«Ci siamo ancora, dopo otto anni»: ed è già una notizia, in effetti, quella con cui ha esordito Marco Servettini, fondatore de L’isola che c’è, nella conferenza stampa di presentazione dell’ottava edizione della Fiera provinciale delle relazioni e delle economie solidali. 180 espositori di prodotti biologici, equosolidali, ecologici, del mondo del Terzo settore e della cooperazione, oltre 200 volontari: questi i numeri – per ora – dell’evento che si svolgerà sabato 17 e domenica 18 settembre al parco comunale di Villa Guardia, dalle 10 alle 23. Leggi il seguito di questo post »
L’economia altra che resiste
14 settembre 2011Consiglio provinciale di martedì 22 febbraio 2011
23 febbraio 2011
No al nucleare in provincia di Como. Lo ha sancito Villa Saporiti nella seduta di lunedì 22 febbraio, a seguito di una mozione presentata dall’opposizione. All’ordine del giorno anche gli indirizzi alla Giunta provinciale per la predisposizione degli atti di programmazione finanziaria annuale e pluriennale, con le diverse “ricette” dei gruppi politici. Per Autonomia comasca «il bilancio esprime il senso dell’istituzione», mentre la Lega si concentra sui «soldi che sono finiti»; più concreta la proposta del Pd per risparmiare: meno assessori. Leggi il seguito di questo post »
Il Consiglio provinciale di Como di lunedì 8 novembre
8 novembre 2010
Meglio una gallina oggi o un uovo domani? A Villa Saporiti, nella seduta del Consiglio provinciale di lunedi 8 novembre, minoranze e maggioranza hanno discusso delle opportunità previste dalla rimodulazione dell’ammortamento dei Bop, i buoni ordinari provinciali emessi nel 2005: buon risultato per il centrodestra, modo per batter cassa hic et nunc, alla faccia dei maggiori debiti accumulati per i prossimi vent’anni, secondo le minoranze… Leggi l’articolo sul blog di ecoinformazioni Reteco
Comitato “Giù la Giunta” di Como
28 ottobre 2009
E’ in corso la raccolta di adesioni ad un comitato spontaneo contro la Giunta Bruni a cui hanno già aderito numerosi esponenti della società civile comasca. Molto probabilmente martedì prossimo si terrà un incontro pubblico di presentazione alla Circoscrizione 6 in via Achille Grandi 21 a Como.Per il nuovo ospedale tutto in vendita
1 ottobre 2008
Il direttore generale dell’azienda ospedaliera Sant’Anna Andrea Mentasti ha spiegato mercoledì 1 ottobre alla stampa il piano finanziario per l’edificazione del nuovo ospedale dei Tre camini. Per far cassa viene venduta la maggior parte delle proprietà del Sant’Anna, frutto delle donazioni che la cittadinanza ha elargito al nosocomio cittadino.
Il costo dell’ospedale per la nuda struttura è previsto in 194,1 milioni di euro, a cui vanno aggiunti 55,1 milioni per strumentazioni ed arredi e 15,4 milioni per la ristrutturazione degli stabili che rimarranno di pertinenza del Sant’Anna a Camerlata, il tutto per un totale di 264,6 euro.
I fondi per finanziare l’impresa saranno recuperati da Stato, Regione, Provincia e project finacing, per 143,5 milioni, dalla vendita degli immobili aziendali, per 66 milioni, e da un contributo del concessionario, da un finanziamento regionale aggiuntivo e da leasing per strumentazioni, per 55,1 milioni.
Rimane aperto il nodo degli uffici. .«Li stiamo ancora cercando – ha dichiarato Mentasti – se entro un mese non troveremo gli spazi adatti nelle zone limitrofe l’azienda manifesterà l’intenzione di trattenersi i 5-6 mila metri quadri occorrenti nell’area di via Napoleona», che si aggiungeranno ai 7 mila “prenotati” per il futuro poliambulatorio.
La stima della vendita dell’area di Camerlata è di 33 milioni «prendiamo la stima più bassa in maniera prudenziale, se riusciamo a vendere a di più tanto meglio» ha chiarito il direttore generale.
