie prese dalla giunta; il presidio deve avere carattere fortemente unitario: niente bandiere di organizzazione o di nazioni, meglio la bandiera iridata della pace, oltre al nastro e agli striscioni gialli. Questo momento di maggiore impatto deve essere preparato con momenti di presidio e di volantinaggio in tutti i centri principali della provincia – e soprattutto a Como, Erba, Cantù stessa – nel fine settimana del 20 e 21 febbraio, e con un’assemblea pubblica plenaria da organizzarsi a Como per il 23 o 24 febbraio. Nel frattempo, un comitato organizzativo si è impegnato a mettere a punto i materiali necessari e a cercare di coinvolgere anche le comunità nazionali ancora poco avvertite del movimento di preparazione del 1° marzo. [Fabio Cani, ecoinformazioni]


Mohamed Ba domenica 13 al Convegno pacifista In alto mare

11 dicembre 2009

L’attore senegalese Mohamed Ba, accoltellato nel 2009 a Milano, in una delle tante aggressioni di marchio razzista che si verificano quotidianamente nel nostro paese, dopo vare recitato nello spattocolo Servi giovedì 10 dicembre interverrà al Convegno In alto mare del Coordinamento comasco per la Pace anche nel pomeriggio di domenica 13 dicembre dalle 14,30 allo Spazio Gloria del circolo Arci Xanadù in via Varesina 72 a Como.

Dalla rivista Cem Mondialità  Lettera al mio aggressore


Salvare il servizio civile

19 novembre 2008

apeverde11

Per la prima volta il servizio civile nazionale a rischio chiusura un appello lanciato al mondo dell’associazionismo, agli enti locali e ai singoli cittadini per una raccolta firme on-line su www.arciserviziocivile.it

«Con il taglio drastico del 42% delle risorse economiche a disposizione per il Servizio civile nazionale, si passa dai 299 milioni stanziati per il 2008 dal precedente esecutivo ai 171 previsti nella finanziaria per il 2009, il peggiore della storia recente del Servizio civile nazionale.
Cifre che mettono addirittura a rischio la possibilità per i giovani italiani di partecipare nel 2009 a questa importante opportunità.
Già quest’anno il servizio civile ha avuto una battuta d’arresto rispetto al 2007 scendendo da 50.000 a 32.000 volontari.
A nulla sono valsi gli appelli che ormai da anni gli Enti continuano a lanciare sulla necessità di stanziamenti pubblici complessivi di almeno 400 milioni l’anno per avere un sistema di servizio civile nazionale che ne faccia un ‘opportunità per i giovani, invece che un privilegio, oltre che una risorsa per le comunità locali.
Tutte le ricerche effettuate in questi anni hanno dimostrato la positiva efficacia nei risultati educativi, sociali e economici. Ogni euro di denaro pubblico investito ci sono ritorni per 2 euro.
Ci sono molti aspetti del servizio civile nazionale che vanno riformati, e da tempo il Terzo Settore ha avanzato proposte a riguardo, ma l’abbattimento delle risorse è un errore che ha come unico effetto l’aggravamento dei nodi esistenti e non la loro risoluzione.
Siamo favorevoli ad aprire un tavolo per la revisione delle regole, ma siamo contrari a che questo significhi ripensare il sistema in funzione di risorse così limitate, sancendo l’idea di un servizio civile di nicchia e sul piano culturale sminuendone alcune finalità e la sua storia (l’educazione dei giovani, la difesa della Patria e il legame con la nonviolenza). Criteri questi in antitesi con un servizio civile popolare e di reale impatto educativo e culturale sulla società civile.
Per questo chiediamo che siano introdotti emendamenti alla legge finanziaria dando al Servizio Civile Nazionale nel 2009 le stesse risorse del 2008 e che siano superati gli impieghi inutili di risorse statali oggi esistenti (Inps e Irap).
Per questo chiediamo che entro il mese di Gennaio 2009 siano definiti, con un percorso di piena consultazione dei giovani e degli enti, i contenuti della riforma legislativa per avere dal 2010 un nuovo quadro di certezze».


