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Le bugie sul nucleare

Quali sono i falsi miti sull’energia nucleare? Li ha svelati Mario Agostinelli, chimico-fisico, già segretario della Cgil Lombardia e consigliere regionale, nel suo libro Cercare il sole – dopo Fukushima, scritto con Pierattilio Tronconi e Roberto Meregalli, e presentato giovedì 26 maggio alla Libreria Feltrinelli di Como.
Il futuro dell’energia, dopo l’incidente della centrale di Fukushima: quali sono le prospettive della questione energetica? Ne ha parlato Mario Agostinelli, chimico e fisico, consigliere regionale uscente, già segretario generale della Cgil lombarda, in un incontro organizzato da Rete Clima giovedì 26 maggio, alla Feltrinelli di Como, in occasione della presentazione del libro Cercare il sole – Dopo Fukushima, di cui Agostinelli è coautore.
«Esiste un ambientalismo del sì?» – ha chiesto Mario Viganò, presidente di Rete Clima, aprendo il dibattito. Per Agostinelli la risposta sarebbe «un sistema che riconsegni l’energia ai cittadini». Un modello opposto all’attuale, basato sulle energie fossili: «pur di averne di più abbiamo creato le condizioni per una catastrofe climatica; abbiamo spremuto il lavoro di milioni di anni del sole, attraverso la combustione, per un prodotto che viene consumato ora». Lo stesso principio, l’hic et nunc che prevale su una strategia più lungimirante, vale per il nucleare. «Abbiamo raccolto 50 falsi miti, 50 affermazioni che si sentono dire sul nucleare – ha spiegato Agostinelli – di quelle che si sentono da Bruno Vespa e le abbiamo confutate, analizzate. Una di queste bugie riguarda il fatto che il nucleare userebbe le tecnologie più avanzate: non è vero, ogni buon fisico oggi direbbe e dice il contrario”. Perchè si sono diffuse queste idee del tutto o quasi priva di fondamento scientifico? «La scuola ci forma con un concetto di energia basato sulla potenza e non sulla vita. Usiamo un’energia densa che non coesiste con la biosfera, e radiazioni che si smaltiscono tra 20mila anni….Perchè invece non ci si mette in relazione con le fonti naturali, che possiedono energia in maniera straordinaria e diffusa?» – ha continuato l’autore del libro Cercare il sole.
La società civile, quindi, deve invertire questa tendenda «iniziando a ragionare sui tempi lunghi: il tempo della sopravvivenza dipende da noi». A partire dal referendum del 12 e 13 giugno, dunque, e stabilendo relazioni: «incontriamoci, parliamo, è anche un modo per consumare meno energia».
E per invertire rotta, in materia energetica, bisognerebbe ripartire da un principio della biologia, secondo il quale «tutto ciò che è vivente è in equilibrio dinamico, cioè scambia energia. Di per sé quindi vivere comporta un impoverimento però la ricostruzione naturale consente tempi lunghi per il bilancio energetico. Dobbiamo anzi tutto ridurre i flussi, consumando meno».

E c’è chi consuma davvero tanto…«Energeticamente un europeo “vale” 17 persone del Biafra, e uno statunitense “vale” 3 di noi. Ogni anno consumiamo 17 animali a testa e se pensiamo che quasi il 50 per cento della CO2 arriva dal ciclo dell’alimentazione i conti sono presto fatti. È necessario uno stile di vita improntato alla sobrietà, che non significa tornare indietro nel tempo ma dare un respiro nuovo alla vita» ha aggiunto Agostinelli.

Ma il pianeta da solo non si salva: invertire i rapporti, colmare i gap sociali è fondamentali. «La giustizia sociale è connessa a quella climatica: le forze politiche che hanno guadagnato maggiori consensi negli ultimi anni si sono fondate sull’esclusione, sulla non redistribuzione. Ma nel frattempo, già oggi, si stima vi siano 50 milioni di migranti per ragioni climatiche/ambientali».

E Fukushima come cambierà il quadro attuale? «Sarà certamente più di grave di Cernobyl, basta vedere la potenza. Ma quello che è emerso ancora una volta, anche in questa tragedia, è come l’equilibrio affinchè non avvengano incidenti sia di tipo prettamente economico. Un reattore non è e non sarà mai sicuro. Ed è anche inefficace, se consideriamo quanto tempo ci vuole per approvarlo, costruirlo e per quanto potrebbe rimanere a disposizione l’uranio, ovvero 87 anni».

L’ex segretario della Cgil ha denunciato i conflitti di interesse che infestano anche il campo dell’energia: lo Studio Ambrosetti di Cernobbio, ad esempio, al costo di 27 milioni di euro, che spiega come «se si fanno 5 reattori in Italia avrete una bolletta più leggera mentre in realtà ciò non è vero, perché il prezzo del kwatt/h, che stimavano 5 centesimi, sale a 83 centesimi»e ha al suo interno il vice presidente dell’Enel, Carlo Rossella, Umberto Veronesi e Maurizio Lupi (Compagnia delle opere)…».

E allora come se ne esce? «L’idea del consumer è strategica: il cittadino produttore e consumatore, l’autoproduzione, le reti intelligenti e il territorio. C’è a Como ad esempio una realtà che sta lavorando molto bene, il Gas di Coenergia, che si scambia in rete l’energia e redistribuisce gli eccessi di consumo, controllando la domanda. L’Enel dovrebbe fare investimenti di questo tipo, a partire dalla ricostruzione della rete – ha concluso Agostinelli – dobbiamo essere capaci di guardare molto più in là». Se saltasse il referendum, infine, «verrebbe ripresa in sede europea la proposta di chiudere le vecchi centrali e sostituirle con altre di ultima generazione: è un pericolo comunque, io vorrei poter dire che non voglio né l’una né l’altra centrale!». Per questo è importante, ancora una volta, veicolare le ragioni del referendum del prossimo 12 e 13 giugno. Un altro mondo – energeticamente parlando – è possibile. [Barbara Battaglia, ecoinformazioni]

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Questa voce è stata pubblicata il 28 maggio 2011 da in Ambiente, como, Cultura, diritti, Economia, Sostenibilità.

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