Per far cassa viene venduta la maggior parte delle proprietà del Sant’Anna, frutto delle donazioni che la cittadinanza ha elargito al nosocomio cittadino. Si spazia dall’ex ospedale di Valsola a 500 mila metri quadri di terreni in tutta la provincia a stabili e appartamenti vari a Como, Cantù, Asso, ecc. La stima di questo patrimonio non sanitario, fatta nel 2006-2007, pare sia sostanzialmente corrispondente ad una perizia di controllo in atto. La vendita, prevista per il prossimo anno, verrà gestita dall’onnipresente Infrastrutture Lombarde.
Il consiglio comunale di mercoledì 24 settembre 2008
27 settembre 2008Asf e sicurezza dei trasporti, questioni di trasparenza e di democrazia, ma soprattutto ancora problemi per la scelta di Cattaneo nelle preliminari del Consiglio comunale del 24 settembre. La seduta vera e propria si è aperta con la discussione del tema Ca’ d’industra con l’approvazione unanime della proposta di Supino. Rimandato a nuova data il tema della speculazione edilizia nell’area del Sant’Anna.
Ancora Asf al centro delle preliminari del consiglio comunale di giovedì 25 settembre. Il consigliere Donato Supino, Prc, ha ricordato il principio d’incendio, minimizzato dall’azienda, su una corsa a Eupilio mercoledì 24 e ha attaccato i vertici Asf «qualcuno non si vuole assumere le proprie responsabilità».
Mario Lucini, Pd, ha informato il Consiglio della vicenda della deliberazione di Giunta del 26 giugno, che sarebbe dovuta essere l’elemento definitivo, sulla modifica del contratto preliminare di vendita dell’area ex Ticosa. Un atto effettuato «nel presupposto che il testo dell’appendice deliberato fosse stato condiviso dalla parte contraente», ma dato «che tale convincimento si è rivelato erroneo», così come esplicitato dagli uffici comunali, è stato derubricato, per cui, come da ulteriore comunicazionedi Palazzo Cernezzi, «si evince che la stessa è inesistente». Insomma la Giunta ha sbandierato un accordo con Multi Investiment che in realtà non c’è mai stato.
Alessandro Rapinose, Area 2010, ha invece chiesto nuovamente una maggiore trasparenza tramite la pubblicazione degli atti del consiglio comunale e della giunta sul sito Internet comunale e si è scagliato contro la nomina di Francesco Cattaneo alla carica di vicesindaco e assessore dichiarando di non essere contro la persona ma contro una «politica intesa come nomine» per un personaggio «silurato in provincia e professionista della politica».
Sempre sull’ex vicepresidente provinciale ha preso la parola Giampiero Ajani, Lega Nord, «le dimissioni da sindaco di Rovellasca saranno effettive dopo 20 giorni, la settimana prossima, quando il sindaco sarà a Cuba, la città rimarrà senza sindaco e vice, chi ne farà le veci?».
Sulla stessa lunghezza d’onda anche il consigliere del Pd Marcello Iantorno che ha ricordato anche che «le dimissioni sono revocabili, la qual cosa può differire ulteriormente la risoluzione della questione e il perdurare dell’incompatibilità» tanto da fargli chiedere la revoca degli incarichi a Cattaneo.
Molto probabilmente la settimana prossima le funzioni di sindaco verranno svolte dall’assessore anziano Peverelli.
Iniziata la seduta il dibattito è ritornato sulla mozione presentata da Supino sulla Ca’ d’industria, emendata dallo stesso firmatario e sub-emendata da maggioranza e opposizione. Una mozione che ha raccolto un consenso bipartisan venendo approvata all’unanimità e che impegna il sindaco a definire, pur nell’autonomia di scelta, un indirizzo politico per i consiglierei del Consiglio di amministrazione della fondazione Ca’ d’industria, che dovranno essere nominati «tenendo conto della rappresentanza complessiva della cittadinanza espressa in Consiglio» con un rappresentante delle minoranze. Un maggiore controllo e coinvolgimento di Palazzo Cernezzi nell’ente comasco sottolineato anche dalla possibilità dei consiglieri comunali di partecipare al Consiglio di amministrazione della fondazione.