Bloccato il rave per De André

9 settembre 2008

Mancano le autorizzazioni scritte e i carabinieri hanno interrotto il concerto-tributo del 6 settembre a ParoLario che si svolgerà forse entro settembre. La responsabilità è del Comune di Como che avrebbe dovuto concedere una deroga scritta agli organizzatori per superare il bavaglio messo da una legge ingiusta a tutte le iniziative culturali che si svolgono in luoghi abitati.

La maratona musicale Smisurata canzone. Tutto Fabrizio De André, dalla N alla A (da Nuvole barocche a Smisurata preghierA) organizzata dalla rassegna ParoLario, partita alle 21 di sabato 6 settembre, ha subito una battuta d’arresto alle 3 e mezza di notte con l’intervento di una pattuglia dei carabinieri. Stupore e disappunto, e anche qualche soprassalto dal torpore della notte, per i duecento presenti che ascoltavano il concerto: pianoforte, chitarra e due voci.
Alla richiesta di presentare le autorizzazioni si è interrotto lo spettacolo ed è cominciato un conciliabolo con i rappresentanti della Benemerita che, protrattosi per una mezz’oretta, e anche con l’intervento della polizia locale comasca, ha portato alla sospensione dell’evento.
Gli organizzatori avevano chiesto un’autorizzazione complessiva al Comune per tutta la serie di iniziative in programma, ottenendo quindi dal Comune solo delle assicurazioni verbali. A norma di legge però per superare il livello di decibel del volo di una farfalla notturna è necessaria una deroga scritta e il concerto è stato bruscamente interrotto.
La legge quadro sull’inquinamento acustico (447/95) all’art. 6 comma 1/h afferma che è di competenza comunale «l’autorizzazione, anche in deroga ai valori limite di cui all’articolo 2, comma 3, per lo svolgimento di attività temporanee e di manifestazioni in luogo pubblico o aperto al pubblico e per spettacoli a carattere temporaneo ovvero mobile, nel rispetto delle prescrizioni indicate dal comune stesso».
Chi intenda organizzare una manifestazione culturale o musicale deve quindi garantire di rimanere entro i limiti di rumore imposti dalla legge, che cambiano a seconda delle fasce orarie, diurna 6-22 e notturna 22-6, e a seconda dei luoghi: aree particolarmente protette, prevalentemente residenziali, di tipo misto, di intensa attività umana, prevalentemente industriali e esclusivamente industriali.
È così quasi impossibile qualsiasi manifestazione all’aperto e per ogni evento va richiesta una deroga alla legge che non sempre viene concessa.
La tutela del diritto al sonno dei cittadini supera anche la garanzia del diritto di aggregazione sociale e di partecipazione e fruizione di eventi culturali. [Michele Donegana, ecoinformazioni]


Un centinaio di persone al presidio assemblea sui diritti dei migranti

15 luglio 2008

Sabato 12 luglio, finito il nubifragio, meno di cento persone al presidio assemblea sui diritti dei migranti contro razzismo e xenofobia. Al banchetto dell’Arci raccolte 70 adesioni all’iniziativa Siamo tutte tutti rom.

Ancora difficoltà per le associazioni di immigrati comasche, al presidio per il ritiro del pacchetto sicurezza del ministro Maroni, indetto dall’Unione associazioni immigrati di Como sabato 12 luglio in piazza Vittoria a Como, si sono trovati in meno di cento, per lo più italiani, per contrastare la norma che prevede la schedatura dei rom, per la regolarizzazione di tutti gli immigrati che già vivono in Italia, per rimuovere gli ostacoli burocratici che rendono precaria la vita degli immigrati (ricongiungimenti familiari, tempi di rinnovo, ecc.) e per la libera circolazione di tutti. Significativa l’assenza delle comunità asiatiche e latinoamericane. Tra i presenti comunque grande la determinazione a non interrompere la mobilitazione per i diritti di tutte e tutti. Raccolte 70 impronte per l’iniziativa dell’Arci Siamo tutte e tutti rom.


