Il Consiglio comunale di Como di lunedì 23 novembre 2009

24 Novembre 2009

Ancora una volta i lavori del Consiglio comunale si interrompono per la mancanza del numero legale. La maggioranza nega il diritto delle opposizioni di avere più tempo per avere precisazioni sulla copertura delle entrate non più garantite dall’Ici. Poi alle 23,30 alla spicciolata i consiglieri di maggioranza se ne vanno e quando le minoranze si rifiutano di sostituirli nel raggiungimento del numero legale la seduta viene dichiarata deserta.

La privatizzazione dell’acqua al centro della preliminare di Silvia magni, Pd, al Consiglio comunale di lunedì 23 novembre, che ha definito «frettolose e precipitose le dichiarazione del nostro sindaco secondo cui Como aderirà presto a Como acqua». Per la consigliera il futuro affidamento a quella patrimoniale non è così certo dato che dovrà essere fatta molto probabilmente una gara d’appalto pubblica.
«Il problema della mancanza di luce – ha detto Mario Molteni, Per Como – non è più solo delle periferie ma anche del centro città». Per il consigliere che segnalerà, su indicazione dei cittadini, tutti i punti luce guasti, «in una città civile non si può più andare avanti così».
Alessandro Rapinese, Area 2010, ha chiesto nuovamente al sindaco di nominare il rappresentante per Agenda 21 e ribadito che la Commissione biblioteca non ha ancora cominciato a lavorare.
«Mi duole e sono amareggiato dal comportamento disonesto di lunedì – ha affermato Emanuele Lionetti, Lega, riguardo all’inversione dell’ordine di maggioranza con un colpo di maggioranza – non s possono accettare inversioni per ritardi, scelte di Giunta o per un mancato beneplacito per i revisori dei conti».
Marco Butti, Pdl, ha lodato la «battaglia nei confronti dell’Università dell’Insubria» intrapresa dall’Amministrazione comunale, «troppe volte non è stato rispettato lo Statuto che parla di uno sviluppo paritetico per i due poli di Como e Varese».
Roberta Marzorati, Per Como, ha proposto di valutare l’impatto dei diversi tipi di droghe analizzando i reflui degli scarichi fognari come a Milano o Lugano, per avere dati certi sull’utilizzo delle sostanze stupefacenti.
Dopo un minuto di silenzio per i cinque militari italiani morti a Pisa in un volo di addestramento il Consiglio ha iniziato a discutere dell’assestamento di Bilancio.
L’assessore Gaddi ha presentato il documento ai consiglieri sottolineando le maggiori spese per il pagamento dei dipendenti, e 600mila euro in più da consegnare a Comodepur per la depurazione delle acque («le acque dipendono dalla piovosità dell’anno» ha dichiarato). Aumentano i mutui e diminuiscono gi oneri di urbanizzazione e le monetizzazioni.
Dopo alcune domande di chiarimento, tra cui la richiesta di Marcello Iantorno, Pd, di avere precisazioni sulla copertura delle entrate non più garantite dall’Ici, non ancora pagate dal Governo centrale, le minoranze hanno chiesto del tempo per riflettere.
Dopo 20 minuti di pausa le opposizioni hanno chiesto la sospensione della seduta per poter avere più tempo per studiare alcuni documenti aggiuntivi consegnati nel pomeriggio in Commissione e per magari avere alcune risposte a delle domande poste da Bruno Magatti, Paco, nella stessa sede per cui gli uffici hanno chiesto del tempo per rispondere.
Negativa la risposta del presidente Pastore, «tutti i documenti erano disponibili da una settimana oggi è stata consegnata solo una piccola precisazione», e della maggioranza.
Contrariato Vincenzo Sapere, Gruppo misto, «tutti i consiglieri devono avere il tempo di poter leggere i documenti». Con le minoranze anche Lionetti stigmatizzando «la negligenza del mio partito – precisando che –in entrambe le due sedute della Commissione non erano presenti i rappresentanti della Lega».
La seduta è proseguita e sono intervenuti Donato Supino, Prc, che ha definito «un bilancio dal punto di vista politico falso» quello presentato dal Comune dati gli scostamenti da quello preventivo e lo stralcio a fine anno di molte delle opere preventivate. Per il consigliere comunista qui sta il problema delle priorità della scelta delle opere da fare, dato che poi decide la Giunta cosa attuare e cosa no.
«Ci sono i soldi per gli studi sulle paratie e non per rifare gli impianti elettrici delle scuole materne!» ha denunciato Sapere, che ha attaccato anche l’assegnazione di incarichi professionali.
Magatti si è concentrato sull’appalto per il teleriscaldamento e l’efficienza energetica degli stabili pubblici e su a chi giova il miglioramento della stessa «parliamo di un appalto dal 2002 al 2011 per 2,5 milioni di euro l’anno affidato ad una associazione temporanea di impresa la cui capofila è Acsm».
Finito l’intervento del consigliere della rondine Bruno Saladino, Pd, ha chiesto la verifica del numero legale, mentre uscivano i consiglieri di opposizione. In prima battuta solo 18 consiglieri erano presenti in aula che al secondo appello alle 23.31 sono diminuiti a 13. La seduta è stata dichiarata deserta. [Michele Donegana, ecoinformazioni]


Speranze per l’acqua in Lombardia

23 Novembre 2009

Fermata la privatizzazione dell’acqua in Lombardia. La Corte costituzionale blocca la legge regionale che separando la gestione dalla erogazione apriva la strada alle speculazioni private. Soddisfazione degli ambientalisti lariani.