Un clima di concordia sull’indirizzo da adottare nei confronti della Ca’ d’industria pur con alcune richieste di chiarimento sul alcuni punti dei vecchi bilanci esplicitati dai consiglieri Luca Gaffuri, Pd, e Bruno Ma gatti, Paco. Il primo ha ricordato i bilanci in rosso 212 mila euro nel 2005, 58 mila nel 2006 e 97 mila nel 2007. Quest’ultimo negativo anche a causa dell’apertura della nuova strutture de Le Camelie: «Coincisa, una settimana prima, con le elezioni». Magatti ha invece posto una lunga serie di domande tenendo presente anche il piaino di risanamento del vecchio Cda che è stato annullato dal nuovo, che prevedeva tra l’altro il mantenimento della struttura della Solitaria e spazi da quattro letti per avere prezzi più bassi per poter dare un’offerta anche alle fasce più deboli.
Dopo l’alienazione di un piccolo lotto di terra in via Per Brunate e il ritiro di una mozione della Lega sull’iscrizione anagrafica di cittadini stranieri, per Guido Martinelli «alcuni scenari sono oggettivamente cambiati» dato che «il nostro ministro degli interni ha preso provvedimenti per azioni più efficaci sulla sicurezza dando maggiori poteri ai sindaci», si è discusso della delibera di indirizzo sull’area del Sant’Anna.
Ho uno scopo – ha dichiarato Mario Lucini – far si che il Consiglio comunale e la città di Como possano riappropriarsi delle scelte sul destino della città».
La delibera di indirizzo servirebbe per i proponenti per dare un parere non vincolato sulla destinazione dell’area che si libererà a Camerata. L’iter prevede vari passaggi, tra uffici del Comune e della Provincia, tanto che alla fine del procedimento al rientro in aula i consiglieri, per il presidente della commissione urbanistica, sono quasi «sotto ricatto» non più liberi di esprimere un parere in coscienza.
«Su che mandato lavorano gli uffici comunali a me sembra su quello di Infrastrutture lombarde», l’impresa che sta costruendo il nuovo ospedale, tanto più aggiunge il consigliere democratico che si sta parlando di un intervento «due volte e mezzo la Ticosa che coinvolge di riflesso il San Martino».
Lucini ha inoltre denunciato l’ansia di far cassa con il nuovo Piano direttore in cui vengono ribaltate le percentuali delle destinazioni dell’area con un 40 per cento ai servizi aumentando l’area residenziale con un incremento degli abitanti previsti da 900 a 1300 ed una diminuzione degli attuali spazi verdi di 800 metri quadri.
Dello stesso parere l’architetto Dario Valli, Area 2010, che definito il Piano direttore un «documento di basso livello che non nasconde la sua natura di fare cassa» con «i soliti condomini», la cui vendita lascia perplesso il consigliere comunale vista la situazione del mercato immobiliare comasco.
Silvia Magni, Pd, ha posto ulteriori domande, chiedendosi anche quale sarà il futuro dell’autosilo, costruito con i soldi pubblici per una struttura pubblica, e quale sviluppo si sta dando alla zona sud della città che continua a vedere importanti interventi edilizi residenziali.
La speranza delle opposizioni di arrivare ad un voto in serata è stata delusa dal protrarsi della discussione e dall’ora tarda e del Sant’Anna se ne riparlerà giovedì prossimo. [Michele Donegana, ecoinformazioni]
Rifondazione aderisce a Diritti in piazza
27 settembre 2008Il Prc aderisce all’iniziativa Diritti in piazza della Cgil che si svolgerà sabato 27 settembre dalle 9 alle 13 a Como in piazza della Pace, già piazza Vittoria.