Arci partecipa alla campagna Siamo tutti rom

11 luglio 2008

Al presidio-assemblea dell’Unione associazioni di immigrati di Como di sabato 12 luglio alle 15 in piazza Vittoria ci sarà un banchetto dell’Arci per partecipare alla Campagna Siamo tutti rom. Il testo integrale del documento sulla raccolta di impronte digitali contro il razzismo e la xenofobia (pubblicato su www.arcicomo.it).

«Siamo tutte e tutti Rom.
Il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, ha annunciato che non retrocederà di un millimetro dalla sua decisione, «l’indecente proposta razzista di prendere le impronte digitali ai bambini rom», come viene definita da Famiglia Cristiana.
Anche il Commissario europeo alla sicurezza Jacques Barrot ha ricordato che «non ci possono essere discriminazioni nei confronti dei rom». E Maroni ha dovuto convocare una riunione per convincere il prefetto Mosca, uno dei tre commissari ai rom nominati dal ministro, ad adeguarsi alle sue direttive.
Contro le modalità con cui verrà attuato il “censimento” nei campi nomadi c’è un’indignazione diffusa, espressa da associazioni, cattoliche e laiche, italiane e internazionali, da donne e uomini – intellettuali, giornalisti, politici, – cittadine e cittadini che organizzano nelle proprie città azioni di protesta.
La “schedatura” voluta dal governo evoca nelle cittadine e nei cittadini democratici ricordi di un passato che speravamo sepolto per sempre.
Fermiamo questo scempio della democrazia.
Sabato 12 luglio nell’ambito del Presidio – contro il razzismo e le leggi xenofobe, per il ritiro del pacchetto sicurezza, per la regolarizzazione di tutti gli immigrati che già vivono in Italia, per la libera circolazione di tutti, per rimuovere gli ostacoli burocratici che rendono precaria la vita degli immigrati – indetto dall’UAI (Unione Associazioni di Immigrati), che si terrà a partire dalle 15, in piazza Vittoria a Como organizzeremo una schedatura volontaria e pubblica.
Verranno raccolte le impronte digitali di cittadine e cittadini che vorranno così esprimere la loro ferma opposizione alle direttive del ministro degli Interni.
Le firme verranno inviate, tramite il Prefetto di Como, al ministro Maroni con un messaggio esplicito: Siamo tutte e tutti Rom.
Arci Como».


Luca Corvi prende posizione sulla rilevazione delle impronte ai minori rom

2 luglio 2008

Dopo la campagna promossa dalle Acli per l’autoschedatura di tutti i bambini comaschi, una presa di posizione di Luca Corvi neoeletto segretario provinciale del Pd. Il testo integrale della nota diffusa alla stampa.

«Per la sicurezza e la tutela degli italiani, oltre che per la rimozione delle paure: la sbandierata ordinanza varata dal Ministro Maroni sulla rilevazione delle impronte ai minori rom, in realtà sembra andare esattamente nella direzione contraria.
Per il Pd comasco, infatti, non si comprende perché le impronte digitali verranno prelevate soltanto ai minori della minuscola etnia rom, quando proprio in questi mesi si è spesso informati di bande minorili italiane, che lasciano tracce di violenza non solo verbali.
Si chiede pertanto che, se la normativa debba veramente “tutelare i minori”, in questo senso la rilevazione delle impronte venga estesa a tutte le etnie, compresa quella degli italiani, anche ed in particolar modo per non rischiare di commettere un grave atto di razzismo.
Siamo invece favorevoli all’applicazione di Leggi e strumenti per sottrarre tutti i bambini, e dunque anche quelli Rom, all’accattonaggio, allo sfruttamento, all’illegalità e al traffico di organi.
Per il Pd di Como, la strada è quella dell’educazione, dell’integrazione e del rispetto dell’obbligo scolastico, anche se siamo ben consapevoli che sarà una strada lunga e richiederà investimenti da parte di tutti.
Il rispetto della legge e il perseguimento di chi la viola, è una delle azioni concrete per evitare allarmismi sociali. Pensare, infatti, di risolvere il problema della sicurezza e della tutela dei minori, semplicemente schedando i bambini Rom è una scorciatoia che rischia di essere non solo discriminatoria ma anche controproducente, in particolar modo se presa in nome della presunta tutela della sicurezza del popolo italiano».