Roberto Fumagalli, del Comitato italiano per il Contratto mondiale sull’acqua, accoglie positivamente la decisione della Corte costituzionale di bocciare la legge regionale lombarda che obbligava alla separazione della gestione delle reti dall’attività di erogazione dei servizi idrici. Con la sentenza n. 307 del 16 novembre 2009, la Corte costituzionale ha dichiarato infatti l’illegittimità dell’art. 49, comma 1, della legge della regione Lombardia del 12 dicembre 2003, n. 26 modificata nel 2006, in seguito al ricorso presentato dal governo Prodi. La commissione sottolinea come «le competenze comunali in ordine al servizio idrico, sia per ragioni storico-normative, sia per l’evidente essenzialità di questo alla vita associata delle comunità stabilite nei territori comunali, devono essere considerate quali funzioni fondamentali degli enti locali». L’obbligo alla sostanziale privatizzazione, previsto dalla legge regionale, era stato contrastato dalla proposta di referendum abrogativo sostenuto da 144 Comuni lombardi che nel 2009 aveva portato alla modifica della legge regionale. Nel concreto la sentenza boccia i Piani d’Ambito e le delibere di alcuni Ato (Ambiti territoriali ottimali) che nel periodo 2006-2008 avevano adottato il principio della separazione gestione/ erogazione. Tra questi anche l’Ato di Como, oltre a quelli Cremona, Lecco, Pavia, Varese e provincia di Milano. Si tratta dunque ― per Fumagalli ― di una vittoria a difesa dell’acqua pubblica in Lombardia. La cosa è tanto più importante perché avviene in concomitanza con la recente approvazione in Parlamento del decreto Ronchi sulla liberalizzazione dei servizi pubblici compresa l’acqua. In questa situazione nella quel la Corte costituzionale sembra offrire una possibilità alla difesa dell’acqua pubblica almeno in Lombardia è necessario per Fumagalli «ricominciare tutto da capo a partire dalla valutazione della legittimità stessa di Como acqua, nata in base a norme che non sono più valide. E naturalmente è necessario ripartire anche con le mobilitazioni a difesa dell’acqua pubblica». D’altra parte la soddisfazione dell’assessore a Reti, servizi di pubblica utilità e sviluppo sostenibile della regione Lombardia Massimo Buscemi fonda sul fatto che la Consulta ha considerata legittima la scelta di mettere a gara i servizi idrici. Proprio ciò che gli ambientalisti avevano impedito con il referendum. [Tommaso Marelli, per ecoinformazioni]

 


Libertà di stampa il 24 novembre alla Camera del lavoro di Como

23 Novembre 2009

Martedì 24 novembre alle 20,30 nel Salone Noseda della Camera del lavoro in via Italia Libera 23 a Como si terrà l’assemblea dei firmatari dell’appello per la libertà di stampa.

 Mentre i pericoli per la libertà di stampa e di informazione crescono e ad essi si aggiungono sempre più gravi attacchi ad altri diritti costituzionalmente garantiti, dalla giustizia al lavoro, dall’istruzione alla salute, ci sembra essenziale intensificare l’azione del Comitato.

Anche alla luce delle risposte al questionario fornite dai firmatari dell’appello potrebbero essere due i piani di azione del Comitato:

-         l’approfondimento delle questioni relative alla libertà di stampa e di informazione e lo sviluppo della consapevolezza della gravità degli attacchi cui essa è sottoposta;

-         lo sviluppo di forme attive di libera comunicazione a partire dagli aderenti stessi alla campagna.

 

Invitiamo quindi i firmatari dell’appello e tutti coloro che sono interessati alla difesa della libertà di stampa a partecipare all’assemblea che si svolgerà martedì 24 novembre alle 20,30 nel Salone Noseda della Camera del lavoro di Como in via Italia Libera 23.

All’ordine del giorno dell’incontro saranno i seguenti argomenti:

-         analisi delle indicazione emerse dai questionari;

-         calendario delle iniziative a partire dalla già programmata serata del 3 dicembre in Biblioteca organizzata dal Comitato difesa della Costituzione con Giuseppe Giulietti (art. 21);

discussione sulla possibilità di fornire uno strumento telematico di informazione sulla libertà di stampa a Como che sviluppi la messa in rete dei firmatari e sia aperto a tutti i cittadini.