In una nota diffusa venerdì 26 settembre la Federazione di Como del Prc invita a costruire l’opposizione dalla parte delle lavoratrici e dei lavoratori, per questo aderisce e sarà presente alla mobilitazione indetta dalla Cgil.
Anche il Pd di Como contro i tagli alla scuola decretati dalla Gelmini
27 settembre 2008Per Chiara Braga quella imposta dal centro destra è una scuola impoverita, invecchiata e inadeguata.
Anche a Como è partita la campagna nazionale di mobilitazione del Partito democratico, che si svolge nelle giornate del 26, 27 e 29 settembre, sui temi della scuola. «Un’azione forte e di contrasto delle misure intraprese dal decreto Gelmini – ha dichiarato la deputata Chiara Braga – che è un vero e proprio attacco alla scuola pubblica ed in particolare alla scuola elementare».
«Parafrasando le famose tre i della riforma Moratti – ha proseguito la parlamentare comasca – possiamo parlare di una scuola impoverita, invecchiata e inadeguata».
I dati presentati sono un taglio nel trienno 2009-2011 di 8 miliardi di euro, la riduzione di 83 mila docenti e 43 mila Ata e fino a 4 mila scuole a rischio chiusura «anche nella nostra provincia dove c’è una componente significativa di Comuni piccoli o medio piccoli».
Una scuola che invecchia, per gli esponenti del Pd, a causa del blocco del turnover con l’espulsione dei giovani precari e che ritornando al maestro unico ridurrà il tempo scuola da 27-30 ore a 24, mettendo in difficoltà le famiglie con entrambi i genitori che lavorano finendo i bambini la scuola alle 12.30. «Una difficoltà oggettiva per gli enti locali che dovranno sopperire a queste mancanze» ha spiegato Braga che ha promesso una battaglia parlamentare con emendamenti correttivi a partire dalla settimana prossima quando il decreto inizierà il suo iter.
Per quanto riguarda il territorio comasco Patrizia Di Giuseppe, responsabile dell’area istruzione del Pd comasco, ha spiegato che la campagna nazionale si articolerà con «incontri fuori dalle scuole e serali di approfondimento» e che sono stati presi contatti con insegnanti, in previsione si stanno prendendo accordi per un incontro pubblico con Francesco Casati, presidente della Commissione istruzione, e Sergio Mattarella, ex ministro della pubblica istruzione che ha firmato la legge 148 del ‘90 che ha introdotto il tempo pieno. «Una legge nata alla fine di una lunga stagione di sperimentazioni» ha chiarito Rosalba Benzoni, già dirigente scolastica ed ex deputata, una modalità che a Como, per le primarie, è ancora ferma al 5 per cento, mentre la media regionale è del 44 e a Milano si parla del 91 per cento.
Il Pd comasco non ha ancora preso una posizione sulla raccolta firme contro l’introduzione del maestro unico, anche se singoli esponenti come Rosalba Benzoni hanno dichiarato di aderire, ma sostiene la petizione Salva l’Italia per la manifestazione del 25 ottobre a Roma.
Il segretario provinciale del Pd comasco Luca Corvi ha duramente criticato le iniziative del governo sulla scuola: «Si tratta di scelte di carattere meramente finanziario per avere fondi a disposizione, o per recuperare quanto perso con l’abolizione dell’Ici; si vuole tagliare e si è scelta la strada più semplice, assai simile a quanto accade con Asf, per rimettere in sesto i bilanci di aziende labour intensive si tagliano posti di lavoro, ma così non tornano altri conti, quelli della nazione». [Michele Donegana, ecoinformazioni]
Niente speculazioni! Il monoblocco del Sant’Anna è dei cittadini!
26 settembre 2008Questo il titolo della partecipata assemblea pubblica tenutasi a Rebbio per rilanciare la protesta contro i progetti edilizi che coinvolgono l’area del vecchio Sant’Anna.
Una quarantina di persone interessate ai temi della sanità si è ritrovata mercoledì 24 settembre alla Cooperativa di via Lissi a Como per un dibattito sulla questione ancora aperta dell’ospedale Sant’Anna. Antonio Muscolino ha svolto una breve cronistoria dell’ospedale. Il primo progetto di costruzione del nuovo ospedale nasce nel 1999 a firma dell’ex direttore generale Navone. La particolarità di questo progetto è la costruzione attraverso contributi di privati con il cosiddetto project financing.