Schediamoci tutti! «Mi chiamo Paolino ho dieci anni e sono zingaro»

29 giugno 2008

Emergenza Diritti umani. Acli e Caritas di Como lanciano la Campagna Schediamoci tutti! «Mi chiamo Paolino ho dieci anni e sono zingaro». Ecoinformazioni aderisce all’iniziativa a difesa dei fondamentali diritti umani delle persone. Tutti i materiali preparati da Acli e Caritas per partecipare. Le adesioni vanno inviate alle Acli entro giovedì 3 luglio.

«Bambini che dichiarano di essere zingari, con il supporto e l’approvazione dei loro genitori, è la provocazione, un po’ ironica, un po’ preoccupata, che le Acli e la Caritas di Como propongono a tutta la comunità lariana dopo le dichiarazioni del Ministro dell’Interno sull’opportunità di identificare (e così a suo dire di tutelare) i bambini appartenenti a un’etnia e solo a quella.
L’impronta la mettono solo i figli degli zingari.
Ma allora, dicono alle Acli, perché non estendere questa opportunità, quella di essere schedati, anche ai nostri figli? Loro si divertiranno e vivranno questa cosa come un bel gioco, noi genitori, che sottoscriviamo il volantino, spiegheremo che c’è qualche bambino come loro che si diverte di meno.
Due associazioni cattoliche comasche che, recentemente, hanno approfondito il tema della diversità, delle sue problematiche e della ricchezza che può portare, in un riuscito convegno alla Ca’ d’Industria, si rivolgono con questa iniziativa innanzitutto a tutte le altre organizzazioni sociali, sindacali e politiche del territorio perché si attivino per contrastare un pensiero e una politica che ritengono inaccettabili, in particolare se portati avanti dai massimi livelli di governo.
Gli interessati a partecipare a questa schedatura possono contattare le Acli di Como da lunedì mattina in via Brambilla 35, tel. 031.3312727 a Como. L’obiettivo è quello di avere un ritorno di adesioni entro giovedì 3 luglio, quando i responsabili delle associazioni promotrici porteranno le schede con le impronte dei bambini alle autorità competenti.
Qui potete consultare un volantino in pdf che vi preghiamo di riprodurre e diffondere con tutti i mezzi ed i canali a vostra disposizione. Una volta compilato e completato con l’impronta del bambino (meglio se colorata), va apposta la firma del genitore per il consenso informato.
Le schede, così completate, vanno consegnate alle Acli di Como in via Brambilla 35 a Como, oppure inviate via fax al numero 031.3312750 o via mail all’indirizzo: como@acli.it entro e non oltre giovedì 3 luglio (ore 12.00).
Le schede raccolte verranno consegnate nella serata dello stesso giorno alle autorità competenti». [Per le Acli Luisa Seveso, per la Caritas Roberto Bernasconi].


Nasce anche a Como il Focal Point, sportello delle Acli in supporto alle vittime di discriminazione razziale