Un gruppo di associazioni, partiti, persone si è allora impegnato a bloccare questo primo progetto. Una compagine che si è rinsaldata dopo un periodo di silenzio, quando la Giunta comunale e i vertici dell’Azienda ospedaliera hanno deciso di costruire una nuova struttura a cavallo tra Como, Fino Mornasco e Montano Lucino, programmando l’abbattimento del monoblocco del Sant’Anna e la vendita della zona per ammortizzare i costi di costruzione.
«Il territorio è stato marginalizzato – ha spiegato il relatore – le scelte sono state prese a Milano, mentre è il territorio a dover risolvere i problemi».
In questi giorni si sta discutendo di modificare la percentuale, dal 40 al 60 per cento, che verrà destinata a strutture private e questo comporterebbe una nuova speculazione edilizia.
Emanuela Serrentino ha spiegato che «non esiste un programma sulla città», poiché le Giunte non si sono mai domandate quali sono i bisogni dei cittadini e cosa verrebbe a mancare con la sparizione dell’area del Sant’Anna. Ciò che viene sottovalutato è anche la perdita di un patrimonio della cittadinanza intera e che il mantenimento del monoblocco potrebbe supplire a diverse mancanze.
La carenza di investimenti nel campo sanitario e sociale ha portato a trascurare il cambiamento del tessuto sociale della popolazione di Como, come l’invecchiamento, ha frammentato il percorso assistenziale, ignorando l’acquisizione di nuovi cittadini non-italiani.
Italo Nessi ha fatto notare come il progetto del nuovo ospedale «tocca il diritto alla salute, il piano edilizio e il piano sociale» ed è quindi necessario far capire l’importanza di questi temi alle persone.
Donato Supino, consigliere comunale Prc, ha fatto notare l’importanza del contesto in cui si vuole operare questo cambiamento al Piano regolatore, ovvero la Circoscrizione 3 già congestionata dal traffico e dall’edilizia. «È necessario mettere d’accordo tutte le forze politiche e i cittadini che si oppongono al progetto – a concluso – trovando un denominatore comune nel più breve tempo possibile».
Nicoletta Pirrotta, segretaria provinciale Prc, ha sottolineato che «in questo momento si sono aperte delle falle a partire dal caso Santa Rita» ed è emerso che il modello fondato sulla finta uguaglianza pubblico/privato non è così eccellente. Approfittando di questa disillusione sarà possibile denunciare anche gli interventi edilizi che si stanno progettando col denaro privato. Inoltre Pirrotta ha denunciato che «la Regione Lombardia non è dotata di un piano sanitario regionale» ed «il modello sanitario non regge perché non si fonda sulla salute, ma sulla costruzione della malattia».
Andrea Rinaldo, Pd, ha sottolineato come il problema particolare dell’utilizzo della struttura del Sant’Anna si inquadri in una situazione generale carente sul piano sociale e pubblico, che per esempio tralascia diversi progetti a favore di anziani e giovani.
Renato Tettamanti, consigliere provinciale Prc, ha fatto notare che non è chiaro, né ai cittadini, né all’opposizione qual’è in realtà il progetto del Sant’Anna, poiché né il direttore dell’Asl né il direttore del Sant’Anna hanno provveduto a rispondere chiaramente alla domanda. Bisognerebbe perciò riaprire il dibattito sulla questione del passaggio dal 40 al 60 ai privati e informare i cittadini.
Emanuela Serrentino ha aggiunto che l’Asl si limita ad acquisti, controlli e programmi, non svolgendo ulteriori servizi, che è prevedibile non vengano ripristinati nel nuovo ospedale più piccolo rispetto al Sant’Anna.
Il che evidenzia un atteggiamento non progettuale, che non prende in considerazione le necessità future, che invece suggerirebbero un mantenimento almeno dell’area del monoblocco, vecchio di soli trent’anni ed in perfette condizioni.
L’assemblea si è conclusa con l’intenzione di organizzare a breve un incontro pubblico, dove diversi relatori potranno far luce sulla questione del nuovo ospedale e della sorte del vecchio, che si spera non passi ancora sopra le teste dei cittadini senza che possano fare nulla. [Nicoletta Nolfi, ecoinformazioni]
Mauro Oricchio nuovo presidente del Coordinamento comasco per la Pace
26 settembre 2008Mauro Oricchio è il nuovo direttore del Coordinamento per la Pace comasco, l’organizzazione che si occupa della promozione della Pace dei diritti umani e della solidarietà internazionale nel territorio comasco e nel mondo.
Martedì 23 settembre il Consiglio di amministrazione del Coordinamento comasco per la Pace ha definitivamente scelto il nuovo direttore Mauro Oricchio. «Sono contento e mi ha fatto piacere la nomina anche per il riconoscimento dell’impegno e del lavoro svolto a partire dal 2000 quando svolgevo il servizio civile – ha dichiarato il neo - nominato – Ringrazio l’apporto dato da Claudio Bizzozero come direttore, anche per le opportunità di crescita che ci ha offerto». Il nuovo direttore ha poi precisato gli intenti per il futuro: «L’obiettivo attuale è quello di riorganizzare, affinare e sviluppare al meglio i rapporti fra le associazioni e i Comuni aderenti, tentando di creare maggiori occasioni di collaborazione. Puntiamo alla partecipazione e alla coprogettazione e speriamo di far crescere l’attività del Coordinamento con la sua équipe allargando ulteriormente il numero dei volontari». [Michele Donegana, ecoinformazioni]
Non c’è più tempo? Alla riscoperta di ozio e lentezza
24 settembre 2008Nel pomeriggio di domenica 21 settembre alla Fiera dell’Isola che c’è si è svolto un incontro-dibattito dal titolo Non c’è più tempo? Alla riscoperta di ozio e lentezza, un evento iniziato in tutta tranquillità, condotto in maniera pungente da Enrico Euli, Università di Cagliari, a cui hanno partecipato poco meno di un centinaio di persone di tutte le età (gremiti il tendone conferenze e gli spazi attigui) caratterizzato anche da rilassanti intermezzi d’arpa celtica di Fabius Constable, Celtic Harp Orchestra e dalla lettura di una fiaba sull’ansia di una tartaruga stressata.
Significativa la scelta della prima relatrice Renata Marini, insegnante, che ha parlato de L’ozio padre delle virtù?, di lasciare due minuti di riflessione prima di incominciare a parlare. Marini ha ricordato l’origine della parola otium, e del suo contrario negotium, nella classicità. Dove il secondo termine era inteso come lavoro per lo stato, la res publica, e il primo significava la libertà di dedicarsi ai propri interessi come la lettura e la scrittura una concezione che non aveva assunto ancora una valenza negativa. «Il cambiamento di significato è iniziato con la perdita delle libertà politiche, con l’Impero, quando l’otium è diventato un obbligo per la classe dirigente» ha precisato Renata Marini. Una connotazione negativa che si è rafforzata con l’avvento del cristianesimo «nelle Scritture, nel Libro di Ezechiele, è definito come una malattia generatrice di malizia». Nella sintesi quindi della cultura latina-greca e cristiana avvenuta nel Medio evo si è quindi arrivati ad una duplice valenza del termine, utilizzato in maniera classica ancora dall’umanista Leon Battista Alberti, che quando “oziava” dipingeva.
Il cambiamento semantico si è avuto definitivamente con l’affermarsi di una scansione temporale sempre più precisa e la retribuzione del lavoro su base orario e non più in base al lavoro svolto a partire dal dodicesimo tredicesimo secolo, questo per la relatrice ha tramutato le ore libere in ore vuote, improduttive e quindi negative.