27 giugno 2008

Entrerà in funzione il 4 luglio e fornirà assistenza tutti venerdì dalle 10 alle 13 in via Brambilla 35 a Como il Focal point, «uno sportello per dare aiuto concreto alle vittime di ogni discriminazione» si legge nel comunicato stampa del Patronato Acli che gestirà il servizio su incarico dell’Unar, l’ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali.
«Questo sarà un nuovo servizio che le Acli offriranno ai migranti – spiega Luisa Seveso, presidentessa provinciale delle Acli – La nostra esperienza nel campo comincia dagli anni ’80, quando arrivò la prima ondata migratoria libanese. Negli anni abbiamo affiancato ai valori di solidarietà e giustizia sociale che ci animano, la competenza e la formazione dei nostri operatori».
Paola Manzoni, già operatrice dello sportello immigrazione e futura dirigente del Focal Point lariano, ha spiegato il funzionamento del nuovo servizio: «Chi si sente vittima o anche solo assiste ad una discriminazione e vuole denunciarla, può percorrere due strade: venire direttamente allo sportello negli orari di apertura o chiamare il numero verde nazionale (800.90.10.10), che provvederà a raccogliere i dati e trasmetterli al Focal Point locale. A quel punto, dopo aver verificato la reale esistenza della discriminazione e la volontà di denunciarla da parte della vittima, si tenta la strada della mediazione: contattiamo le parti in causa e cerchiamo di risolvere il problema. Se il caso dovesse essere complesso ci avvaliamo di operatori regionali di secondo livello che aiutano l’operatore legale ed eventualmente valutano la possibilità di intraprendere vie legali. In quest’ultimo caso ci rivolgiamo al supporto degli esperti di legge e dei magistrati dell’Unar di Roma».
Ma il Focal Point non è un progetto nuovo. In Lombardia ne sono già attivi due, a Milano e Varese, e Franco Fragolino, responsabile regionale delle politiche sociali, ha tracciato un bilancio delle attività dei due sportelli: «Le segnalazioni pervenute al numero verde che riguardano casi di discriminazione in Lombardia sono state circa 1000. Di queste, 183 sono state prese in carico dagli sportelli territoriali. Ci sono alcuni numeri interessanti: il primo parla di un 28,7 per cento di casi in cui i segnalatori erano italiani, sintomo di un forte senso civico presente. La maggior parte dei casi vede come vittime cittadini nordafricani che vivono in Italia da molti anni e gli ambiti dove si rilevano più discriminazioni sono i luoghi di lavoro (30 per cento) e quello dell’erogazione dei servizi pubblici (17 per cento)».
E se fossi un ipotetico genitore rom di un ipotetico campo comasco e, vedendo la polizia schedare mio figlio tra qualche mese, mi rivolgessi al Focal Point perché mi sento vittima di discriminazione razziale, l’operatore cosa potrebbe fare? Risponde prontamente Fragolino: «Se ciò dovesse succedere noi avremmo già avviato una procedura di denuncia anticostituzionale a livello nazionale, inoltre potremmo procedere nei confronti di Questura e Prefettura». [Francesco Colombo, ecoinformazioni]


Il 30 settembre termina la possibilità di esercitare il diritto di opzione per l’assicurazione sanitaria per i lavoratori frontalieri

27 giugno 2008

In una nota diffusa giovedì 26 giugno, il Patronato Acli e il Coordinamento frontalieri Acli di Como evidenziano che molti lavoratori frontalieri non hanno ancora scelto tra l’iscrizione al servizio sanitario italiano e l’iscrizione al sistema assicurativo svizzero, privato e con un costo non inferiore ai 300 franchi svizzeri annui per ogni componente il nucleo famigliare.
Dopo una proroga, unica e straordinaria, entro il 30 settembre 2008 si può ancora esercitare il diritto di opzione, ossia la scelta tra l’uno e l’altro sistema. Per questo ogni lavoratore che intende optare per mantenere l’iscrizione all’assicurazione italiana deve restituire il formulario TI 1 all’ufficio Assicurazioni sociali di Bellinzona entro la data sopraindicata. In caso contrario il lavoratore frontaliero sarà obbligatoriamente assicurato esclusivamente in Svizzera.


Una manifestazione variopinta e serena per mettere in luce un problema cupo e drammatico

21 giugno 2008

Cento persone hanno partecipato nel pomeriggio di sabato 21 giugno a Siamo tutti clandestini, l’iniziativa antirazzista promossa dalla Sinistra unita e plurale a Largo Spallino. Il testo dell’appello Comprensione.