La parola è passata poi alla scrittrice Gaia Depascale che sviluppato il tema dello Slow Travel, alla ricerca del lusso di perdere tempo. «Il viaggio viene definito in una dimensione geografico-spaziale, ma quella temporale? Viaggiare per conoscere deve avere un aspetto qualitativo e non quantitativo – ha aggiunto la scrittrice genovese – si perdono anche gli aspetti sensoriali dello spostamento». Il viaggio può anche essere solo a due chilometri da casa, ma la sua intensità «dipende dagli occhi di chi guarda».
Paolo Piccinelli, neuropsichiatra infantile, ha parlato della Meditazione, tempo prezioso da salvaguardare, partendo dallo sviluppo durante l’infanzia sino alla necessità di «affidarci a qualcuno per interrogarci» per chiarirsi sui «bisogni principali ovvero avere, potere e valere, in cui ricadono affettività e piacere». Un percorso di conoscenza di sé complesso e non privo di incognite, reso più difficile da una società in cui« I progetto diventa l’individuo e non la solidarietà».
Quando si inizia a non vivere come si pensa, si inizia a pensare come si vive.
Per ultimo è intervenuto Maurizio Pallante, Movimento decrescita felice, che ha affrontato il tempo Lentezza e decrescita. «La decrescita è sempre intesa come un di meno quantitativo, ma non si parla di qualità» ha esordito Pallante che ha continuato il suo intervento richiamando l’esempio della vita monastica e della regola benedettina incentrata sul motto ora et labora. Una affermazione che vede in principio la contemplazione e solo successivamente il lavoro una weltanschaung che, nell’interazione di questi due elementi ha fatto dire al relatore che «lavorare è anche contemplare quanto fatto».
Contemplare il cui etimo deriva da templum, e dallo spicchio di cielo scrutato dagli aruspici etruschi per divinare il fato attraverso il volo degli uccelli.
In una società consumistica in cui l’applicazione delle nuove tecnologie alla produzione esaspera la depauperazione delle risorse, il relatore si è soffermato sul concetto di innovazione affermando che «nuovo non è sinonimo di migliore». Per Pallante si tratta di una costruzione ideologica del mercato che ha imposto una tale visione del progresso per il suo interesse.
Ampio e vivace il dibattito che ha coinvolto pubblico e oratori con qualche critica alle accuse mosse da Pallante alle sinistre produttiviste e alla sua autodefinizione di “reazionario e conservatore”, domande su come uscire dall’ansia dei tempi moderni, sul ruolo dei saperi femminili per la costruzione di una società dell’otium, sulla opportunità di mangiare come si pensa. [Michele Donegana, ecoinformazioni]
Il consiglio provinciale di lunedì 22 settembre 2008
24 settembre 2008Primo giorno in aula per Mascetti come vicepresidente provinciale. Critiche dalla minoranza che svela i “mandanti” della defenestrazione di Cattaneo e denuncia la guerra di potere tra la maggioranza, che invece lascia correre confermando la mancanza di fiducia per l’ex che ha parlato troppo come unica causa.
La preliminare di Renato Tettamanti (Prc) ha aperto il consiglio provinciale di lunedì 22 settembre. L’esponente comunista comasco ha voluto commemorare la scomparsa del professor Marco Riva avvenuta lo scorso 25 agosto, ricordandolo come persona di grandi e diversi interessi, impegnato da sempre in politica (molto attivo nel consiglio della circoscrizione 8) e prorettore dell’università di Slow Food, insomma «un intellettuale organico e di grande senso civile» come definito dallo stesso Tettamanti. All’encomio si è associato anche l’assessore Alessandro Fermi, che lo ha ricordato anche per il suo impegno nel Cfp di Como.
Ma il tema scottante della giornata è stata la presentazione del nuovo vicepresidente Paolo Mascetti, subentrato a Francesco Cattaneo nell’ambito della nota “staffetta” tra i due esponenti di Alleanza Nazionale, scambiatisi di ruolo dopo il defenestramento di Cattaneo da parte di Carioni. Le preliminari di rito hanno visto il presidente elogiare le qualità professionali e politiche di Mascetti, definito «uomo dalla signorilità comportamentale» in evidente contrasto con il compagno di partito, «con cui si era rotto il rapporto di fiducia avendo offeso me e un ministro della repubblica». Mascetti non ha nascosto le difficoltà da lui incontrate nel prendere questa scelta, ma si è dichiarato fiducioso e speranzoso di costruire un rapporto amichevole con tutti i consiglieri.
Di diverso respiro l’intervento del capogruppo Pd Mauro Guerra: «Nulla di personale, tutto di politico – ha esordito l’esponente democratico – Perché ora nelle sue mani ci sono partite scottanti (Servizio idrico integrato, Piano cave e politiche ambientali), questioni su cui la maggioranza a giuda leghista non è mai stata “padrona a casa sua”, dato che ogni decisione era sottesa alla volontà di Milano o Roma. Gli stessi luoghi dove è stata decisa questa staffetta per cui il sindaco di Rovellasca diventa vicesindaco di Como. Occorre ridare dignità alle istituzioni altrimenti genereremo solo disprezzo e il primo modo per farlo è smetterla di trattarle come un affare privato o di partito, logica che giustifica questo scambio. E se questa maggioranza non riesce a governare abbia il coraggio di parlarne in consiglio o di andarsene se non trova un’intesa politica».
Tocca invece a Renato Tettamenti ripercorrere la cronistoria del defenestramento del sindaco di Rovellasca e provare ad individuarne i mandanti: «Pochi giorni dopo la visita di Bossi a Como, Cattaneo vicepresidente, Tambini assessore al bilancio, Cattaneo capogruppo di An e Grassi capogruppo di Fi firmano una nota in cui criticano la gestione della visita del ministro, a cui non furono invitati tutti le forze politche, accusando Carioni di un uso personale delle istituzioni. Le indiscrezioni dicono che tutti tranne Cattaneo chiesero scusa e nel frattempo Minotti, capogruppo della Lega, scrisse a Carioni chiedendo di prendere provvedimenti. Nella lettera di “licenziamento” infine, non si cita nemmeno quella famosa nota firmata dai quattro esponenti. Dobbiamo forse dedurne che è Minotti il vero capo della Provincia?».
Fabio Moltrasio (Pse) ha invece definito la vicenda «un tentativo di ridurre una crisi politica ad affari di calciomercato a campionato iniziato» e ha presentato una mozione di sfiducia, che necessiterà però la firma di 12 consiglieri. Enfatizzando la legittimità del provvedimento di “espulsione” Minotti si è sottratto all’analisi nel merito dell’argomento, ma ha ricordato che «la maggioranza ha una propria linea politica in cui la Lega è adeguatamente rappresentata e se su alcuni provvedimenti come l’approvazione dei piani integrati di recupero ci sono state divisioni è normale su un argomento così grosso». Un’altra esponente della Lega, Claudia Lingeri, si è detta fiera di un presidente «fiero e giusto che non permette offese a se e a Bossi.
E mentre Rita Livio ha definito lo scambio «indegno», tutti i capogruppo della maggioranza hanno testimoniato con interventi la propria fiducia nel presidente Carioni, minimizzando il problema a fatto personale e attaccando un’opposizione che «alimenta la soap opera mediatica».
Il gran finale è stato lasciato ovviamente al presidente Carioni, che dopo aver ribadito la rottura del rapporto di fiducia con Cattaneo, a spiegato che quel giorno in cui bossi venne a Como «ero in buona fede e cercavo di stabilire un rapporto con Roma per le esigenze del territorio come il secondo lotto della tangenziale di Como. Mi sto impegnando, in questa situazione difficile a contattare vari ministri di questo governo (tra cui Tremonti) e prometto che organizzererò meglio le prossime visite ufficiali e che entro quindici giorni riassegnererò la delega al turismo». Mauro Guerra è quindi insorto per quello che ha definito «un finale da Libro cuore» ma il presidente del consiglio gli ha tolto la parola accusandolo di «ripetere le stesse cose» [Francesco Colombo, ecoinformazioni]
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