Denuncia e proposta insieme al gazebo della Sinistra unita e plurale di Como con una mostra, striscioni, materiale informativo e la cartolina cd rom (Como per i diritti dei rom). Tanti i colori, compreso il nero delle manine di Fatima delle Donne in nero, tutte le tonalità della sinistra e molto di più con una significativa presenza di migranti, ovviamente solo regolari visto che quelli che leggi inique definiscono “clandestini” hanno perso ogni diritto. Un centinaio di persone. Quaranta hanno dato vita – per la prima volta a Como – all’innovativa azione del “Piedibus”, un corteo a piedi per parlare con le persone grazie ai cartelli che ciascuno dei partecipanti ha indossato e al materiale distribuito lungo la via Milano, luogo simbolo della presenza dei migranti in città. Una manifestazione slow & soft, senza slogan, senza blocchi del traffico, senza alcuna tensione. Solo partecipazione e lo sforzo di “comprendere” e far comprendere in entrambi i significati della parola, come affermato nella lettera aperta che gli organizzatori hanno oggi inviato alla stampa e che riportiamo integralmente.
«Comprensione. Lettera aperta a tutti coloro che hanno responsabilità e autorità morale e capacità di intervento politico, culturale, educativo.
Lo spirito della città è rapidamente mutato. La paura – di perdere qualcosa o semplicemente di perdere – informa i percorsi mentali dei singoli e ispira i comportamenti e l’organizzazione della comunità, corrode legami che sembravano indistruttibili, spegne la curiosità delle esperienze, sterilizza l’immaginazione, fiacca la speranza e ogni progetto di futuro. A forza di restringimenti successivi – uno stato, una pianura, una regione, un borgo, un condominio – l’idea di identità coincide ormai con la solitudine del singolo individuo, incattivito sorvegliante di se stesso. Tutto ciò che è esterno alla sua pelle, è straniero e ostile.
Poteva andare diversamente, in una fase di apertura senza precedenti delle possibilità di scambio tra culture, nel pianeta più comunicante che si sia mai visto.
E invece idee che ci sembravano sconfitte per sempre sono ricomparse, impreviste. Con sgomento – ma con iniziale, imperdonabile indulgenza – abbiamo riconosciuto le forme mutanti del razzismo e della xenofobia farsi largo tra i cittadini, accompagnate dai cupi rituali di ronde, intimidazioni, insulti, violenze. Abbiamo visto l’apologia del nazismo, la falsificazione della storia, la vigliaccheria dei professori, la miserabile ipocrisia degli amministratori. E le forme moderne – mascherate ma ancora riconoscibili – della persecuzione, della deportazione, della schiavitù.
E abbiamo rivisto il fantasma più inquietante, arcaico e aggressivo: quello dell’intolleranza religiosa. Cittadini che si organizzano – o vengono organizzati – per impedire ad altri cittadini di pregare, con ogni pretesto, con ogni angheria. Giornalisti e intellettuali traditi dalla fretta – ma spesso in malafede – che alimentano i più grossolani luoghi comuni e le falsificazioni più ignobili sulla religione e sulla tradizione altrui, con lo scopo di dimostrare l’indispensabilità di una blasfema missione di pulizia finale, di una disperata e insensata rivincita culturale e politica che appicca il fuoco dell’intolleranza e distrugge nell’intimità delle coscienze gli anticorpi indispensabili per la convivenza.
Noi chiediamo a tutti coloro che hanno responsabilità e autorità morale e capacità di intervento politico, culturale, educativo, uno sforzo straordinario per interrompere una deriva civile che contraddice il magistero di tutte le religioni del pianeta, promuovendo azioni concrete di conoscenza e di dialogo che ricostruiscano la capacità di distinguere, la curiosità intellettuale e sentimentale di conoscere a fondo i nostri vicini, di accoglierli e farsene accogliere. Un programma di azione e di educazione straordinario, coraggioso e moderno, che coinvolga capillarmente tutti i livelli organizzati della società e tutte le occasioni relazionali disponibili. E che porti finalmente in primo piano, nel chiasso degli insulti, il nodo di una parola cruciale: comprensione. Sinistra unita e plurale Como».


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